Giusto.

    Licenziamento senza giusta causa: quante mensilità spettano

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    Subire un licenziamento senza una giusta causa o un giustificato motivo può essere un'esperienza difficile e destabilizzante. In queste circostanze, la legge prevede delle tutele economiche a favore del lavoratore. In questo articolo troverai informazioni chiare su quali sono i tuoi diritti e a quante mensilità di retribuzione potresti avere diritto come risarcimento.

    Per affrontare questa situazione con maggiore sicurezza ed evitare errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti illegittimi.

    Quante mensilità spettano per un licenziamento senza giusta causa?

    In caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore ha diritto a un risarcimento economico. L'importo di questo risarcimento, spesso chiamato "buonuscita", non è fisso, ma varia in base a diversi fattori.

    L'indennità può andare da un minimo di 2,5 a un massimo di 36 mensilità, calcolate sull'ultima retribuzione utile. I tre elementi principali che determinano l'importo esatto sono:

    • l'anzianità di servizio maturata;
    • il numero di dipendenti dell'azienda;
    • la data di assunzione del lavoratore.

    Cosa spetta esattamente al lavoratore in base all'azienda e alla data di assunzione?

    Le tutele cambiano in modo significativo a seconda che il lavoratore sia stato assunto prima o dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore della riforma nota come Jobs Act.

    Aziende con più di 15 dipendenti:

    • Assunti dal 7 marzo 2015: spetta un'indennità risarcitoria, non soggetta a contributi, pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio. L'importo non può essere inferiore a 6 e non può superare le 24 mensilità.
    • Assunti prima del 7 marzo 2015: si applicano le tutele precedenti, che possono includere la reintegrazione nel posto di lavoro nei casi più gravi, come l'insussistenza del fatto contestato, oltre al pagamento di tutte le mensilità dal licenziamento alla reintegra.

    Aziende con meno di 15 dipendenti:

    • Assunti dal 7 marzo 2015: l'indennità risarcitoria, anche grazie a interventi della Corte Costituzionale, va da un minimo di 3 a un massimo di 18 mensilità.
    • Assunti prima del 7 marzo 2015: spetta un'indennità compresa tra 2,5 e 6 mensilità. Questo importo può aumentare fino a 10 mensilità se l'anzianità di servizio è superiore ai 10 anni.

    Che differenza c'è tra buonuscita e TFR?

    È importante non confondere la buonuscita con il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR.

    Il TFR è una somma di denaro che spetta sempre al lavoratore al termine di qualsiasi rapporto di lavoro subordinato, indipendentemente dal motivo della cessazione.

    La buonuscita, invece, è un'indennità risarcitoria che viene riconosciuta solo quando il licenziamento viene dichiarato illegittimo. Si tratta quindi di una somma aggiuntiva rispetto al TFR.

    In quali casi è prevista la reintegrazione sul posto di lavoro?

    Indipendentemente dal numero di dipendenti o dalla data di assunzione, la legge prevede la reintegrazione obbligatoria del lavoratore in casi di particolare gravità. Questi includono:

    • licenziamento nullo perché discriminatorio o ritorsivo;
    • licenziamento intimato durante il periodo di gravidanza;
    • licenziamento avvenuto in concomitanza con le nozze;
    • licenziamento orale, ovvero comunicato solo a voce e privo della forma scritta.

    È possibile chiedere un risarcimento per altri danni subiti?

    Sì, oltre all'indennità standard prevista dalla legge, il lavoratore può chiedere in giudizio il risarcimento di ulteriori danni, a condizione di poterli provare.

    Questo può accadere, ad esempio, se le modalità del licenziamento sono state particolarmente ingiuriose e hanno causato un danno all'immagine, un danno biologico o morale.

    Come e quando si deve contestare il licenziamento?

    Per far valere i propri diritti è fondamentale agire tempestivamente. La legge impone termini molto stretti che, se non rispettati, possono impedire qualsiasi azione.

    Il licenziamento deve essere impugnato per iscritto, tramite raccomandata o PEC, entro 60 giorni dalla data in cui si è ricevuta la comunicazione.

    Successivamente, è necessario depositare il ricorso in tribunale o avviare un tentativo di conciliazione. Per gestire correttamente questa procedura, è possibile rivolgersi a un sindacato o a un avvocato con esperienza in diritto del lavoro.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento senza giusta causa?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quali passi compiere, il nostro consiglio è compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di impugnazione del licenziamento illegittimo.

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