La buonuscita è la somma che spetta a chi lavora quando il rapporto finisce: nel settore privato coincide con il TFR e vale circa una mensilità per ogni anno lavorato, nel settore pubblico, per chi è stato assunto entro il 2000, è l'indennità di buonuscita, pari a un dodicesimo dell'80% dell'ultima retribuzione annua lorda per ogni anno utile. In caso di licenziamento, invece, con la stessa parola si indica la somma offerta per chiudere la vicenda, che non è fissa e si misura in mensilità.
Se preferisci farti guidare da chi conosce la materia, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra: ti permette di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nel calcolo della buonuscita e delle somme dovute alla fine del rapporto di lavoro.
Che cosa si intende con buonuscita?
La parola buonuscita non ha un significato unico nella legge: indica tre cose diverse, e capire quale riguarda il tuo caso è il primo passo per sapere quanto ti spetta.
- Nel settore privato è il trattamento di fine rapporto, cioè il TFR, chiamato anche liquidazione.
- Nel settore pubblico è l'indennità di buonuscita, una forma di trattamento di fine servizio riservata ai dipendenti civili e militari dello Stato assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000.
- In caso di licenziamento o di uscita concordata è la somma aggiuntiva che il datore di lavoro propone per chiudere il rapporto, spesso chiamata incentivo all'esodo o offerta conciliativa.
Le prime due spettano per legge e non dipendono dalla volontà di nessuno. La terza non è un diritto automatico: nasce da una trattativa e si aggiunge al TFR, alle ferie e ai permessi non goduti e alle altre competenze finali.
Quanto spetta di buonuscita nel settore privato?
Per ogni anno di lavoro si accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, cioè poco meno di una mensilità. Su una retribuzione annua lorda di 27.000 euro la quota dell'anno è di 2.000 euro.
Nella base di calcolo rientrano tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, comprese quelle non occasionali come scatti, superminimi e indennità fisse, mentre restano fuori i rimborsi spese. Il contratto collettivo può prevedere una base diversa.
Le quote degli anni precedenti vengono rivalutate ogni 31 dicembre con un tasso fisso dell'1,5% più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo.
Il diritto matura dal primo giorno e spetta qualunque sia la causa della fine del rapporto: dimissioni, licenziamento, scadenza del contratto o pensione. Vale anche per chi lavora in casa, per l'apprendista e per chi ha un contratto a termine.
Quanto spetta di buonuscita nel settore pubblico?
L'importo si ottiene moltiplicando un dodicesimo dell'80% della retribuzione annua utile lorda, tredicesima compresa, percepita alla cessazione, per il numero degli anni utili. La frazione di anno superiore a sei mesi conta come anno intero, quella pari o inferiore a sei mesi non viene considerata.
Due dettagli che incidono sull'importo finale:
- la retribuzione presa a base del calcolo non può superare 240.000 euro;
- sulla retribuzione utile considerata all'80% grava un contributo del 9,6%, di cui 2,5% a carico del dipendente e 7,1% a carico dell'amministrazione.
Sono utili i servizi di ruolo, quelli non di ruolo purché di durata non inferiore a un anno continuativo, i servizi ricongiunti e il servizio militare di leva prestato dal 30 gennaio 1987.
Chi è stato assunto a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000 non riceve l'indennità di buonuscita ma il TFR, con le regole del settore privato. Lo stesso accade a chi, pur avendo diritto alla buonuscita, aderisce a un fondo di previdenza complementare: passa automaticamente al regime del TFR e quanto maturato fino a quel momento diventa la base della prestazione finale.
Che differenza c'è tra TFR e buonuscita?
