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    Buonuscita licenziamento indeterminato: come funziona

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    Se stai affrontando la fine di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato o hai ricevuto una proposta di buonuscita, è normale avere molti dubbi. In questo articolo troverai informazioni chiare e precise su come funziona questo accordo, quali somme puoi aspettarti e quali sono le differenze con altri importi come il TFR.

    Per affrontare la situazione con la giusta preparazione e avere certezze sui tuoi diritti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi di buonuscita legati al licenziamento di lavoratori a tempo indeterminato.

    Come funziona la buonuscita per licenziamento?

    La buonuscita, spesso chiamata anche incentivo all'esodo, non è un diritto automatico del lavoratore né un obbligo per il datore di lavoro.

    Si tratta di una somma di denaro che l'azienda offre al dipendente per raggiungere un accordo consensuale sulla cessazione del rapporto di lavoro. L'obiettivo principale dell'azienda è evitare un potenziale contenzioso legale, ovvero l'impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore.

    In pratica, è una transazione economica con cui le parti chiudono la loro relazione professionale in modo definitivo e pacifico.

    Come si calcola la buonuscita e quante mensilità si possono ottenere?

    Non esiste una formula matematica fissa per calcolare la buonuscita. L'importo è sempre il risultato di una negoziazione tra il lavoratore e l'azienda, spesso con l'assistenza dei rispettivi legali.

    I fattori che influenzano l'offerta sono diversi:

    • Anzianità di servizio del dipendente.
    • Ruolo ricoperto e retribuzione.
    • Forza contrattuale delle parti e solidità delle motivazioni del licenziamento.

    Indicativamente, per le aziende di maggiori dimensioni, l'importo offerto varia spesso tra le 3 e le 27 mensilità dell'ultima retribuzione.

    Questa somma è soggetta a una tassazione separata, con un'aliquota simile a quella applicata al TFR, che si attesta generalmente tra il 26% e il 29%.

    La buonuscita è la stessa cosa del TFR o del ticket di licenziamento?

    No, si tratta di tre concetti completamente diversi. È fondamentale non confonderli.

    • Buonuscita: è una somma facoltativa e negoziata per chiudere consensualmente il rapporto ed evitare cause legali.
    • TFR - Trattamento di Fine Rapporto: è una somma obbligatoria che il lavoratore matura per legge durante tutto il rapporto di lavoro. Corrisponde a circa il 6,91% della retribuzione annua e spetta sempre alla cessazione del contratto, a prescindere dal motivo.
    • Ticket di licenziamento: è un contributo che il datore di lavoro è obbligato a versare all'INPS quando interrompe un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Corrisponde al 41% del massimale NASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

    Accettando la buonuscita si ha ancora diritto alla NASpI?

    Sì, il lavoratore che accetta una buonuscita e firma un accordo consensuale mantiene il pieno diritto a richiedere e percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Questo perché la cessazione del rapporto, anche se concordata, deriva da un'iniziativa del datore di lavoro e non da una scelta volontaria del dipendente, configurandosi quindi come una situazione di disoccupazione involontaria.

    Cosa succede se il licenziamento è illegittimo e non si accetta la buonuscita?

    Se il lavoratore ritiene che il licenziamento sia illegittimo e decide di non accettare l'offerta di buonuscita, può impugnare il provvedimento davanti a un giudice del lavoro.

    Qualora il giudice accertasse l'illegittimità del licenziamento, potrebbe condannare l'azienda al pagamento di un'indennità risarcitoria. L'importo di tale indennità varia in base a diversi fattori, come la data di assunzione - prima o dopo il Jobs Act - e il numero di dipendenti dell'azienda.

    Chi ha un contratto a tempo indeterminato può essere licenziato?

    Sì, un lavoratore con contratto a tempo indeterminato può essere licenziato, ma solo in presenza di motivazioni valide e dimostrabili previste dalla legge.

    Queste includono il licenziamento per giusta causa - per una grave mancanza del lavoratore -, per giustificato motivo soggettivo - per un inadempimento meno grave - o per giustificato motivo oggettivo - per ragioni legate all'attività produttiva dell'azienda.

    Chi si licenzia prende la buonuscita?

    No. La buonuscita è un incentivo legato esclusivamente al licenziamento, ovvero alla decisione del datore di lavoro di interrompere il rapporto.

    Se è il lavoratore a decidere di andarsene presentando le proprie dimissioni, non ha diritto a nessuna buonuscita, perché l'iniziativa di chiudere il rapporto è sua.

    È meglio dare le dimissioni o essere licenziati?

    Dal punto di vista puramente economico e dei diritti, essere licenziati offre maggiori tutele.

    La persona licenziata, infatti, ha diritto alla NASpI e può avere l'opportunità di negoziare una buonuscita. Al contrario, chi si dimette volontariamente non ha accesso all'indennità di disoccupazione - salvo casi specifici come le dimissioni per giusta causa - e non ha alcuna possibilità di ricevere un incentivo all'esodo.

    Hai ancora dubbi sulla buonuscita per licenziamento indeterminato?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o capire come muoverti per tutelare i tuoi interessi, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in negoziazioni di buonuscita per licenziamenti con contratto a tempo indeterminato.

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