Se stai valutando come concludere il tuo rapporto di lavoro in accordo con l'azienda, potresti aver sentito parlare di risoluzione consensuale. In questo articolo troverai le risposte ai dubbi più comuni su questo strumento, dalla procedura da seguire alla gestione della buonuscita e al diritto alla NASpI.
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Che cos'è un accordo di risoluzione consensuale del contratto di lavoro?
La risoluzione consensuale è un accordo attraverso il quale il datore di lavoro e il dipendente decidono, di comune intesa, di interrompere il rapporto di lavoro.
A differenza delle dimissioni o del licenziamento, che sono atti unilaterali, qui la volontà di chiudere il contratto è di entrambe le parti.
Questo accordo deve avere la forma scritta e la sua validità è subordinata a una procedura di trasmissione telematica obbligatoria al Ministero del Lavoro.
C'è differenza tra il licenziamento e la risoluzione consensuale?
Sì, la differenza è sostanziale.
Il licenziamento è una decisione unilaterale del datore di lavoro di interrompere il rapporto.
La risoluzione consensuale, invece, è una scelta condivisa e concorde tra lavoratore e azienda. Non è un licenziamento, ma un accordo tra le parti per porre fine al contratto.
Cosa cambia tra dimissioni volontarie o risoluzione consensuale?
Anche in questo caso, la differenza sta nella volontà.
Le dimissioni sono una decisione unilaterale del lavoratore, che sceglie autonomamente di lasciare il posto di lavoro.
La risoluzione consensuale è frutto di un dialogo e di una negoziazione che porta a una decisione comune, spesso accompagnata da condizioni economiche e normative specifiche concordate tra le parti.
Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?
Di norma, la risoluzione consensuale non dà diritto all'indennità di disoccupazione NASpI, perché la perdita del lavoro non è considerata involontaria.
Tuttavia, esistono delle eccezioni importanti. Si può accedere alla NASpI se la risoluzione consensuale avviene:
- Nell'ambito di una procedura di conciliazione presso una sede protetta, come l'Ispettorato Territoriale del Lavoro, avviata a seguito di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
- A seguito del rifiuto del lavoratore al proprio trasferimento presso un'altra sede della stessa azienda, quando questa dista più di 50 km dalla residenza del lavoratore.
In questi casi specifici, la cessazione del rapporto è considerata involontaria e si matura il diritto alla disoccupazione.
Come funziona la buonuscita in una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
Spesso, l'accordo di risoluzione consensuale prevede il pagamento di un incentivo all'esodo, comunemente chiamato buonuscita.
Si tratta di una somma di denaro aggiuntiva che l'azienda offre al lavoratore come contropartita per la chiusura bonaria del rapporto. Questo importo si aggiunge al TFR e alle altre competenze di fine rapporto, come ferie e permessi non goduti.
L'ammontare della buonuscita è liberamente negoziabile tra le parti e viene definito nell'accordo scritto.
Come funziona la procedura per una risoluzione consensuale?
La procedura è semplice ma richiede passaggi obbligatori.
Prima di tutto, le parti devono raggiungere e firmare un accordo scritto che definisca tutti i termini della cessazione, inclusi l'eventuale incentivo all'esodo e la rinuncia al periodo di preavviso.
Successivamente, l'accordo deve essere convalidato attraverso una procedura telematica. Il lavoratore - o un soggetto abilitato come un patronato o un consulente del lavoro - deve trasmettere il modulo di cessazione tramite il portale del Ministero del Lavoro, confermando la sua volontà.
La risoluzione consensuale si applica anche ai contratti a termine?
Sì, e rappresenta un caso molto importante.
La risoluzione consensuale è l'unico modo legale per interrompere un contratto a tempo determinato prima della sua scadenza naturale, fatte salve le dimissioni per giusta causa.
Sia l'azienda che il lavoratore possono proporre un accordo per chiudere anticipatamente il rapporto, seguendo la stessa procedura prevista per i contratti a tempo indeterminato.
Cosa comporta per il datore di lavoro la risoluzione consensuale?
Per il datore di lavoro, la risoluzione consensuale rappresenta una via per chiudere un rapporto di lavoro in modo certo e definitivo, evitando i rischi e i costi di un potenziale contenzioso futuro.
L'accordo permette di definire in modo chiaro tutti gli aspetti economici e normativi della cessazione, garantendo stabilità e prevenendo possibili impugnazioni del licenziamento.
Quali sono le conseguenze della risoluzione del contratto?
La principale conseguenza è la cessazione definitiva del rapporto di lavoro alla data concordata.
Per il lavoratore, le conseguenze includono:
- La ricezione delle spettanze di fine rapporto, come TFR e ratei maturati.
- L'eventuale incasso di un incentivo all'esodo.
- La perdita del diritto alla NASpI, salvo le eccezioni previste dalla legge.
Per il datore di lavoro, la conseguenza è la chiusura del rapporto senza rischi di future vertenze legali relative a quella specifica cessazione.
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