Affrontare un lungo periodo di malattia può generare ansia e incertezza, soprattutto riguardo al proprio posto di lavoro e alla stabilità economica. Se ti stai chiedendo quali siano le regole dopo un'assenza prolungata, in questo articolo faremo chiarezza sui limiti, la retribuzione e i rischi legati a un'assenza che si protrae fino a sei mesi.
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Quanti mesi di malattia si possono fare in un anno?
La legge stabilisce un limite massimo per l'indennità economica erogata dall'INPS, che è pari a 180 giorni nell'arco di un anno solare.
Questo significa che l'INPS copre economicamente il lavoratore per un massimo di sei mesi all'interno dello stesso anno.
Tuttavia, questo limite riguarda esclusivamente il pagamento dell'indennità e non va confuso con il limite di assenze concesso dal proprio contratto di lavoro per conservare il posto.
Quanto si può stare in malattia senza essere licenziati?
La possibilità di mantenere il proprio posto di lavoro durante la malattia è legata al cosiddetto "periodo di comporto". Si tratta del numero massimo di giorni di assenza per malattia che un lavoratore può accumulare senza rischiare il licenziamento.
La durata di questo periodo non è fissa per tutti, ma viene stabilita dai singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL. In genere, la maggior parte dei contratti prevede un periodo di comporto di 180 giorni, corrispondenti a 6 mesi, ma è fondamentale verificare cosa prevede il proprio CCNL di riferimento.
Superato questo limite, il datore di lavoro acquisisce il diritto di licenziare il dipendente.
Quando si azzera il periodo di comporto per malattia?
Il conteggio dei giorni di malattia e il relativo azzeramento dipendono da come il CCNL calcola il periodo di comporto. Esistono due principali modalità:
- Comporto secco: il calcolo viene fatto sull'anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre. In questo caso, il contatore dei giorni di malattia si azzera ogni primo gennaio.
- Comporto per sommatoria: il calcolo viene effettuato a ritroso, sommando i giorni di malattia fatti in un arco di tempo più lungo, come gli ultimi due o tre anni. In questo scenario, non c'è una data fissa di azzeramento, ma il conteggio è mobile.
Come viene pagato lo stipendio durante i 6 mesi di malattia?
Durante il periodo di assenza per malattia indennizzato dall'INPS, la retribuzione viene erogata in modo diverso a seconda della durata:
- Primi 3 giorni: questo intervallo è chiamato "periodo di carenza" e lo stipendio è interamente a carico del datore di lavoro, se previsto dal CCNL.
- Dal 4° al 20° giorno: l'INPS eroga un'indennità pari al 50% della retribuzione media giornaliera.
- Dal 21° al 180° giorno: l'indennità INPS sale a circa i due terzi della retribuzione, per la precisione il 66,66%.
È importante sottolineare che molti CCNL prevedono un'integrazione da parte del datore di lavoro, che si aggiunge all'indennità INPS fino a raggiungere il 100% del normale stipendio. Questa somma viene di solito anticipata in busta paga dal datore di lavoro, che poi recupererà la quota INPS.
Cosa succede se si superano i 6 mesi di malattia?
Se un lavoratore supera il periodo di comporto previsto dal suo CCNL, che come detto spesso coincide con 6 mesi, la conseguenza più grave è il rischio di licenziamento.
Il datore di lavoro, infatti, acquisisce la facoltà di interrompere il rapporto di lavoro per "eccessiva morbilità" o, più precisamente, per superamento del periodo di comporto. Non è un licenziamento automatico, ma una possibilità che l'azienda può decidere di esercitare.
Chi paga dopo i 6 mesi di malattia?
Una volta superati i 180 giorni di malattia nell'anno solare, l'INPS interrompe l'erogazione dell'indennità economica.
A questo punto, se il lavoratore non ha ancora superato il periodo di comporto previsto dal suo contratto, il rapporto di lavoro continua, ma senza la copertura economica dell'INPS. In alcuni casi, il CCNL può prevedere un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita.
Se invece anche il periodo di comporto è stato superato, il lavoratore non riceve più alcuna retribuzione e rischia, come detto, il licenziamento.
Come si può prolungare l'assenza dopo i sei mesi?
Se si avvicina la scadenza del periodo di comporto ma le condizioni di salute non permettono ancora il rientro, è possibile valutare alcune opzioni, sempre in accordo con il datore di lavoro e secondo quanto previsto dal CCNL.
Le strade percorribili possono includere:
- La richiesta di un periodo di aspettativa non retribuita.
- L'utilizzo di ferie o permessi residui per coprire ulteriori giorni di assenza.
Cosa cambia per la malattia nel 2026?
Al momento, non sono state annunciate modifiche normative specifiche per il 2026 che andranno a cambiare le regole fondamentali sul periodo di comporto o sull'indennità di malattia erogata dall'INPS.
Le normative attuali, basate sulle disposizioni dell'INPS e sui singoli CCNL, rimangono quindi il riferimento principale.
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