Per negoziare una buonuscita, devi conoscere il rischio che il datore di lavoro corre se vai in causa per licenziamento illegittimo: più questo rischio è alto, più la tua posizione è forte. La richiesta economica si basa sulle mensilità che un giudice potrebbe riconoscerti come risarcimento.
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Quanto si può chiedere come buonuscita?
Non esiste un importo fisso, perché la buonuscita è sempre il frutto di un accordo, non un diritto automatico. Per capire quanto chiedere, si usano come riferimento due importi previsti in caso di licenziamento: l'offerta di conciliazione e l'indennità che decide il giudice.
La tua richiesta dovrebbe tenere conto di entrambi, partendo dal fatto che per l'azienda un accordo oggi è quasi sempre meglio di una causa domani. La forza della tua richiesta dipende da quanto è debole e attaccabile il licenziamento che hai ricevuto.
Questi sono i parametri di riferimento per i lavoratori assunti con il contratto a tutele crescenti, cioè dal 7 marzo 2015.
| Tipo di importo | Aziende con più di 15 dipendenti | Aziende fino a 15 dipendenti | Tassazione |
|---|---|---|---|
| Offerta di conciliazione | Da 3 a 27 mensilità | Da 1,5 a 6 mensilità | Esente da tasse e contributi |
| Indennità del giudice | Da 6 a 36 mensilità | Da 3 a 6 mensilità | Soggetta a tassazione separata |
L'offerta di conciliazione è una procedura che il datore di lavoro può attivare per chiudere subito la questione, nel termine previsto per impugnare il licenziamento, che è di 60 giorni. L'indennità del giudice è invece l'importo che potresti ottenere se, dopo aver fatto causa, il licenziamento viene dichiarato illegittimo.
Quali elementi aumentano il valore della buonuscita?
Il tuo potere contrattuale e il valore della buonuscita aumentano in base a specifici fattori. I più importanti sono la debolezza del licenziamento e la tua anzianità di servizio.
Questi sono gli elementi che rafforzano la tua posizione:
- Vizi del licenziamento: un licenziamento con motivazioni deboli, generiche, non dimostrabili o con errori di procedura espone l'azienda a un alto rischio di perdere la causa. Più il licenziamento è palesemente illegittimo, più l'azienda sarà disposta a pagare per evitare un giudizio.
- Anzianità di servizio: più anni hai lavorato in azienda, più alte sono sia l'offerta di conciliazione sia l'eventuale indennità decisa dal giudice. Ogni anno di lavoro aumenta il valore della tua posizione.
- Ruolo e competenze: se hai competenze difficili da sostituire, conosci progetti strategici o gestisci processi critici, la tua uscita ha un costo indiretto per l'azienda, che potrebbe essere più incline a un accordo favorevole.
- Altre somme dovute: nella trattativa possono rientrare anche altri crediti che hai verso l'azienda, come bonus non pagati, superminimi, ferie e permessi non goduti.
Come si svolge la trattativa con l'azienda?
La negoziazione è un processo che richiede preparazione e una strategia chiara. Di solito si articola in alcuni passaggi fondamentali.
Ecco cosa fare in concreto:
- Raccogli i documenti: prima di iniziare, metti insieme tutto ciò che serve, come il contratto di lavoro, le buste paga, la lettera di licenziamento e ogni comunicazione scritta con l'azienda che possa dimostrare i tuoi meriti o i difetti del licenziamento.
- Valuta la situazione: capisci quali sono i punti deboli del licenziamento e calcola un intervallo realistico per la tua richiesta, tenendo conto dei parametri di legge. Questo è il passaggio più delicato, dove il supporto di un esperto fa la differenza.
- Fissa un incontro: chiedi un confronto con il responsabile delle risorse umane o con un referente aziendale che abbia il potere di decidere. L'atteggiamento deve essere fermo ma sempre professionale e aperto al dialogo.
- Formalizza l'accordo: una volta raggiunta un'intesa sull'importo e sulle altre condizioni, l'accordo deve essere firmato in una sede protetta, come un sindacato o l'Ispettorato del Lavoro. Questa firma rende l'intesa definitiva.
Cos'è l'accordo di buonuscita o incentivo all'esodo?
L'accordo di buonuscita, spesso chiamato incentivo all'esodo, è un contratto che chiude in modo consensuale il rapporto di lavoro. In cambio di una somma di denaro, rinunci a impugnare il licenziamento e a qualsiasi altra pretesa futura legata al rapporto di lavoro.
Questo accordo serve all'azienda per evitare i rischi, i costi e i tempi di una causa. Per te, può essere un modo per ottenere una somma certa in tempi brevi, senza l'incertezza di un processo. L'accordo deve essere scritto e deve contenere tutti i dettagli, come l'importo lordo, i tempi di pagamento e le rinunce che fai.
L'accordo di buonuscita fa perdere la NASpI?
No, se l'accordo viene formalizzato nel modo corretto non perdi il diritto all'indennità di disoccupazione NASpI. L'accettazione di una buonuscita tramite la procedura di offerta conciliativa non pregiudica il diritto alla NASpI.
Anche nel caso di una risoluzione consensuale del rapporto, si ha diritto alla NASpI se questa avviene nell'ambito della procedura di conciliazione davanti all'Ispettorato del Lavoro. In pratica, l'uscita non è considerata volontaria ma una conseguenza di un licenziamento o di una situazione che ti avrebbe portato comunque a perdere il lavoro.
Dove e come si firma l'accordo per renderlo definitivo?
L'accordo di buonuscita deve essere firmato in una delle cosiddette sedi protette. Questa firma dà valore definitivo all'accordo e ti impedisce di fare causa all'azienda in futuro per gli stessi diritti a cui hai rinunciato.
Le sedi protette previste dalla legge sono:
- L'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
- Una sede sindacale, con l'assistenza di un rappresentante del sindacato a cui aderisci o conferisci mandato.
- Una commissione di certificazione.
Firmare in una di queste sedi garantisce che tu sia consapevole di ciò a cui stai rinunciando e rende l'accordo finale e non più contestabile.
Cosa succede in pratica: un esempio di negoziazione
Anna lavora da 4 anni in un'azienda con 50 dipendenti e la sua ultima retribuzione utile per il calcolo del TFR è di 2.000 euro lordi. Riceve una lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ma la motivazione le sembra generica e poco provata.
Senza un accordo, l'azienda potrebbe proporle l'offerta di conciliazione. L'importo sarebbe di 4 mensilità, perché ha 4 anni di servizio, per un totale di 8.000 euro esentasse.
Anna, però, si rivolge a un avvocato. L'avvocato valuta il licenziamento come molto debole e spiega ad Anna che, in caso di causa, un giudice potrebbe riconoscere un'indennità risarcitoria ben più alta. Per un lavoratore con la sua anzianità, l'indennità va da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità. Un valore probabile in caso di vittoria potrebbe essere di 10 mensilità, pari a 20.000 euro.
L'avvocato contatta l'azienda e avvia una trattativa, facendo leva sul rischio di una causa. Dopo alcuni scambi, le parti trovano un accordo per un incentivo all'esodo di 16.000 euro, pari a 8 mensilità. L'accordo viene firmato in sede sindacale. Anna ottiene il doppio di quanto previsto dall'offerta di conciliazione, l'azienda evita una causa e Anna può richiedere la NASpI.
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Fonti: D.lgs. 23/2015 · Legge 604/1966 · D.lgs. 22/2015 · Codice civile