Giusto.

    Avvocato per licenziamento a Milano: tempi e costi

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    Se hai ricevuto una lettera di licenziamento e ritieni che sia ingiusto o illegittimo, è normale avere molti dubbi su come procedere. In questo articolo troverai risposte chiare riguardo i tempi e i costi da considerare per un'eventuale impugnazione a Milano.

    Per avere subito un quadro chiaro della tua situazione e non commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di impugnazione del licenziamento.

    Quando è consigliabile rivolgersi ad un avvocato del lavoro?

    È fondamentale agire con rapidità, perché la legge prevede termini molto stretti per contestare un licenziamento. Il primo passo, l'impugnazione stragiudiziale, deve essere fatto entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione di licenziamento.

    È consigliabile contattare un avvocato del lavoro non appena si riceve la lettera, soprattutto se ti riconosci in una di queste situazioni:

    • Ritieni che il licenziamento sia discriminatorio o ritorsivo.
    • Manca una giusta causa o un giustificato motivo.
    • La procedura formale non è stata rispettata dal datore di lavoro.
    • Il licenziamento è avvenuto durante il periodo di maternità o matrimonio.

    Chi può impugnare un licenziamento?

    Qualsiasi lavoratore o lavoratrice subordinata che ritiene di aver subito un licenziamento illegittimo può impugnarlo.

    Questo diritto spetta, tra gli altri, a:

    • Lavoratori con contratto a tempo indeterminato.
    • Lavoratori con contratto a tempo determinato, se il licenziamento avviene prima della scadenza senza una giusta causa.
    • Apprendisti.
    • Dirigenti, sebbene con regole e tutele differenti rispetto agli altri dipendenti.

    Quanto costa un avvocato per impugnare un licenziamento?

    Il costo per l'assistenza di un avvocato del lavoro a Milano non è fisso, ma dipende da diversi fattori, come la complessità del caso e la scelta di procedere in via stragiudiziale - cercando un accordo - o in via giudiziale, cioè in tribunale.

    Generalmente, le modalità di compenso possono essere:

    • A forfait, con un importo concordato per una specifica fase o per l'intera assistenza.
    • A tariffa oraria, basata sulle ore di lavoro effettivamente svolte.
    • Legate al risultato, con una parte fissa minima e una parte variabile calcolata in percentuale sulle somme recuperate.

    È importante discutere e definire chiaramente il compenso con il professionista prima di conferire l'incarico.

    Quanto prende un avvocato su una causa vinta?

    Nel caso di un accordo che prevede un compenso legato al risultato, detto anche patto di quota lite, l'avvocato percepisce una percentuale sull'importo ottenuto a favore del lavoratore.

    Questa percentuale viene concordata liberamente tra le parti e formalizzata in un accordo scritto. Solitamente varia in base alla complessità e al valore della causa, ma permette al lavoratore di sostenere i costi legali in proporzione al beneficio economico effettivamente conseguito.

    Quanto dura una causa per impugnazione di licenziamento?

    La durata di una causa di lavoro può variare notevolmente.

    Una vertenza gestita in via stragiudiziale, che si conclude con un accordo di conciliazione tra le parti, può risolversi in poche settimane o alcuni mesi.

    Se invece è necessario procedere in tribunale, i tempi si allungano. Una causa di primo grado presso il Tribunale di Milano può durare da alcuni mesi a oltre un anno. Eventuali ricorsi in Corte d'Appello o in Cassazione estenderebbero ulteriormente la durata complessiva.

    Quanto tempo ha l'azienda per rispondere all'impugnazione del licenziamento?

    Dopo che il lavoratore ha inviato la lettera di impugnazione stragiudiziale entro 60 giorni, la legge non prevede un termine perentorio entro cui l'azienda debba rispondere.

    Tuttavia, il lavoratore ha 180 giorni di tempo dall'invio dell'impugnazione per depositare il ricorso in tribunale oppure comunicare all'azienda la richiesta di un tentativo di conciliazione o arbitrato. Se l'azienda non si mostra disponibile a un accordo in questa fase, la strada da percorrere diventa quella giudiziale.

    Quali sono le conseguenze dell'impugnazione di un licenziamento?

    Se l'impugnazione ha successo, le conseguenze per il datore di lavoro cambiano in base alla gravità del vizio del licenziamento e alle dimensioni dell'azienda.

    Le principali conseguenze possibili sono:

    • La reintegrazione nel posto di lavoro, prevista nei casi più gravi come il licenziamento nullo-discriminatorio o ritorsivo.
    • Il pagamento di un'indennità risarcitoria, il cui importo è calcolato in base a specifiche norme di legge e all'anzianità di servizio del dipendente.
    • Il raggiungimento di un accordo transattivo, con cui le parti si accordano su una somma di denaro per chiudere la controversia ed evitare la causa.
    • Il rigetto dell'impugnazione, nel caso in cui il giudice ritenga legittimo il licenziamento.

    Hai ancora dubbi sull'impugnazione del licenziamento a Milano?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica per capire quali passi compiere, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in cause di lavoro per l'impugnazione del licenziamento.

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