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    Calcolo termini impugnazione: guida ai 60 e 180 giorni

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    Ricevere una lettera di licenziamento può essere un momento di grande incertezza, soprattutto riguardo ai tempi da rispettare per far valere i propri diritti. La legge prevede scadenze precise e inderogabili che, se non rispettate, possono compromettere la possibilità di contestare la decisione del datore di lavoro.

    In questa guida completa vedremo come funziona il calcolo dei termini per l'impugnazione, con un focus sui 60 e 180 giorni previsti dalla legge. Per evitare errori nel calcolo ed agire con sicurezza, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di impugnazione dei licenziamenti.

    Come si calcolano i 60 giorni per impugnare il licenziamento?

    Il primo termine da rispettare è di 60 giorni. Questo periodo serve per comunicare al datore di lavoro la volontà di contestare il licenziamento. Si tratta della cosiddetta impugnazione stragiudiziale.

    Il calcolo dei 60 giorni parte dal momento in cui si riceve la comunicazione scritta del licenziamento. Ad esempio, se ricevi la lettera il 10 marzo, hai tempo fino al 9 maggio per inviare la tua comunicazione.

    Per essere valida, l'impugnazione stragiudiziale deve essere fatta in forma scritta e inviata con un mezzo che garantisca la prova di ricezione, come:

    • Una raccomandata con ricevuta di ritorno.
    • Una Posta Elettronica Certificata - PEC.
    • La consegna a mano della lettera, con una copia firmata dal datore di lavoro per ricevuta.

    È sufficiente che la comunicazione esprima chiaramente la tua intenzione di opporti al licenziamento, senza bisogno di specificare in dettaglio le motivazioni, che verranno esposte nella fase successiva.

    Da quando partono i 180 giorni per depositare il ricorso?

    Una volta inviata l'impugnazione stragiudiziale entro i 60 giorni, scatta un secondo termine, questa volta di 180 giorni.

    Questo periodo non parte dalla data di ricevimento del licenziamento, ma dalla data in cui hai inviato l'impugnazione stragiudiziale. È il tempo che la legge ti concede per avviare la vera e propria causa in tribunale.

    Entro questi 180 giorni, il tuo avvocato dovrà depositare il ricorso giudiziale presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro competente. In alternativa, nello stesso arco di tempo, è possibile comunicare al datore di lavoro la richiesta di un tentativo di conciliazione o arbitrato. Se questa richiesta viene rifiutata o non si raggiunge un accordo, avrai altri 60 giorni di tempo per depositare il ricorso in tribunale.

    Come si contano i giorni e qual è la data di decorrenza?

    Il calcolo dei termini segue regole precise. La regola generale è che il giorno iniziale - il dies a quo - non si conta, mentre si conta il giorno finale - il dies ad quem.

    La data di decorrenza, ovvero il punto di partenza per il calcolo dei 60 giorni, è il giorno in cui hai ricevuto la comunicazione di licenziamento. Ad esempio, se il postino ti consegna la raccomandata il 5 del mese, il conteggio dei 60 giorni inizia dal 6.

    Se l'ultimo giorno utile cade in un giorno festivo, la scadenza è automaticamente prorogata al primo giorno lavorativo successivo.

    Come funziona l'impugnazione del licenziamento in sintesi?

    Il processo di impugnazione si articola in due fasi obbligatorie e consecutive, ciascuna con la sua scadenza.

    • Fase 1 - Impugnazione stragiudiziale: hai 60 giorni dalla ricezione del licenziamento per comunicare per iscritto al datore di lavoro la tua volontà di contestarlo.
    • Fase 2 - Deposito del ricorso: hai 180 giorni dall'invio della comunicazione precedente per depositare, tramite un avvocato, il ricorso presso il Tribunale del Lavoro.

    Il mancato rispetto anche di uno solo di questi due termini comporta la decadenza, cioè la perdita del diritto di impugnare il licenziamento.

    I termini feriali si applicano all'impugnazione del licenziamento?

    La sospensione feriale dei termini processuali, che va dal 1° al 31 agosto di ogni anno, ha un'applicazione diversa per le due scadenze.

    Il primo termine di 60 giorni, essendo stragiudiziale, non è soggetto a sospensione. Ciò significa che agosto si conta come un mese qualsiasi.

    Il secondo termine di 180 giorni, invece, essendo un termine processuale, è soggetto alla sospensione feriale. Di conseguenza, il conteggio si interrompe il 31 luglio e riprende il 1° settembre.

    Cosa cambia con la riforma Cartabia per l'impugnazione?

    La riforma Cartabia ha introdotto modifiche al rito processuale del lavoro, ma non ha toccato i termini di decadenza per l'impugnazione del licenziamento.

    Le scadenze fondamentali rimangono quindi invariate: 60 giorni per l'impugnazione stragiudiziale e 180 giorni per il deposito del ricorso in tribunale. Le novità riguardano principalmente le modalità di svolgimento del processo una volta avviato.

    Hai dubbi sul calcolo dei termini per l'impugnazione?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e vuoi essere certo di rispettare tutte le scadenze, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nel calcolo dei termini per l'impugnazione del licenziamento.

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