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    Accordo di buonuscita: quanto chiedere e come si calcola

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    Se ti trovi a dover negoziare la fine del tuo rapporto di lavoro, potresti aver sentito parlare di "buonuscita" o "incentivo all'esodo". Capire quanto chiedere e come viene determinato l'importo è fondamentale per non commettere errori e tutelare i tuoi interessi. In questo articolo troverai una guida chiara sui fattori che influenzano la cifra e sugli elementi da considerare nel calcolo.

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    Come funziona un accordo di buonuscita?

    È importante chiarire subito un punto: la buonuscita, intesa come incentivo all'esodo, non è un importo fisso o un diritto garantito dalla legge per i lavoratori del settore privato.

    Si tratta di una somma di denaro che l'azienda offre al dipendente in cambio della sua firma su un accordo conciliativo. Con questo accordo, il lavoratore rinuncia formalmente a impugnare il licenziamento davanti a un giudice.

    In pratica, l'azienda paga per evitare i rischi, i costi e i tempi di una possibile causa legale.

    Quanto si può chiedere come buonuscita?

    L'importo di un accordo di buonuscita è il risultato di una negoziazione tra le parti. Tuttavia, esiste una prassi di riferimento. In condizioni normali, la cifra che viene concordata varia tra le 3 e le 12 mensilità di retribuzione.

    Esistono però delle circostanze specifiche che possono aumentare o diminuire notevolmente questa forbice.

    I fattori che possono far salire l'importo, anche fino a 12-24 mensilità, includono:

    • Un licenziamento potenzialmente illegittimo, nullo o discriminatorio, ad esempio avvenuto durante la maternità o il matrimonio.
    • La presenza di vizi di forma o di procedura nella comunicazione del licenziamento, come il mancato rispetto delle procedure di conciliazione obbligatorie.
    • L'esistenza di crediti di lavoro non ancora riscossi, come straordinari non pagati o differenze retributive.
    • Il mancato rispetto del periodo di preavviso da parte del datore di lavoro.

    Al contrario, i fattori che possono abbassare la cifra, portandola sotto le 3-6 mensilità, sono:

    • Un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, come una crisi aziendale documentata o una riorganizzazione produttiva.
    • Un licenziamento per giusta causa, dovuto a gravi mancanze disciplinari da parte del lavoratore.

    Come si calcola l'importo e quali elementi considerare?

    Per determinare l'ammontare della buonuscita, è necessario valutare diversi elementi chiave insieme a un sindacato o a un avvocato giuslavorista. I principali sono:

    • Età e anzianità aziendale: più anni di servizio hai maturato, maggiore sarà tendenzialmente l'importo che potrai richiedere.
    • Tassazione: l'incentivo all'esodo è soggetto a una tassazione separata, con un meccanismo simile a quello applicato al TFR.

    Inoltre, è fondamentale ricordare che nell'importo totale dell'accordo confluiranno anche le spettanze di fine rapporto che ti spettano per legge, a prescindere dalla buonuscita. Queste includono:

    • Il TFR - Trattamento di Fine Rapporto - accantonato.
    • I ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità maturati.
    • La monetizzazione delle ferie e dei permessi non goduti.

    A chi rivolgersi per tutelare i propri diritti?

    Data la complessità della materia e gli interessi economici in gioco, è sempre consigliabile non affrontare la negoziazione da soli.

    Per ottenere un supporto qualificato e capire se il licenziamento presenta profili di illegittimità, puoi rivolgerti alle principali sigle sindacali - come CGIL, CISL o UIL - oppure chiedere il parere di un avvocato con esperienza in diritto del lavoro.

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