La buonuscita per un dipendente privato non è una somma unica. Di solito si intende il Trattamento di Fine Rapporto - o TFR -, una parte di stipendio accantonata che ti spetta sempre, ma può anche essere un incentivo economico extra che concordi con l'azienda per chiudere il rapporto di lavoro.
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Che differenza c'è tra buonuscita e TFR?
La buonuscita non è un tuo diritto, mentre il Trattamento di Fine Rapporto-TFR sì. Nel linguaggio comune si usano spesso come sinonimi, ma per la legge sono due cose molto diverse.
Il TFR, chiamato anche liquidazione, è una somma che ti spetta sempre alla fine di ogni rapporto di lavoro dipendente, qualunque sia il motivo della cessazione: licenziamento, dimissioni o scadenza del contratto. È in pratica una parte del tuo stipendio che l'azienda accantona ogni mese per te e che ti deve versare quando il rapporto finisce.
La buonuscita, intesa come somma aggiuntiva, è invece un importo extra che non ti spetta per legge. Di solito viene chiamata incentivo all'esodo ed è il risultato di un accordo tra te e il datore di lavoro. L'azienda potrebbe offrirtela per:
- incoraggiarti a dare le dimissioni volontarie, magari durante una riorganizzazione aziendale;
- risolvere il rapporto di lavoro in modo consensuale, evitando possibili cause e controversie future;
- chiudere una discussione già in corso, per esempio su un licenziamento che hai contestato.
Come si calcola la buonuscita?
Il calcolo dipende da cosa si intende per buonuscita: il TFR ha una regola precisa, mentre l'incentivo all'esodo è frutto di un accordo e non ha una formula fissa.
Per il TFR, la regola è semplice: ogni anno, l'azienda accantona un importo pari alla tua retribuzione lorda annua divisa per 13,5. A questa somma si aggiunge ogni anno una rivalutazione, per proteggere il suo valore dall'inflazione. La rivalutazione è calcolata su una base fissa dell'1,5% più il 75% dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo registrato dall'ISTAT.
Per l'incentivo all'esodo, invece, non esiste un calcolo matematico. L'importo è il risultato di una trattativa tra te e l'azienda.
Quanto si può chiedere di buonuscita?
Non esiste un importo fisso o minimo che puoi chiedere come buonuscita, perché non è un tuo diritto ma l'oggetto di una trattativa. L'ammontare dell'incentivo all'esodo dipende da molti fattori, come:
- l'anzianità di servizio in azienda;
- la tua posizione e il tuo stipendio;
- la volontà dell'azienda di ridurre il personale o di evitare una lunga causa;
- la solidità delle tue ragioni, nel caso in cui la buonuscita serva a chiudere una controversia su un licenziamento o su altre questioni.
Spesso l'accordo viene formalizzato in una sede protetta, per esempio davanti a un sindacato o all'Ispettorato del Lavoro, per renderlo definitivo e non più contestabile da nessuna delle due parti.
Come funziona la tassazione della buonuscita?
Sia il TFR sia l'incentivo all'esodo godono di una tassazione agevolata, chiamata tassazione separata, che di solito è più conveniente di quella ordinaria applicata allo stipendio.
Questo significa che queste somme non si aggiungono al tuo reddito dell'ultimo anno di lavoro. L'Agenzia delle Entrate calcola un'aliquota IRPEF media basata sui tuoi redditi degli anni precedenti, evitando così che la liquidazione faccia scattare un'aliquota molto più alta. L'azienda applica una ritenuta provvisoria al momento del pagamento, mentre il calcolo definitivo lo fa in seguito l'Agenzia delle Entrate.
Quando viene pagata la buonuscita?
Il TFR deve essere pagato subito dopo la fine del rapporto di lavoro, salvo scadenze diverse previste dal tuo contratto collettivo nazionale di lavoro-CCNL.
Molti contratti collettivi prevedono termini precisi, per esempio entro 30 o 45 giorni dalla data di cessazione del rapporto. Se l'azienda ritarda, hai diritto agli interessi e alla rivalutazione monetaria sulle somme non pagate.
L'incentivo all'esodo, invece, viene pagato nei tempi concordati nell'accordo che hai firmato con l'azienda. Di solito, il pagamento avviene insieme all'ultima busta paga o poco dopo.
Cosa succede in pratica
Marco è un tecnico specializzato e lavora da 12 anni nella stessa azienda, con una retribuzione annua lorda di 35.000 euro. L'azienda sta attraversando una fase di riorganizzazione e propone a Marco un accordo per una risoluzione consensuale del rapporto.
Vediamo a cosa ha diritto.
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Calcolo del TFR: L'importo che l'azienda accantona per Marco ogni anno è pari a 35.000 euro diviso 13,5, cioè circa 2.592 euro. Dopo 12 anni, senza contare la rivalutazione annuale, il TFR lordo accumulato da Marco è di circa 31.104 euro. Questa somma gli spetta in ogni caso.
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Proposta di incentivo all'esodo: Per convincere Marco ad accettare la risoluzione consensuale e per ricompensarlo degli anni di servizio, l'azienda gli offre una buonuscita extra di 15.000 euro lordi.
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Accordo e pagamento: Marco decide di accettare. Firma un accordo di risoluzione consensuale in sede sindacale. L'azienda si impegna a pagargli, entro 30 giorni dalla fine del rapporto, sia il TFR maturato di 31.104 euro sia l'incentivo di 15.000 euro, per un totale lordo di 46.104 euro.
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Tassazione: Su questa cifra totale, il datore di lavoro applicherà una ritenuta a titolo di acconto calcolata con il meccanismo della tassazione separata. In seguito, l'Agenzia delle Entrate farà il calcolo definitivo e chiederà a Marco un eventuale conguaglio o gli riconoscerà un rimborso.
Hai ancora dubbi sulla buonuscita?
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Fonti: Codice civile