Giusto.

    Accordo transattivo e NASpI: quando spetta?

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Affrontare la fine di un rapporto di lavoro è un momento delicato, spesso accompagnato da dubbi sulla tutela economica futura. Se stai valutando di firmare un accordo con il tuo datore di lavoro, è fondamentale capire le conseguenze sul tuo diritto all'indennità di disoccupazione. In questo articolo troverai risposte chiare sulla relazione tra accordo transattivo e accesso alla NASpI, per comprendere quando spetta e quando invece è esclusa.

    Per affrontare la situazione con sicurezza e avere certezze, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi transattivi e accesso alla NASpI.

    Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?

    La regola generale è che un accordo transattivo che porta a una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non dà diritto alla NASpI. Questo perché l'INPS considera la cessazione del rapporto come volontaria e non come una perdita involontaria del posto di lavoro.

    Tuttavia, esistono delle eccezioni importanti in cui il diritto alla NASpI è garantito. L'indennità di disoccupazione spetta solo se l'accordo viene raggiunto all'interno di specifiche procedure e in sedi protette, che attestano la natura di fatto involontaria della cessazione.

    I casi principali sono:

    • Conciliazione in sede protetta: Il diritto alla NASpI sussiste se l'accordo è firmato presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL - o in sede sindacale. Queste sedi garantiscono che la volontà del lavoratore non sia stata condizionata.
    • Accordo a seguito di procedura di licenziamento: La NASpI è riconosciuta se l'accordo di risoluzione consensuale interviene nell'ambito della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, come previsto dall'articolo 7 della Legge 604/1966.
    • Accordi per incentivo all'esodo: Anche in presenza di un incentivo economico, la NASpI viene negata se la risoluzione consensuale non avviene nelle sedi protette sopra menzionate.

    Qual è la differenza tra risoluzione consensuale e licenziamento?

    La differenza fondamentale sta nella volontà che determina la fine del rapporto di lavoro.

    La risoluzione consensuale è un accordo bilaterale. Significa che datore di lavoro e lavoratore decidono insieme, di comune accordo, di interrompere il contratto. È una scelta condivisa.

    Il licenziamento, invece, è un atto unilaterale. È la decisione esclusiva del datore di lavoro di porre fine al rapporto, che viene comunicata al lavoratore.

    Questa distinzione è cruciale per la NASpI, che nasce per proteggere chi perde il lavoro contro la propria volontà.

    In quali casi di licenziamento non si ha diritto alla NASpI?

    Non tutti i tipi di interruzione del rapporto di lavoro danno accesso all'indennità di disoccupazione. Si perde il diritto alla NASpI principalmente nei casi in cui la responsabilità della cessazione ricade sul lavoratore.

    I casi di esclusione più comuni sono:

    • Dimissioni volontarie, salvo il caso di dimissioni per giusta causa - ad esempio per mancato pagamento dello stipendio.
    • Licenziamento per giusta causa, quando il lavoratore ha commesso una mancanza talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto.
    • Risoluzione consensuale del rapporto, al di fuori delle specifiche procedure in sede protetta che abbiamo visto prima.

    Quali contratti sono compatibili con la NASpI?

    L'indennità di disoccupazione NASpI è una prestazione destinata ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro.

    I principali contratti di lavoro che, in caso di cessazione involontaria, danno diritto a richiederla sono:

    • Contratto a tempo indeterminato.
    • Contratto a tempo determinato.
    • Contratto di apprendistato.
    • Contratto di lavoro intermittente, ma solo se è prevista un'indennità di disponibilità.
    • Contratti di collaborazione coordinata e continuativa - co.co.co. - per i quali è prevista una specifica indennità chiamata DIS-COLL.

    Chi ha un contratto cococo ha diritto alla disoccupazione?

    Sì, anche i lavoratori con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa - co.co.co. - hanno diritto a una forma di sostegno al reddito in caso di perdita involontaria del lavoro.

    Questa prestazione non si chiama NASpI, ma DIS-COLL. È l'equivalente dell'indennità di disoccupazione, ma è destinata ai collaboratori iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata dell'INPS. I requisiti e le modalità di calcolo sono simili a quelli della NASpI, ma specifici per questa categoria di lavoratori.

    Hai ancora dubbi su accordo transattivo e NASpI?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o capire meglio le implicazioni di un accordo che ti è stato proposto, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di risoluzione consensuale e nel diritto alla NASpI.

    Parla con un avvocato

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo