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    Licenziamento per malattia: limiti, procedura e costi

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    Affrontare la gestione di un'assenza prolungata per malattia di un dipendente a tempo indeterminato è una situazione complessa, che richiede un'attenta valutazione delle norme e dei limiti previsti dalla legge. Agire senza conoscere le regole può esporre l'azienda a rischi significativi, come l'impugnazione del licenziamento e le relative conseguenze economiche. In questa guida chiariamo quando è possibile procedere, qual è la procedura corretta da seguire e quali sono i costi da considerare.

    Per affrontare la situazione con la massima certezza e senza commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti per malattia.

    Quando è possibile licenziare un dipendente in malattia?

    Il licenziamento di un lavoratore assente per malattia è legittimo solo in circostanze ben definite. La principale e più comune è il superamento del cosiddetto "periodo di comporto".

    Questo è il limite massimo di giorni di assenza per malattia che un dipendente può accumulare in un determinato arco temporale, durante il quale ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. Una volta superato questo limite, il datore di lavoro acquisisce il diritto di recedere dal contratto.

    Esistono altre casistiche, molto più rare e complesse da dimostrare, come il licenziamento per giusta causa se il dipendente, durante l'assenza, compie attività che pregiudicano la sua guarigione o svolge un altro lavoro in concorrenza con l'azienda.

    Quanti giorni di malattia servono per il licenziamento?

    Non esiste un numero di giorni di malattia valido per tutti i lavoratori. La durata del periodo di comporto è stabilita dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - i CCNL - e può variare in base a:

    • Settore di appartenenza.
    • Qualifica del dipendente.
    • Anzianità di servizio.

    Per sapere con esattezza quanti giorni di assenza sono consentiti, è indispensabile consultare il CCNL applicato al rapporto di lavoro.

    Il comporto può essere di due tipi:

    • Secco, se si riferisce a un unico e ininterrotto periodo di malattia.
    • Per sommatoria, se calcola il totale dei giorni di malattia accumulati in un determinato arco temporale - solitamente l'anno solare o l'anno di calendario.

    Superare i 45 giorni di malattia, ad esempio, non comporta automaticamente il licenziamento se il CCNL di riferimento prevede un periodo di comporto più lungo.

    Come funziona la procedura di licenziamento per superamento del comporto?

    Una volta che il dipendente ha superato il numero massimo di giorni di assenza consentiti dal CCNL, il datore di lavoro può procedere con il licenziamento.

    La procedura deve essere tempestiva. Il datore di lavoro deve comunicare il licenziamento subito dopo il superamento del comporto o al rientro del lavoratore in azienda. Un ritardo eccessivo potrebbe essere interpretato come una rinuncia al diritto di licenziare.

    La comunicazione deve avvenire in forma scritta e deve indicare chiaramente il motivo del recesso, ovvero il superamento del periodo di comporto, specificando i giorni di assenza che hanno portato a tale superamento.

    La malattia sospende il licenziamento?

    La malattia tutela il lavoratore dal licenziamento fino a quando non viene superato il periodo di comporto. Durante questo periodo, il posto di lavoro è protetto.

    Se il licenziamento viene intimato per un'altra ragione legittima - ad esempio per una riorganizzazione aziendale o per giusta causa - durante la malattia, i suoi effetti giuridici e il periodo di preavviso decorrono dalla fine del periodo di malattia stesso o dal termine del comporto.

    Quanto costa a un datore di lavoro licenziare un dipendente a tempo indeterminato?

    Il licenziamento di un dipendente, anche se per una causa legittima come il superamento del comporto, comporta dei costi diretti per l'azienda. Le principali voci di costo sono:

    • Il TFR, o Trattamento di Fine Rapporto, che deve essere sempre liquidato.
    • L'indennità per ferie e permessi non goduti.
    • L'eventuale indennità sostitutiva del preavviso, se il datore di lavoro sceglie di non far lavorare il dipendente durante il periodo di preavviso previsto dal CCNL.
    • Il "ticket di licenziamento", un contributo che l'azienda deve versare all'INPS per ogni interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che finanzia la NASpI. Il suo importo varia in base all'anzianità di servizio del lavoratore.

    Chi viene licenziato per malattia ha diritto alla NASpI?

    Sì. Il licenziamento per superamento del periodo di comporto è considerato una perdita involontaria del lavoro.

    Pertanto, il lavoratore che possiede i requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge ha pieno diritto a presentare domanda all'INPS per ottenere l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il licenziamento silenzioso, o "quiet firing", è un concetto diverso dal licenziamento formale. Non si tratta di un atto giuridico, ma di un insieme di comportamenti ostili messi in atto dal datore di lavoro.

    Questi comportamenti - come demansionare, isolare o non assegnare compiti al dipendente - hanno lo scopo di creare un ambiente di lavoro talmente insostenibile da spingere il lavoratore a dare le dimissioni volontarie. È una pratica illegittima e non ha nulla a che vedere con la procedura di licenziamento per malattia.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento per malattia?

    Qualora ti servisse un parere per gestire correttamente la tua situazione specifica, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti per superamento del periodo di comporto.

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