Nel linguaggio comune sono sinonimi, ma per i dipendenti pubblici assunti entro il 2000 indicano due trattamenti con calcolo e tempi diversi.
| TFR privato | Indennità di buonuscita | |
|---|---|---|
| Chi riguarda | lavoratori dipendenti privati e pubblici assunti dal 2001 | dipendenti civili e militari dello Stato assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 |
| Come si calcola | retribuzione annua divisa per 13,5, per ogni anno | un dodicesimo dell'80% dell'ultima retribuzione annua lorda per ogni anno utile |
| Base di riferimento | le retribuzioni di tutti gli anni di lavoro | la retribuzione percepita alla cessazione |
| Rivalutazione | 1,5% fisso più il 75% dell'indice ISTAT | non prevista |
| Chi paga | il datore di lavoro, salvo destinazione a un fondo pensione | l'INPS, senza che tu debba presentare domanda |
Quanto si può chiedere di buonuscita in caso di licenziamento o di uscita concordata?
Qui non esiste un importo dovuto per legge: la somma dipende dalla trattativa e dalla solidità delle contestazioni che si possono muovere al licenziamento. Esiste però un parametro di riferimento, previsto per chi è stato assunto dal 7 marzo 2015.
Il datore di lavoro può formulare un'offerta per chiudere la vicenda entro 60 giorni dal licenziamento, pari a una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio, con un minimo di 3 e un massimo di 27 mensilità. Nelle imprese di dimensioni minori l'importo è dimezzato, con un minimo di 1,5 e un massimo di 6 mensilità.
Due aspetti da conoscere prima di decidere:
- la somma non è assoggettata a contribuzione previdenziale né a imposizione fiscale, quindi quanto offerto è quanto incassi;
- accettando, il rapporto si considera estinto alla data del licenziamento e rinunci a impugnarlo, anche se lo avevi già fatto.
Se l'offerta non arriva o non ti convince, il licenziamento resta contestabile: va impugnato entro 60 giorni e, se risulta illegittimo, la legge riconosce un'indennità o, nei casi più gravi, la reintegrazione nel posto di lavoro. Nulla di tutto questo spetta a chi si dimette: in quel caso restano il TFR, le ferie e i permessi non goduti e le altre competenze finali.
Quando viene pagata la buonuscita?
Nel settore privato il TFR è dovuto alla cessazione del rapporto e viene liquidato con le ultime competenze, nei tempi fissati dal contratto collettivo applicato. Nel settore pubblico i tempi sono molto più lunghi.
Per l'indennità di buonuscita e per il TFR dei dipendenti pubblici il pagamento è differito di nove mesi quando il rapporto cessa per raggiungimento dei limiti di età o di servizio, e di ventiquattro mesi negli altri casi, come le dimissioni, e viene poi corrisposto entro i tre mesi successivi.
A questa attesa si somma il pagamento in rate, che dipende dall'importo lordo complessivo:
| Importo lordo | Come viene pagato |
|---|---|
| fino a 50.000 euro | in un'unica soluzione |
| oltre 50.000 e fino a 100.000 euro | due rate annuali, la prima di 50.000 euro e la seconda a distanza di dodici mesi |
| oltre 100.000 euro | tre rate annuali, le prime due di 50.000 euro, la terza dopo ventiquattro mesi dalla prima |
Per attenuare l'attesa i dipendenti pubblici possono chiedere alle banche aderenti un anticipo fino a 45.000 euro a un tasso agevolato. Resta il fatto che il rinvio del pagamento è da tempo oggetto di contestazioni e di richieste di riforma da parte delle organizzazioni sindacali.
Come faccio a sapere quanto mi spetta?
Se lavori nel privato, la quota accantonata compare in busta paga e nel prospetto annuale consegnato dal datore di lavoro: sommando le quote di tutti gli anni e le rivalutazioni ottieni l'importo maturato. Se hai destinato il TFR a un fondo pensione, quelle somme non sono più presso il datore di lavoro e le trovi nella posizione del fondo.
