Se hai subito un licenziamento senza giusta causa, ti spetta un'indennità economica il cui importo dipende dalla tua data di assunzione, dal numero di dipendenti dell'azienda e da altri criteri valutati dal giudice. Questa somma non è il TFR, ma un risarcimento aggiuntivo per la perdita del posto di lavoro.
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Cos'è la buonuscita per licenziamento e quando spetta?
La buonuscita non è un diritto automatico, ma il nome comune dell'indennità che ti spetta se il licenziamento è illegittimo, cioè senza una giusta causa o un giustificato motivo. È una somma che il datore di lavoro ti deve come risarcimento per averti licenziato in modo non corretto.
Può anche essere il risultato di un accordo per chiudere il rapporto di lavoro senza andare in causa. Più il licenziamento è debole e contestabile, più è probabile che tu possa ottenere una somma per risolvere la questione.
Qual è la differenza tra buonuscita, TFR e incentivo all'esodo?
Sono tre somme diverse che potresti ricevere alla fine del rapporto di lavoro, ma per ragioni differenti. È importante non confonderle.
- Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR ti spetta sempre, in qualunque modo finisca il rapporto di lavoro, anche per dimissioni o per un licenziamento valido. È una parte di stipendio che l'azienda accantona per te ogni mese.
- La buonuscita o indennità risarcitoria ti spetta solo se un giudice stabilisce che il tuo licenziamento è illegittimo, oppure se la concordi con l'azienda per evitare una causa.
- L'incentivo all'esodo è una somma che l'azienda offre, di solito durante crisi o riorganizzazioni, per incoraggiare i lavoratori a lasciare il lavoro volontariamente.
A quanto ammonta l'indennità per un lavoratore assunto dal 7 marzo 2015?
L'importo dell'indennità dipende principalmente dal numero di dipendenti dell'azienda. In entrambi i casi, l'ultima parola spetta al giudice, che deciderà l'importo esatto tenendo conto di anzianità di servizio, dimensioni dell'azienda e comportamento delle parti.
| Numero di dipendenti | Indennità prevista |
|---|---|
| Più di 15 | Un'indennità compresa tra un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR. |
| Fino a 15 | L'indennità è dimezzata e parte da un minimo di 3 mensilità. La Corte Costituzionale ha però dichiarato illegittimo il tetto massimo di 6 mensilità, lasciando al giudice la possibilità di stabilire un importo superiore se lo ritiene giusto per il caso specifico. |
E per un lavoratore assunto prima del 7 marzo 2015?
Anche in questo caso, la tutela cambia in base alle dimensioni dell'azienda. La differenza principale è la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro, prevista in alcuni casi per le aziende più grandi.
| Numero di dipendenti | Tutela prevista |
|---|---|
| Più di 15 | In caso di licenziamento senza giustificato motivo, il giudice può ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro o, in alternativa, condannare l'azienda a pagare un'indennità risarcitoria tra 12 e 24 mensilità. A tua scelta, puoi rinunciare alla reintegrazione e chiedere al suo posto un'indennità pari a 15 mensilità. |
| Fino a 15 | Non è prevista la reintegrazione. L'azienda deve scegliere se riassumerti entro 3 giorni o pagarti un'indennità da 2,5 a 6 mensilità, stabilita dal giudice. |
Esiste un'offerta di conciliazione per evitare la causa?
Sì, il datore di lavoro può proporti un accordo per evitare il giudizio. Questa offerta, chiamata "offerta di conciliazione", prevede il pagamento di una somma per chiudere definitivamente la questione.
L'importo proposto è pari a una mensilità di retribuzione per ogni anno di servizio, in un intervallo che va da un minimo di 3 a un massimo di 27 mensilità. Per le aziende più piccole, gli importi sono dimezzati. Questa somma non è soggetta a tasse né a contributi INPS e viene pagata con un assegno circolare. Se accetti l'offerta, rinunci a impugnare il licenziamento.
Cosa devo fare per contestare il licenziamento?
Per contestare un licenziamento che ritieni ingiusto devi agire entro scadenze precise.
- Per prima cosa, devi impugnare il licenziamento per iscritto entro 60 giorni da quando lo hai ricevuto. La comunicazione può essere una semplice lettera raccomandata, inviata da te o da un avvocato.
- Dopo averlo impugnato, hai 180 giorni di tempo per depositare il ricorso in tribunale o comunicare all'azienda la richiesta di conciliazione.
Se non rispetti queste scadenze, perdi il diritto di contestare il licenziamento.
Cosa succede in pratica
Vediamo un esempio per capire meglio. Anna è stata assunta a tempo indeterminato nel giugno 2018 e licenziata senza giusta causa a giugno 2024, dopo 6 anni di servizio. Lavora in un'azienda con 20 dipendenti e la sua retribuzione utile per il calcolo del TFR è di 1.800 euro al mese.
Il giudice, valutando il caso, stabilirà un'indennità compresa tra 6 e 36 mensilità. L'importo potrebbe quindi variare da un'indennità minima a una massima.
- L'indennità minima è di 1.800 euro per 6, cioè 10.800 euro.
- L'indennità massima è di 1.800 euro per 36, cioè 64.800 euro.
Il giudice terrà conto dell'anzianità di Anna, delle dimensioni dell'impresa e del comportamento delle parti per decidere la cifra esatta all'interno di questa forbice.
In alternativa, l'azienda potrebbe proporre ad Anna un'offerta di conciliazione pari a 6 mensilità - una per ogni anno di servizio - per un totale di 10.800 euro netti, esentasse e senza contributi.
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Fonti: D.lgs. 23/2015 · Legge 300/1970 · Legge 604/1966 · Corte Costituzionale