La gestione di un contratto a tempo determinato può generare dubbi, soprattutto quando si parla di proroghe e rinnovi. Se ti trovi a dover interpretare le normative sui contratti a termine, in questo articolo troverai una spiegazione chiara e diretta di cosa stabilisce l'articolo 21 del decreto legislativo 81/2015. Per affrontare la situazione con la massima certezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in contratti di lavoro a tempo determinato.
Cosa prevede l'articolo 21 sulla proroga di un contratto a termine?
La proroga consiste nel prolungamento della durata del contratto di lavoro già in essere. L’articolo 21 stabilisce regole precise per evitare un uso improprio di questa possibilità.
Il contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, ma solo se la durata iniziale del contratto è inferiore a 24 mesi.
Le proroghe sono possibili fino a un massimo di 4 volte nell'arco complessivo dei 24 mesi, a prescindere dal numero di contratti. Superato questo limite, il rapporto di lavoro si trasforma a tempo indeterminato.
Inoltre, per le proroghe successive alla scadenza dei primi 12 mesi, è necessario indicare una delle causali previste dalla legge, salvo diverse disposizioni dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL.
E per il rinnovo, quali sono le regole?
Il rinnovo si verifica quando, alla scadenza di un contratto a termine, le parti decidono di stipularne uno nuovo.
A differenza della proroga, che estende lo stesso rapporto, il rinnovo dà vita a un nuovo rapporto di lavoro.
La legge impone un intervallo di tempo minimo tra la fine del contratto precedente e l'inizio di quello nuovo. Questo periodo è definito "stop and go" e la sua durata varia in base alla durata del contratto scaduto.
Le regole sono le seguenti:
- 10 giorni di pausa, se il contratto precedente aveva una durata fino a 6 mesi.
- 20 giorni di pausa, se il contratto precedente aveva una durata superiore a 6 mesi.
Queste regole, sia sui periodi di pausa sia sulle causali, non si applicano ai contratti per attività stagionali.
Cosa succede se non vengono rispettate queste regole?
Il legislatore ha previsto sanzioni precise per garantire il rispetto della normativa sui contratti a termine.
In caso di violazione del numero massimo di proroghe, o qualora non venissero rispettati gli intervalli temporali previsti per il rinnovo, la conseguenza è la stessa.
Il rapporto di lavoro viene trasformato automaticamente in un contratto a tempo indeterminato a partire dalla data in cui si è verificata la violazione.
Cosa prevede il decreto legislativo 81/2015 in generale?
Il decreto legislativo 81/2015, noto anche come una delle riforme del Jobs Act, è un testo normativo che ha riorganizzato la disciplina dei contratti di lavoro e la tutela dei lavoratori.
Il suo obiettivo principale è stato quello di razionalizzare le diverse tipologie contrattuali esistenti, introducendo norme più chiare per il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e ridefinendo le regole per altre forme contrattuali, come appunto il lavoro a tempo determinato.
Cosa sono le causali previste dal d lgs 81/2015?
Le "causali" sono le ragioni specifiche, oggettive e verificabili, che giustificano l'apposizione di un termine a un contratto di lavoro oltre i 12 mesi di durata.
L'articolo 19 del decreto, a cui l'articolo 21 fa riferimento, stabilisce che il contratto può superare i 12 mesi, e non eccedere i 24 mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:
- esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività.
- esigenze di sostituzione di altri lavoratori.
- esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.
È importante notare che la contrattazione collettiva può prevedere ulteriori casistiche o deroghe specifiche, come quelle introdotte fino al 2026.
Il d lgs 81/2015 ha abrogato il d lgs 81/2008?
No, si tratta di un equivoco molto comune. I due decreti legislativi, pur avendo lo stesso numero, riguardano ambiti completamente diversi e non sono in conflitto tra loro.
Il d.lgs. 81/2008 è il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, che disciplina le misure di prevenzione e protezione per la salute dei lavoratori.
Il d.lgs. 81/2015, invece, fa parte del Jobs Act e si occupa, come visto, della disciplina organica dei contratti di lavoro.
Hai ancora dubbi sull'applicazione dell'art 21 d lgs 81 2015?
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