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    Buonuscita dirigente industria: quante mensilità spettano?

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    Se sei un dirigente del settore industria e stai valutando la fine del tuo rapporto di lavoro, è naturale porsi domande sulla buonuscita. A differenza di altre categorie di lavoratori, per i dirigenti non esiste un importo fisso stabilito dalla legge, ma tutto dipende dalle circostanze specifiche della cessazione del rapporto.

    In questo articolo troverai una guida chiara su come viene calcolata la buonuscita, a quante mensilità hai diritto e quali sono le differenze tra un accordo consensuale e un licenziamento.

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    Che differenza c’è tra TFR e buonuscita per un dirigente?

    È importante fare subito una distinzione fondamentale. Il Trattamento di Fine Rapporto – o TFR – è un diritto che matura per legge durante tutta la vita lavorativa e spetta a tutti i lavoratori dipendenti, dirigenti inclusi.

    La buonuscita, invece, è una somma di denaro aggiuntiva che non è automatica. Viene corrisposta solo in due specifiche circostanze: come parte di un accordo transattivo tra le parti – incentivo all’esodo – o come indennità supplementare in caso di licenziamento privo di una valida motivazione.

    Quando spetta la buonuscita a un dirigente licenziato?

    La buonuscita, intesa come somma ulteriore rispetto al TFR, spetta principalmente in due scenari:

    • Accordo consensuale: quando azienda e dirigente negoziano privatamente i termini di una risoluzione consensuale del rapporto, definendo un incentivo economico all'esodo.
    • Licenziamento senza giustificatezza: quando il datore di lavoro interrompe il rapporto senza un motivo valido e il contratto collettivo prevede il pagamento di un'indennità risarcitoria.

    Vediamo nel dettaglio a quante mensilità si ha diritto in entrambi i casi.

    Quante mensilità si ottengono con un accordo di incentivo all’esodo?

    Nel caso di una risoluzione consensuale, l'importo della buonuscita è il risultato di una contrattazione privata tra il dirigente e l'azienda.

    Anche se non ci sono regole fisse, sul mercato industriale italiano la prassi si è consolidata su valori medi che vanno dalle 12 alle 24 mensilità, calcolate sulla retribuzione globale annua lorda. Questa somma viene corrisposta in aggiunta al normale periodo di preavviso, che viene regolarmente retribuito.

    L'ammontare esatto dipende da diversi fattori, tra cui:

    • l’anzianità di servizio in azienda;
    • l'età anagrafica del dirigente;
    • il ruolo ricoperto e il livello di responsabilità.

    E in caso di licenziamento senza giustificatezza?

    Se il datore di lavoro licenzia un dirigente senza una "giustificatezza" – ovvero senza un valido motivo oggettivo o soggettivo riconosciuto dalla legge – il CCNL Dirigenti Confindustria stabilisce il diritto a un'indennità supplementare.

    L'importo di questa indennità è predeterminato dal contratto e varia in base all'anzianità di servizio:

    • Fino a 2 anni di anzianità: fino a 4 mensilità.
    • Da 2 a 6 anni di anzianità: da 4 a 8 mensilità.
    • Da 6 a 10 anni di anzianità: da 8 a 12 mensilità.
    • Da 10 a 15 anni di anzianità: da 12 a 18 mensilità.
    • Oltre 15 anni di anzianità: da 18 a 24 mensilità.

    Il contratto prevede inoltre delle maggiorazioni aggiuntive per i dirigenti con un'età compresa tra 50 e 61 anni, per tutelare chi si trova più vicino all'età pensionabile.

    Come vengono tassate queste somme?

    Sia l'incentivo all'esodo che l'indennità supplementare godono di un regime fiscale agevolato. Sono infatti soggette a tassazione separata IRPEF, la stessa applicata al TFR, che risulta più vantaggiosa rispetto all'applicazione dell'aliquota marginale sul reddito.

    Per quanto riguarda i contributi, la Corte di Cassazione ha chiarito che l'indennità supplementare ha una natura puramente risarcitoria. Di conseguenza, su questa somma non devono essere versati i contributi previdenziali INPS.

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