Se sei un dipendente dello Stato, non devi presentare alcuna domanda: l'indennità di buonuscita è corrisposta d'ufficio e accreditata sul conto o sullo strumento di pagamento che hai indicato. Per stimare l'importo in anticipo servono due dati: la retribuzione annua utile ai fini contributivi, tredicesima compresa, e gli anni di servizio riconosciuti, che puoi verificare nella tua posizione assicurativa.
Gli errori più frequenti da controllare riguardano le voci della retribuzione considerate nel calcolo, gli anni di servizio riconosciuti e i periodi ricongiunti o di part time. Se un periodo non risulta, l'importo finale si abbassa.
Quanto viene tassata la buonuscita?
Il TFR e l'indennità di buonuscita non si sommano agli altri redditi dell'anno: sono soggetti a tassazione separata, quindi non fanno salire l'aliquota sullo stipendio o sulla pensione.
L'imposta si calcola applicando all'importo maturato un'aliquota media determinata sui redditi degli anni precedenti, con le riduzioni previste sulla base imponibile. Il datore di lavoro o l'ente trattiene l'imposta al momento del pagamento; l'Agenzia delle Entrate riliquida poi il conteggio e può chiedere un conguaglio o restituire quanto versato in più.
Le rivalutazioni annue del TFR seguono una regola a parte: sono tassate anno per anno con un'imposta sostitutiva e non rientrano nella tassazione separata.
Entro quando puoi chiedere la buonuscita se non ti viene pagata?
Il diritto non resta aperto per sempre. Per il TFR del settore privato le indennità di fine rapporto si prescrivono in cinque anni dal momento in cui diventano esigibili.
Anche il diritto all'indennità di buonuscita, e quello a eventuali riliquidazioni, si prescrive dopo cinque anni dal momento in cui è sorto. Il termine si interrompe con un atto scritto indirizzato alla sede competente che manifesti la volontà di far valere il diritto.
Cosa succede in pratica
Una dipendente di un ministero, assunta nel 1990, lascia il servizio nel 2025 per raggiunti limiti di età. La sua retribuzione utile ai fini contributivi è di 2.830 euro lordi al mese, che con la tredicesima fanno 36.790 euro lordi all'anno. Gli anni utili riconosciuti sono 34.
Il calcolo dell'indennità segue tre passaggi:
- 80% della retribuzione annua lorda: 36.790 × 0,8 = 29.432 euro;
- un dodicesimo di quella somma: 29.432 ÷ 12 = 2.452,67 euro;
- moltiplicazione per gli anni utili: 2.452,67 × 34 = 83.390 euro lordi.
Essendo l'importo superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000, il pagamento avviene in due rate annuali: 50.000 euro la prima e 33.390 euro la seconda, a dodici mesi di distanza. La prima rata non arriva subito dopo la cessazione, perché il pagamento è differito di nove mesi trattandosi di uscita per limiti di età, con corresponsione entro i tre mesi successivi: la seconda rata, a dodici mesi dalla prima, viene quindi incassata circa due anni dopo l'ultimo giorno di lavoro.
Se la stessa lavoratrice avesse lasciato per dimissioni, l'attesa prima della prima rata sarebbe stata di ventiquattro mesi. Su entrambe le rate si applica poi la tassazione separata, quindi l'importo netto è inferiore a quello lordo.
Hai ancora dubbi su quanto ti spetta di buonuscita?
Capire se l'importo ricevuto è corretto, se gli anni di servizio sono stati conteggiati tutti o se una proposta di uscita è conveniente dipende dai documenti e dalla storia del tuo rapporto di lavoro.
Qualora ti servisse un confronto prima di accettare un accordo o di contestare un conteggio, puoi cliccare il bottone che trovi qui sotto: ti consente di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nel calcolo della buonuscita e nelle somme dovute alla fine del rapporto di lavoro. La scelta su come procedere resta sempre tua.
Fonti: Codice civile · D.lgs. 23/2015 · Legge 604/1966 · Legge 300/1970 · D.l. 79/1997 · D.l. 78/2010 · INPS