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    Buonuscita licenziamento: calcolo e quante mensilità chiedere

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    Affrontare la fine di un rapporto di lavoro è un passaggio delicato, spesso accompagnato da dubbi su quali siano i propri diritti economici. Se stai vivendo questa situazione, potresti interrogarti su come funziona la buonuscita, o incentivo all'esodo. In questo articolo troverai le risposte necessarie per capire come viene definita, quante mensilità è ragionevole attendersi e quali elementi sono determinanti nella negoziazione.

    Per affrontare la situazione con sicurezza e avere un quadro chiaro della tua posizione, potresti compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi di buonuscita per licenziamento.

    Come si calcola la buonuscita in caso di licenziamento?

    A differenza del TFR, non esiste una formula matematica imposta dalla legge per calcolare la buonuscita. L'importo non è un diritto automatico, ma il risultato di una negoziazione tra te e il tuo datore di lavoro.

    Tuttavia, una prassi comune utilizzata come base di partenza per il calcolo è quella di considerare circa una mensilità della tua retribuzione lorda per ogni anno di servizio prestato in azienda.

    Questo valore di riferimento può poi aumentare o diminuire in base ad altri fattori che vedremo a breve.

    Quante mensilità si possono chiedere per una buonuscita?

    L'importo della buonuscita, espresso in mensilità, è molto variabile e dipende dalla forza della tua posizione negoziale.

    Generalmente, l'offerta transattiva che serve a chiudere il rapporto di lavoro senza strascichi legali si attesta in un intervallo che va da un minimo di 3 a un massimo di 27 mensilità.

    Molte negoziazioni si concludono con un accordo che prevede una somma compresa tra le 12 e le 24 mensilità, ma ogni caso va valutato singolarmente.

    Che differenza c'è tra TFR e buonuscita?

    È fondamentale non confondere questi due elementi.

    Il Trattamento di Fine Rapporto - o TFR - è una somma di denaro che ti spetta per legge al termine di ogni rapporto di lavoro subordinato, indipendentemente dal motivo della cessazione. È una parte della tua retribuzione che viene accantonata nel tempo.

    La buonuscita, al contrario, è una somma aggiuntiva che l'azienda potrebbe offrirti in cambio della tua rinuncia a impugnare il licenziamento. Viene formalizzata attraverso un accordo transattivo e serve a prevenire futuri contenziosi.

    Quali fattori chiave influenzano l'importo della richiesta?

    L'ammontare della buonuscita dipende da diversi elementi che determinano il tuo potere contrattuale. I più importanti sono:

    • Rischi per l'azienda: Se il licenziamento che hai ricevuto è palesemente illegittimo o infondato, l'azienda corre un rischio maggiore in caso di causa legale. Di conseguenza, sarà più propensa a offrirti una cifra elevata per evitare il contenzioso.
    • Dimensioni aziendali: Nelle aziende con più di 15 dipendenti, le tutele per il lavoratore sono maggiori. In questi contesti, le offerte di buonuscita tendono a essere più alte proprio per evitare i costi e le incertezze di un giudizio in tribunale.
    • Anzianità di servizio: Come già accennato, il numero di anni che hai trascorso in azienda è uno dei principali parametri di riferimento per definire il numero di mensilità da corrispondere.

    Cosa considerare prima di firmare l'accordo transattivo?

    Prima di accettare un'offerta, è essenziale valutare alcuni aspetti che possono avere un impatto significativo sulla tua situazione economica e futura.

    • Preavviso: L'indennità sostitutiva del preavviso è un tuo diritto e deve essere pagata a parte, a meno che tu non lo lavori. Non deve essere confusa o inclusa nella buonuscita.
    • Tassazione: Le somme ricevute come incentivo all'esodo sono soggette a tassazione. È importante chiarire nell'accordo se la cifra pattuita è lorda o netta, per evitare spiacevoli sorprese.
    • Accesso alla NASpI: L'accordo deve essere strutturato in modo da non precludere il tuo diritto a ricevere l'indennità di disoccupazione. Non deve mai risultare come una dimissione volontaria, ma come una risoluzione consensuale del rapporto.

    La buonuscita è sempre dovuta per legge?

    No, la buonuscita non è mai dovuta per legge. È sempre e solo il frutto di un accordo tra le parti. Se non si raggiunge un'intesa, l'azienda non è obbligata a versare alcuna somma aggiuntiva oltre a quelle previste per legge, come TFR e altre competenze di fine rapporto.

    Proprio per la natura negoziale di questo importo, è vivamente consigliato farsi assistere da un avvocato del lavoro o da un sindacato per valutare la legittimità del licenziamento e massimizzare il risultato ottenibile.

    Hai ancora dubbi sulla buonuscita per licenziamento?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire come muoverti, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nella negoziazione di incentivi all'esodo e accordi transattivi.

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