Un'assenza dal lavoro non comunicata può generare dubbi e preoccupazioni, sia per il dipendente che per il datore di lavoro. Le conseguenze possono essere serie e portare, nei casi più gravi, alla conclusione del rapporto. In questo articolo facciamo chiarezza sulle regole che disciplinano l'assenza ingiustificata e sulle sue possibili conseguenze, come il licenziamento.
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Dopo quanti giorni di assenza ingiustificata si rischia il licenziamento?
Non esiste una risposta unica, perché il numero di giorni di assenza tollerati prima di incorrere in sanzioni disciplinari è stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento.
Ogni CCNL fissa una soglia specifica, superata la quale l'assenza viene considerata una grave violazione degli obblighi contrattuali. È quindi fondamentale consultare il proprio contratto di categoria, disponibile sul portale del CNEL, per conoscere i limiti esatti.
In assenza di una previsione specifica nel CCNL, la legge prevede che un'assenza prolungata oltre i 15 giorni possa essere interpretata come volontà del lavoratore di dimettersi.
Quali sono le conseguenze di un'assenza ingiustificata?
A seconda della durata e della gravità dell'assenza, il datore di lavoro può intraprendere due strade principali:
- Licenziamento disciplinare: Per assenze brevi ma considerate gravi, o per assenze reiterate che ostacolano l'attività aziendale, l'azienda può avviare una procedura disciplinare che può concludersi con il licenziamento. Questo può essere per giusta causa - senza preavviso - o per giustificato motivo soggettivo - con preavviso.
- Dimissioni tacite: Se l'assenza si protrae oltre il limite fissato dal CCNL o, in mancanza, per più di 15 giorni, il rapporto di lavoro si considera risolto per volontà del lavoratore. Questa procedura è equiparata alle dimissioni e ha conseguenze diverse rispetto al licenziamento.
Come funziona la procedura di licenziamento per assenza ingiustificata?
Se l'azienda decide di procedere con il licenziamento disciplinare, deve seguire un percorso formale previsto dallo Statuto dei Lavoratori per garantire il diritto di difesa del dipendente.
La procedura si articola in tre fasi obbligatorie:
- Contestazione disciplinare: L'azienda invia al lavoratore una comunicazione scritta, solitamente tramite raccomandata a mano o PEC, in cui descrive in modo dettagliato e formale l'assenza ingiustificata.
- Giustificazioni del dipendente: Dal momento in cui riceve la lettera, il lavoratore ha a disposizione un termine, di solito non inferiore a 5 giorni, per presentare le proprie giustificazioni scritte o chiedere di essere ascoltato oralmente.
- Provvedimento disciplinare: Se le giustificazioni non vengono fornite o se il datore di lavoro le ritiene non valide, può procedere con l'adozione della sanzione, che può variare da una multa fino al licenziamento.
Chi viene licenziato per assenza ingiustificata ha diritto alla disoccupazione NASpI?
La risposta dipende da come si conclude il rapporto di lavoro.
Se il lavoratore viene effettivamente licenziato con una procedura disciplinare - per giusta causa o giustificato motivo soggettivo - matura il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, poiché la perdita del lavoro è involontaria.
Tuttavia, la giurisprudenza e l'INPS contrastano i comportamenti di chi si assenta volontariamente solo per farsi licenziare e ottenere la disoccupazione. In questi casi, il datore di lavoro potrebbe anche richiedere un risarcimento del danno.
Nel caso di dimissioni tacite, invece, il rapporto si considera concluso per volontà del lavoratore e, di conseguenza, non si ha diritto alla NASpI.
Si ha diritto al TFR in caso di licenziamento per assenza?
Sì, il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - è un diritto sempre garantito al lavoratore, indipendentemente dal motivo che ha portato alla cessazione del rapporto.
Il TFR è una somma di denaro che matura durante tutto il periodo di lavoro e viene liquidata al dipendente alla conclusione del contratto, anche in caso di licenziamento per motivi disciplinari o dimissioni.
Come si può giustificare un'assenza dal lavoro?
Per evitare che un'assenza venga considerata "ingiustificata", è necessario comunicare tempestivamente al datore di lavoro il motivo dell'impedimento.
Le giustificazioni più comuni includono un certificato medico per malattia, la documentazione relativa a permessi previsti dalla legge - come la legge 104 - o altre prove che attestino un grave motivo personale o familiare che ha reso impossibile recarsi al lavoro.
La comunicazione deve avvenire secondo le modalità previste dal CCNL o dalle prassi aziendali.
Cosa sono le dimissioni tacite?
Le dimissioni tacite, dette anche per fatti concludenti, si verificano quando il comportamento del lavoratore manifesta in modo inequivocabile la sua volontà di interrompere il rapporto di lavoro, senza una comunicazione formale.
L'assenza prolungata e ingiustificata è il caso più comune. In questa situazione, il datore di lavoro non procede con il licenziamento, ma comunica semplicemente all'Ispettorato Nazionale del Lavoro - INL - la risoluzione del rapporto per volontà del dipendente.
Questa procedura solleva l'azienda dal pagamento del ticket di licenziamento e, come detto, esclude il lavoratore dal diritto alla NASpI.
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