Affrontare la fine di un rapporto di lavoro con un accordo può essere una soluzione vantaggiosa, ma è fondamentale capire come viene tassata la somma che si riceve, la cosiddetta buonuscita, per non avere brutte sorprese. In questa guida vedremo insieme come funziona il regime fiscale e quali sono le regole da conoscere.
Per affrontare questa fase con la massima sicurezza e avere subito le idee chiare, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti concordati e relativa tassazione.
Come funziona la buonuscita nel licenziamento concordato?
Il licenziamento concordato, più correttamente definito come risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è un accordo con cui datore di lavoro e dipendente decidono di interrompere il contratto.
In questo contesto, la buonuscita - o incentivo all'esodo - è una somma di denaro che l'azienda offre al lavoratore per accettare la risoluzione.
Questo importo serve a incentivare l'accordo e a prevenire eventuali future cause legali. È importante sottolineare che la buonuscita è una somma aggiuntiva e distinta rispetto alle competenze di fine rapporto, come il Trattamento di Fine Rapporto - TFR, le ferie e i permessi non goduti.
Che tassazione ha la buonuscita?
La buonuscita gode di un regime fiscale agevolato, noto come tassazione separata, disciplinato dall'articolo 17 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi - TUIR.
Questo significa che l'importo ricevuto non si somma agli altri redditi dell'anno - come stipendi o redditi da affitto - e non viene quindi tassato secondo le aliquote IRPEF ordinarie.
Il vantaggio principale è evitare che questa somma extra faccia scattare uno scaglione IRPEF più alto, con una tassazione complessiva più pesante.
Un altro aspetto fondamentale è che sulla buonuscita non sono dovuti contributi previdenziali INPS.
Quali sono le trattenute IRPEF sulla buonuscita?
Le trattenute IRPEF sulla buonuscita non seguono gli scaglioni progressivi, ma si basano sull'aliquota media applicata alla tassazione del TFR.
Questa aliquota viene calcolata sulla media dei redditi imponibili degli ultimi cinque anni di lavoro del dipendente. Di norma, questa aliquota si attesta in una fascia compresa tra il 23% e il 33%, risultando spesso più conveniente rispetto all'aliquota marginale IRPEF che si applicherebbe con la tassazione ordinaria.
In pratica, l'imposta applicata è meno severa di quella che si pagherebbe se la buonuscita fosse considerata un normale stipendio.
Come si calcola il netto della buonuscita?
Il calcolo del netto parte dall'importo lordo pattuito con l'azienda.
Su questa cifra, il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, applica una ritenuta a titolo d'acconto basata sull'aliquota del TFR.
Successivamente, sarà l'Agenzia delle Entrate a effettuare il calcolo definitivo dell'imposta dovuta, riliquidando l'importo e richiedendo un eventuale conguaglio o riconoscendo un rimborso.
Per avere un'idea, se l'importo lordo della buonuscita è di 40.000 euro e l'aliquota media applicata è del 27%, la trattenuta sarà di circa 10.800 euro, con un netto percepito di 29.200 euro.
Licenziamento concordato quante mensilità?
Non esiste una regola fissa o un numero minimo di mensilità stabilito per legge.
L'ammontare della buonuscita è il risultato di una libera negoziazione tra il lavoratore e l'azienda. L'importo può variare notevolmente in base a diversi fattori, tra cui:
- l'anzianità di servizio del dipendente;
- la sua qualifica e il suo livello retributivo;
- la forza contrattuale delle parti;
- la volontà dell'azienda di evitare il rischio di un lungo e costoso contenzioso.
Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?
In generale, chi si dimette volontariamente non ha diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.
Tuttavia, la situazione cambia in caso di risoluzione consensuale. Il diritto alla NASpI è riconosciuto quando l'accordo di interruzione del rapporto di lavoro avviene all'interno di specifiche procedure protette.
Questo accade, per esempio, durante la procedura di conciliazione promossa presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro a seguito di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, oppure tramite accordi raggiunti in sede sindacale.
Un semplice accordo privato tra azienda e lavoratore, invece, di solito non dà diritto a percepire la NASpI.
Hai ancora dubbi sulla tassazione della buonuscita per licenziamento concordato?
Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire come muoverti, il primo passo è informarsi correttamente. Qualora ti servisse un parere, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.