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Se stai valutando di concludere il tuo rapporto di lavoro o di risolvere una controversia con il tuo datore, potresti aver sentito parlare di un accordo privato. In questa guida troverai informazioni chiare sulla validità di questo documento e un fac simile da cui partire.
Per affrontare la situazione con la dovuta sicurezza e avere certezze, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi tra dipendenti e datori di lavoro.
Che cos'è una scrittura privata tra lavoratore e datore di lavoro?
Una scrittura privata, o accordo privato, è un documento con valore legale firmato dal dipendente e dal datore di lavoro.
Questo atto ha lo scopo di regolare specifiche condizioni del rapporto di lavoro oppure di definire in modo amichevole una controversia, evitando così di ricorrere a un giudice.
Si tratta di uno strumento molto flessibile, utilizzato ad esempio per concordare la fine del rapporto, definire il pagamento di somme arretrate o stabilire le modalità di una transazione.
Come fare un accordo privato valido?
La validità di un accordo privato dipende dal suo contenuto.
Se l'accordo si limita a regolare aspetti del rapporto senza che il lavoratore rinunci a suoi diritti, la semplice firma di entrambe le parti è sufficiente.
Se invece l'accordo prevede che il dipendente rinunci a diritti inderogabili previsti dalla legge o dal contratto collettivo - come ad esempio differenze retributive, il pagamento di straordinari o il riconoscimento di una qualifica superiore - la validità è subordinata a una condizione precisa.
Per essere valido, un accordo di questo tipo deve essere firmato in una cosiddetta "sede protetta". Le sedi protette sono luoghi in cui si garantisce che il lavoratore sia pienamente consapevole di ciò che sta firmando e non subisca pressioni. Le principali sono:
- L'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
- Una sede sindacale.
- Una commissione di certificazione.
Un accordo che contiene rinunce a diritti inderogabili, se non viene firmato in una di queste sedi, può essere impugnato dal lavoratore e dichiarato nullo.
Dove posso trovare un modello di accordo per una scrittura privata?
Di seguito trovi un fac simile generico di accordo transattivo, che rappresenta una base da adattare alle diverse necessità specifiche.
OGGETTO: Accordo transattivo e di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro
Tra le seguenti parti:
-
La Società [Nome Azienda], con sede in [Città], Via [Indirizzo], C.F./P.IVA [Codice Fiscale], in persona del legale rappresentante pro-tempore Sig. [Nome e Cognome], di seguito denominata "Società";
-
Il Sig. [Nome e Cognome del Dipendente], nato a [Città] il [Data], residente in [Città], Via [Indirizzo], C.F. [Codice Fiscale], di seguito denominato "Lavoratore".
PREMESSO CHE
Tra le parti è intercorso un rapporto di lavoro subordinato con qualifica di [qualifica] dal [data inizio] al [data fine].
Le parti, al fine di prevenire o definire ogni possibile controversia inerente il rapporto di lavoro, intendono raggiungere un accordo transattivo a saldo e stralcio di ogni reciproca pretesa.
[In questa sezione vanno inserite le clausole specifiche dell'accordo: ad esempio, la data di cessazione del rapporto, l'importo a titolo di incentivo all'esodo, la rinuncia a determinate pretese, ecc.]
Letto, confermato e sottoscritto.
[Luogo], [Data]
La Società (Firma del legale rappresentante)
Il Lavoratore (Firma del dipendente)
Cosa non deve mancare in una scrittura privata?
Affinché un accordo sia chiaro e completo, alcuni elementi sono essenziali. I dati che non possono mancare sono:
- L'identificazione completa delle parti, inclusi dati anagrafici e fiscali.
- Una premessa che descriva il contesto, come l'esistenza di un rapporto di lavoro e il motivo dell'accordo.
- L'oggetto dell'accordo, che definisce chiaramente cosa le parti stanno concordando - per esempio, la risoluzione consensuale, una transazione, ecc.
- La descrizione dettagliata degli impegni reciproci, come il pagamento di una somma di denaro e le eventuali rinunce a pretese future.
- La data e la firma di entrambe le parti.
Una scrittura privata vale come contratto?
Sì, una scrittura privata tra dipendente e datore di lavoro ha a tutti gli effetti il valore di un contratto.
Una volta firmata, essa crea obblighi vincolanti per entrambe le parti, che sono tenute a rispettarne il contenuto. Proprio per questo motivo, è fondamentale comprenderne appieno ogni clausola prima di procedere con la firma.
Che differenza c'è tra licenziamento e risoluzione consensuale?
La differenza fondamentale sta nella volontà che determina la fine del rapporto di lavoro.
- Il licenziamento è un atto unilaterale, ovvero una decisione presa esclusivamente dal datore di lavoro.
- La risoluzione consensuale è un accordo bilaterale, cioè una scelta condivisa da entrambe le parti - lavoratore e datore di lavoro - di porre fine al rapporto.
La risoluzione consensuale è spesso formalizzata proprio attraverso una scrittura privata.
La risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?
Sì, la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro può dare diritto all'indennità di disoccupazione NASpI, ma solo se avviene in circostanze specifiche.
Il diritto alla NASpI è garantito quando la risoluzione consensuale avviene nell'ambito della procedura di conciliazione promossa presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro. In altri casi, come un semplice accordo privato non siglato in sede protetta, il diritto alla NASpI potrebbe non essere riconosciuto.
Cosa comporta per il datore di lavoro la risoluzione consensuale?
Per il datore di lavoro, la risoluzione consensuale rappresenta una via per chiudere il rapporto di lavoro in modo certo e definitivo.
Il vantaggio principale è quello di prevenire future controversie e impugnazioni da parte del lavoratore. A fronte del pagamento di una somma - il cosiddetto incentivo all'esodo - l'azienda ottiene la certezza che nessuna ulteriore pretesa legata a quel rapporto di lavoro potrà essere avanzata in futuro.
Come funziona la buonuscita in una risoluzione consensuale?
La "buonuscita", più correttamente definita incentivo all'esodo, non è un obbligo di legge ma l'oggetto di una libera contrattazione tra le parti.
Si tratta di una somma di denaro che il datore di lavoro si impegna a versare al dipendente per convincerlo ad accettare la risoluzione consensuale e a rinunciare a ogni altra pretesa. L'importo, le tempistiche e le modalità di pagamento vengono definiti nell'accordo stesso.
Quanto si può chiedere come buonuscita?
Non esiste una regola fissa per calcolare l'importo della buonuscita, poiché questo dipende interamente dalla negoziazione tra le parti.
Tuttavia, nella trattativa si considerano diversi fattori per arrivare a una cifra equa. Alcuni di questi elementi sono:
- L'anzianità di servizio del dipendente.
- La retribuzione annua lorda.
- Le dimensioni dell'azienda.
- Le ragioni che portano alla fine del rapporto.
- Il potenziale rischio di una causa di lavoro per l'azienda.
Spesso, un punto di riferimento per la trattativa è l'ipotetico risarcimento che il lavoratore potrebbe ottenere in caso di un licenziamento illegittimo.
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