Se cerchi quanto chiedere di buonuscita dopo un licenziamento, non esiste un importo fisso. La cifra si negozia, in base alla forza del tuo caso e ai limiti previsti dalle tutele in caso di licenziamento illegittimo. Un riferimento oggettivo è l’offerta conciliativa in sede protetta, che può andare da 3 a 27 mensilità nette, se proposta entro 60 giorni e con assegno circolare, con rinuncia all’impugnazione e accesso alla NASpI, come previsto per la conciliazione in sede protetta entro 60 giorni con importo da 3 a 27 mensilità.
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Quanto chiedere di buonuscita per licenziamento?
Non c’è una cifra uguale per tutti. La richiesta si costruisce sui tetti legali raggiungibili in giudizio e sulla probabilità che il licenziamento venga dichiarato illegittimo.
Come riferimento oggettivo, se l’azienda vuole chiudere in fretta, può formulare un’offerta in sede protetta entro 60 giorni con un importo da 3 a 27 mensilità nette, con assegno circolare, che chiude ogni contestazione e ti lascia accedere alla NASpI, secondo la conciliazione in sede protetta entro 60 giorni. Se invece punti a ciò che un giudice potrebbe riconoscere, per i rapporti soggetti alle regole più recenti l’indennità per licenziamento ingiustificato è compresa tra 6 e 36 mensilità. Per i rapporti non soggetti a queste regole, continuano ad applicarsi le tutele sulla reintegrazione e sull’indennità.
Elementi pratici da tenere in conto quando formuli la richiesta:
- anni di servizio e inquadramento
- tipo di licenziamento e vizi possibili, per esempio mancanza di motivi o sproporzione
- dimensioni dell’azienda
- tempi e costi di una causa per entrambe le parti
- poste arretrate da saldare, per esempio differenze retributive e premi
- eventuali patti, per esempio un patto di non concorrenza da chiudere con una somma
Quando spetta la buonuscita?
La buonuscita non è automatica. Spetta se chiudi con un accordo o se un giudice la riconosce come indennità.
- Con un accordo in sede protetta, l’azienda può offrirti entro 60 giorni una somma netta tra 3 e 27 mensilità, con assegno circolare, davanti al giudice, al sindacato o alla commissione presso l’Ispettorato. L’accettazione equivale a rinuncia all’impugnazione e consente l’accesso alla NASpI, secondo la conciliazione in sede protetta entro 60 giorni.
- Se vai in giudizio e il licenziamento viene riconosciuto illegittimo, può spettare un’indennità entro il range previsto dalle tutele per i nuovi rapporti, oppure, per i rapporti non soggetti a queste regole, possono operare le tutele sulla reintegrazione e sull’indennità.
Buonuscita e TFR sono la stessa cosa?
No. Il TFR è un diritto sempre dovuto alla cessazione, a prescindere dal motivo. La buonuscita è qualcosa in più, legata a un accordo o a una decisione del giudice.
Il TFR si calcola con le regole sul TFR. Se l’azienda ti licenzia senza rispettare il preavviso, ti spetta anche l’indennità sostitutiva del preavviso. La buonuscita, invece, si aggiunge solo se si firma un verbale di conciliazione o se interviene una sentenza.
Cosa incide davvero sulla cifra da chiedere?
Conta quanto è rischioso per l’azienda che il licenziamento venga annullato e quanto potresti ottenere in giudizio.
Gli indicatori principali:
- forma e motivazione del licenziamento, che deve essere scritto e motivato, come indicato nelle condizioni e diritti in caso di licenziamento
- eventuali vizi sostanziali o procedurali
- minimo e massimo fissati per legge nelle tutele per i nuovi rapporti, da 6 a 36 mensilità
- possibili esiti di reintegrazione nei casi previsti, come per i licenziamenti discriminatori, orali o nulli
- tempi e costi del contenzioso, che spesso spingono a chiudere con una somma in sede protetta
Come funziona la conciliazione e perché conviene o no?
La conciliazione chiude la vicenda in via rapida, con somme nette e senza contributi, dentro i limiti consentiti.
