L'assenza prolungata e non comunicata dal posto di lavoro è una situazione delicata, che può portare a conseguenze serie come la risoluzione del rapporto e la perdita del diritto alla disoccupazione. In questo articolo faremo chiarezza su cosa accade dopo 15 giorni di assenza ingiustificata e su come la legge interpreta questo comportamento.
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Quando un'assenza è considerata ingiustificata?
Un'assenza dal lavoro è considerata ingiustificata quando il dipendente non si presenta in servizio senza fornire una valida motivazione o senza seguire le procedure previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro - CCNL - o dal regolamento aziendale.
Le giustificazioni valide includono, ad esempio, certificati di malattia, permessi retribuiti o ferie preventivamente approvate. L'assenza è ingiustificata nel momento in cui il lavoratore non comunica il motivo o quando la ragione fornita non rientra tra quelle legalmente o contrattualmente riconosciute.
Quanti giorni di assenza ingiustificata servono per la risoluzione del contratto?
La normativa di riferimento stabilisce un limite di 15 giorni lavorativi consecutivi di assenza ingiustificata. Superata questa soglia, il rapporto di lavoro si intende risolto.
È fondamentale verificare cosa prevede il proprio CCNL di categoria. Alcuni contratti collettivi possono infatti stabilire un termine più lungo prima che l'assenza prolungata produca i suoi effetti. In assenza di una previsione specifica, si applica la regola generale dei 15 giorni.
L'assenza per oltre 15 giorni è considerata una dimissione di fatto?
Sì, superato il limite previsto dalla legge o dal CCNL, l'assenza ingiustificata e il silenzio del lavoratore vengono interpretati come una sua chiara volontà di interrompere il rapporto di lavoro.
Questo meccanismo è noto come "dimissioni per fatti concludenti". Non si tratta di un licenziamento avviato dal datore di lavoro, ma di una presa d'atto che il lavoratore ha, con il suo comportamento, manifestato l'intenzione di dimettersi.
In questo scenario, il datore di lavoro è tenuto a comunicare l'assenza prolungata all'Ispettorato Nazionale del Lavoro - INL - per formalizzare la cessazione del rapporto.
Chi si assenta per 15 giorni ha diritto alla disoccupazione NASpI?
No, la risoluzione del rapporto per dimissioni di fatto non dà diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.
L'INPS ha chiarito che la NASpI spetta solo in caso di perdita involontaria del lavoro, come avviene nel licenziamento. Poiché l'assenza prolungata è equiparata a una volontà del lavoratore di dimettersi, la perdita del lavoro è considerata volontaria e, di conseguenza, esclude l'accesso all'ammortizzatore sociale.
Esistono tuttavia delle eccezioni, come la presenza di legittime cause di assenza che il lavoratore non ha potuto comunicare tempestivamente, ad esempio una grave malattia.
Cosa succede al TFR in caso di assenza ingiustificata prolungata?
Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - è un diritto che matura durante l'intero arco del rapporto di lavoro.
La sua erogazione è sempre dovuta al lavoratore al momento della cessazione del contratto, indipendentemente dalla causa che ha portato all'interruzione. Pertanto, anche in caso di dimissioni per fatti concludenti a seguito di assenza ingiustificata, il lavoratore ha pieno diritto a ricevere il TFR accumulato.
Qual è la differenza con il licenziamento per giusta causa?
Sebbene l'assenza ingiustificata possa costituire la base per un licenziamento per giusta causa, la procedura e le conseguenze sono diverse.
Il licenziamento per giusta causa richiede un iter disciplinare formale, che prevede:
- Una lettera di contestazione da parte del datore di lavoro.
- Un termine per il lavoratore per presentare le proprie giustificazioni.
- Una comunicazione formale di licenziamento.
Se un lavoratore viene licenziato per giusta causa a seguito di un procedimento disciplinare, la perdita del lavoro è considerata involontaria e, in questo caso, potrebbe avere diritto alla NASpI, previa valutazione dell'INPS. Le dimissioni di fatto, invece, sono una risoluzione automatica che non prevede questo iter.
Quali sono le nuove regole sull'assenza ingiustificata?
Le "nuove regole" si riferiscono al consolidamento normativo e interpretativo di questo istituto. La legge ha chiarito che il comportamento del lavoratore che si assenta per oltre 15 giorni senza giustificazione è una manifestazione di volontà di dimettersi.
Questo ha portato a due conseguenze principali e ormai consolidate:
- Il datore di lavoro non deve più avviare una complessa procedura di licenziamento, ma solo comunicare la cessazione del rapporto.
- L'INPS ha allineato la sua posizione, escludendo in modo chiaro l'accesso alla NASpI per questa specifica fattispecie.
Hai ancora dubbi sull'assenza ingiustificata di 15 giorni?
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