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    Chi paga la malattia: quanto e come funziona

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    Capire chi paga lo stipendio durante un periodo di assenza per malattia è una delle preoccupazioni più comuni per un lavoratore dipendente. La gestione della retribuzione in questi casi può sembrare complessa, coinvolgendo sia il datore di lavoro sia l'INPS. Se vuoi fare chiarezza su come funziona l'indennità, a quanto ammonta e come viene erogata, in questo articolo troverai una guida semplice e completa.

    Per affrontare la situazione con sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di indennità di malattia e rapporti di lavoro.

    Quando si è in malattia chi paga lo stipendio?

    La risposta non è unica, perché la retribuzione durante la malattia è sostenuta da due soggetti diversi in momenti diversi: il datore di lavoro e l'INPS - Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

    La gestione del pagamento segue una ripartizione precisa che dipende dalla durata dell'assenza. In linea generale, i primi giorni sono a carico dell'azienda, mentre i successivi vengono coperti dall'indennità erogata dall'INPS, spesso con un'integrazione da parte del datore di lavoro.

    Vediamo nel dettaglio come funziona questa suddivisione.

    Quanto paga il datore di lavoro durante la malattia?

    Il datore di lavoro ha l'obbligo di retribuire i primi tre giorni di assenza, un periodo noto come "periodo di carenza".

    La misura di questa retribuzione non è fissa per tutti, ma dipende da quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento. Solitamente, i contratti prevedono il pagamento di una percentuale della normale retribuzione, che può essere:

    • il 100% per i primi tre giorni;
    • una percentuale ridotta, come il 50%, o in alcuni rari casi nessuna retribuzione.

    Oltre a coprire la carenza, il datore di lavoro ha spesso un secondo ruolo: quello di integrare l'indennità pagata dall'INPS a partire dal quarto giorno, per garantire al lavoratore una percentuale più alta dello stipendio, a volte fino al 100%.

    Perché i primi 3 giorni di malattia non sono pagati dall'INPS?

    L'INPS non interviene per i primi tre giorni di malattia perché la legge definisce questo intervallo come "periodo di carenza".

    La logica dietro questa norma è quella di responsabilizzare il datore di lavoro per le assenze di brevissima durata e di alleggerire il carico gestionale ed economico dell'ente previdenziale.

    L'indennità di malattia a carico dell'INPS, infatti, è concepita per sostenere il lavoratore durante assenze più prolungate, che potrebbero avere un impatto economico significativo sul suo reddito.

    Quando interviene l'INPS e quanto paga?

    L'INPS inizia a erogare l'indennità di malattia a partire dal quarto giorno di assenza e fino a un massimo di 180 giorni nell'arco di un anno solare.

    L'importo dell'indennità non corrisponde allo stipendio pieno, ma è calcolato in percentuale sulla Retribuzione Media Giornaliera - RMG - del lavoratore. Le percentuali sono le seguenti:

    • Dal 4° al 20° giorno di malattia: l'indennità è pari al 50% della Retribuzione Media Giornaliera.
    • Dal 21° al 180° giorno di malattia: l'indennità sale al 66,66% della Retribuzione Media Giornaliera.

    Per alcune categorie di lavoratori, come i dipendenti di pubblici esercizi, le percentuali possono variare.

    Come si arriva a una retribuzione del 100% in malattia?

    Molti lavoratori ricevono una retribuzione piena anche in malattia grazie all'integrazione a carico del datore di lavoro.

    Questo meccanismo è previsto dalla maggior parte dei CCNL. In pratica, il datore di lavoro aggiunge una somma all'indennità pagata dall'INPS fino a raggiungere la percentuale di stipendio prevista dal contratto collettivo, che spesso è il 90% o il 100%.

    Per sapere con certezza a quanto ammonta l'integrazione, è fondamentale consultare il proprio CCNL di settore.

    Come arrivano i soldi della malattia in busta paga?

    Nella maggior parte dei casi, il lavoratore non riceve due pagamenti separati. Il meccanismo più comune è quello dell'anticipo da parte del datore di lavoro.

    L'azienda calcola l'importo totale spettante al lavoratore - sommando la sua parte e quella dell'INPS - e lo inserisce direttamente in busta paga. Successivamente, il datore di lavoro recupera dall'INPS la quota di sua competenza, solitamente tramite conguaglio con i contributi da versare.

    In casi più rari, o per specifiche categorie di lavoratori - come gli stagionali o gli agricoli - l'INPS può provvedere al pagamento diretto dell'indennità al lavoratore tramite bonifico.

    Come si calcola l'indennità per 20 giorni di malattia?

    Facciamo un esempio pratico per capire il calcolo. Immaginiamo un lavoratore con una Retribuzione Media Giornaliera di 80 euro che si assenta per 20 giorni.

    Il calcolo si svolgerebbe così:

    • Primi 3 giorni (carenza): a carico del datore di lavoro, secondo le previsioni del CCNL.
    • Dal 4° al 20° giorno (17 giorni totali): a carico dell'INPS. L'indennità giornaliera è il 50% di 80 euro, cioè 40 euro. L'importo totale a carico INPS è 17 giorni x 40 euro = 680 euro.

    A questa cifra andrà poi aggiunta l'eventuale integrazione del datore di lavoro per raggiungere la percentuale prevista dal CCNL.

    Hai ancora dubbi su chi paga la malattia?

    La gestione della retribuzione in caso di malattia può nascondere dettagli specifici legati al proprio contratto di lavoro. Comprendere correttamente la busta paga e verificare che le integrazioni siano calcolate in modo giusto è un diritto del lavoratore.

    Qualora desiderassi un parere sulla tua situazione specifica, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nella gestione delle assenze per malattia e dei relativi diritti del lavoratore.

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