Se hai subito un licenziamento e lavori in una piccola impresa, potresti avere molti dubbi su quali siano i tuoi diritti e le tutele previste dalla legge. In questo articolo troverai informazioni chiare sull'articolo 9 del Jobs Act, che disciplina proprio queste situazioni, e su come è cambiato a seguito di importanti sentenze. Per affrontare la situazione con le giuste informazioni, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti disciplinati dal Jobs Act.
Cos'è l'articolo 9 del Jobs Act e cosa prevede per le piccole imprese?
L'articolo 9 del Decreto Legislativo n. 23/2015, meglio conosciuto come Jobs Act, stabilisce le regole per il licenziamento illegittimo dei lavoratori assunti con contratto a tutele crescenti nelle aziende di dimensioni ridotte.
Questa norma si applica specificamente ai datori di lavoro che non raggiungono i requisiti dimensionali per l'applicazione della tutela piena, quella prevista dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
In sintesi, l'articolo 9 si occupa di definire l'entità dell'indennizzo economico che spetta al lavoratore nel caso in cui il suo licenziamento venga dichiarato illegittimo dal giudice.
Cosa si intende per piccola impresa ai fini della legge?
Per l'applicazione dell'articolo 9 del Jobs Act, si considerano piccole imprese quelle che non raggiungono le soglie occupazionali previste dalla legge.
Generalmente, si tratta di datori di lavoro che impiegano:
- fino a quindici dipendenti nell'unità produttiva in cui è avvenuto il licenziamento
- fino a quindici dipendenti nello stesso comune, anche se in diverse unità produttive
- fino a sessanta dipendenti in totale a livello nazionale
Il superamento di anche solo uno di questi limiti fa sì che l'azienda non sia più considerata "piccola" ai fini dell'applicazione di questa specifica tutela.
Perché una parte dell'articolo 9 è stata dichiarata incostituzionale?
La Corte Costituzionale, con una storica sentenza, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una parte dell'articolo 9. Nello specifico, è stato giudicato incostituzionale il meccanismo che fissava un tetto massimo all'indennizzo risarcitorio per il lavoratore.
In origine, la norma prevedeva che l'indennità per il licenziamento illegittimo non potesse superare le sei mensilità. Secondo la Corte, questo limite era irragionevole perché non permetteva al giudice di personalizzare il risarcimento in base alla gravità della violazione commessa dal datore di lavoro e alle specifiche circostanze del caso.
Cosa cambia dopo la sentenza della Corte Costituzionale sull'indennizzo?
La principale conseguenza della sentenza è la rimozione del tetto massimo di sei mensilità per l'indennizzo.
Questo significa che oggi il giudice, pur partendo da una base minima di tre mensilità, ha una maggiore discrezionalità nel determinare l'importo del risarcimento.
Il giudice può quindi stabilire un'indennità superiore alle sei mensilità, tenendo conto di vari fattori per garantire un risarcimento più equo e adeguato alla situazione concreta.
Quali sono oggi le tutele per il lavoratore in caso di licenziamento illegittimo?
A seguito della decisione della Corte, in caso di licenziamento illegittimo in una piccola impresa, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria il cui importo è stabilito dal giudice.
L'ammontare di questa indennità è compreso tra un minimo di tre e un massimo di sei mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR. Il giudice decide l'importo esatto basandosi su alcuni criteri, come:
- l'anzianità di servizio del dipendente
- il comportamento delle parti
- le dimensioni dell'attività economica
- il numero dei dipendenti occupati
Esiste ancora la possibilità di reintegro nel posto di lavoro?
Nelle piccole imprese, la regola generale prevista dal Jobs Act in caso di licenziamento illegittimo è la tutela economica, cioè il pagamento di un indennizzo.
Il reintegro nel posto di lavoro rappresenta un'eccezione ed è previsto solo in casi di nullità del licenziamento, ovvero per le violazioni più gravi. Queste includono, ad esempio, i licenziamenti discriminatori o quelli intimati per motivo illecito determinante.
Hai ancora dubbi sull'applicazione dell'art. 9 del Jobs Act?
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