Se l’azienda propone un’offerta entro 60 giorni, in sede protetta, può versare da 3 a 27 mensilità nette con assegno circolare, con rinuncia all’impugnazione e conservazione della NASpI, come previsto dalla conciliazione in sede protetta entro 60 giorni. Valuta se la cifra si avvicina o no a ciò che potresti ottenere in giudizio, considerando anzianità e possibili vizi del licenziamento.
Quante mensilità può riconoscere un giudice se il licenziamento è illegittimo?
Dipende dal tipo di vizio e dalla disciplina applicabile al tuo rapporto.
Per i rapporti soggetti alle regole più recenti, l’indennità per licenziamento ingiustificato è compresa tra 6 e 36 mensilità. Esistono casi in cui non si parla solo di indennità. Se il licenziamento è discriminatorio, nullo o intimato in forma orale oppure, nei casi previsti, se manca il fatto contestato, il giudice può ordinare la reintegrazione e una somma a titolo risarcitorio, come previsto dalle tutele per i nuovi rapporti e, per i rapporti non soggetti a queste regole, dalle tutele sulla reintegrazione e sull’indennità.
Cosa deve comunque pagarti l’azienda se ti licenzia?
A prescindere dalla buonuscita, controlla queste voci:
- TFR, secondo le regole sul TFR
- indennità sostitutiva del preavviso, se l’azienda non lo fa lavorare, come previsto dalle regole sul preavviso
- ratei di tredicesima e altre competenze maturate
- ferie e permessi maturati e non goduti, se ancora da saldare
Tieni presente che in caso di interruzione del rapporto che dà diritto alla disoccupazione, è previsto un contributo di licenziamento a carico del datore, che non riduce ciò che spetta a te ma può incidere sulla disponibilità a chiudere con un accordo.
Se non accetto un’offerta, quali sono i tempi per impugnare?
I termini sono stringenti. Devi impugnare per iscritto il licenziamento entro 60 giorni. Nei successivi 180 giorni devi depositare il ricorso o inviare la richiesta di conciliazione o arbitrato. Se non rispetti questi termini, l’impugnazione perde efficacia.
Cosa succede in pratica
Di seguito un esempio numerico semplificato, solo per capire gli ordini di grandezza. Le cifre reali dipendono dalla tua busta paga, dal contratto applicato e dagli accordi.
- Dati di partenza
- anni di servizio 8
- retribuzione utile ai fini TFR 26.000 euro annui
- licenziamento senza preavviso
- TFR
- quota annua TFR pari a retribuzione annua divisa per 13,5, secondo le regole sul TFR
- 26.000 diviso 13,5 uguale 1.925,93 euro per anno
- per 8 anni uguale 15.407,44 euro, al lordo di rivalutazioni e tassazione
- Indennità sostitutiva del preavviso
- se il contratto collettivo prevede 2 mesi di preavviso e non viene lavorato, spetta l’indennità pari a 2 mensilità, come previsto dall’articolo sul preavviso
- Buonuscita in sede protetta
- l’azienda propone 12 mensilità nette, che rientrano nei limiti della conciliazione in sede protetta entro 60 giorni
- se la mensilità di riferimento è 1.900 euro, l’importo della buonuscita è 22.800 euro
- Totale principale da incassare
- TFR 15.407,44 euro più indennità sostitutiva del preavviso pari a 3.800 euro più buonuscita 22.800 euro
- totale 42. + mila euro circa, al netto delle imposte specifiche e delle regole sulla tassazione del TFR e dell’eventuale accordo in sede protetta
Come controllare una proposta di buonuscita prima di firmare?
Verifica in concreto questi punti:
- è in sede protetta e con assegno circolare, come richiesto dalla conciliazione in sede protetta entro 60 giorni
- copre almeno TFR, mensilità arretrate, differenze note
- considera il preavviso, come previsto dalle regole sul preavviso
- è coerente con il rischio per l’azienda di una causa sulla base delle tutele per i nuovi rapporti o, se del caso, con le tutele sulla reintegrazione e sull’indennità
- chiarisce la tassazione e specifica che è somma netta, se pagata con l’offerta in sede protetta
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Fonti: D.lgs. 23/2015 · Legge 300/1970 · Codice civile · Legge 92/2012 · Legge 604/1966 · Ministero del Lavoro