Quando la malattia si protrae a lungo, è naturale che sorgano dubbi e preoccupazioni riguardo al proprio posto di lavoro. Capire come funziona il periodo di comporto è fondamentale per tutelarsi. In questo articolo chiariamo i meccanismi del comporto per malattia INPS, come si calcola e quali sono i limiti da non superare per proteggere il proprio impiego.
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Come funziona il comporto di malattia?
Il periodo di comporto è il limite massimo di giorni di assenza per malattia che un lavoratore dipendente può accumulare senza rischiare il licenziamento. Durante questo periodo, il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.
La durata del comporto non è uguale per tutti, ma viene stabilita dai singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - i CCNL - che possono prevedere durate diverse a seconda del settore, della qualifica e dell'anzianità di servizio del dipendente.
Come si calcolano i 180 giorni di malattia INPS?
I 180 giorni rappresentano il periodo massimo per cui l’INPS eroga l’indennità di malattia nell’arco di un anno solare. È importante non confondere questo limite previdenziale con il periodo di comporto contrattuale, che come detto è stabilito dal CCNL e può essere più lungo.
Il calcolo dei giorni di malattia ai fini del comporto può avvenire in due modi:
- Comporto secco: si calcola un singolo e ininterrotto periodo di malattia.
- Comporto per sommatoria: si sommano tutti i diversi periodi di malattia avvenuti in un determinato arco temporale, solitamente l'anno solare - dal 1 gennaio al 31 dicembre - o l'anno di calendario - 365 giorni a ritroso dall'ultimo evento morboso.
Quali giorni di malattia non rientrano nel comporto?
Non tutte le assenze per motivi di salute vengono conteggiate nel calcolo del periodo di comporto. Generalmente, sono esclusi i giorni di assenza dovuti a:
- Infortunio sul lavoro o malattia professionale indennizzati dall'INAIL.
- Malattia causata da una condotta colpevole del datore di lavoro, che non ha garantito la sicurezza sul posto di lavoro.
- Periodi di assenza per gravidanza a rischio o puerperio.
- Congedi per la cura di figli con gravi disabilità.
È sempre necessario verificare cosa prevede il proprio CCNL di riferimento, poiché potrebbero esserci ulteriori esclusioni.
Come faccio a sapere quanti giorni di malattia ho fatto?
Per avere un quadro chiaro dei giorni di assenza accumulati, la prima cosa da fare è controllare le proprie buste paga, dove solitamente vengono indicati i giorni di malattia del mese.
In alternativa, è possibile rivolgersi all'ufficio del personale o all'amministrazione della propria azienda, che ha il dovere di fornire un conteggio preciso.
Infine, tramite il portale dell'INPS, è possibile consultare tutti gli attestati di malattia telematici inviati dal proprio medico.
Quando si azzera il periodo di comporto?
L'azzeramento del conteggio dei giorni di malattia dipende da come il CCNL definisce l'arco temporale di riferimento.
Se il riferimento è l'anno solare, il contatore si azzera ogni 1 gennaio.
Se invece il riferimento è l'anno di calendario - o anno mobile - il conteggio è più complesso, perché si devono considerare i 365 giorni precedenti ogni nuovo episodio di malattia, sommando tutti i giorni di assenza in quel lasso di tempo.
Quanti mesi di malattia consecutivi si possono fare?
Spesso si parla di un limite di 6 mesi, circa 180 giorni. Questo è il periodo massimo indennizzato dall'INPS in un anno, ma non coincide necessariamente con il periodo di comporto.
Il numero di mesi di malattia che si possono fare, anche consecutivi, dipende esclusivamente da quanto stabilito dal proprio CCNL. Alcuni contratti prevedono periodi di comporto molto più lunghi, anche di 12 o 18 mesi, soprattutto per i lavoratori con maggiore anzianità di servizio.
Cosa succede se supero i 180 giorni di malattia?
Superare il periodo di comporto previsto dal proprio contratto di lavoro espone al rischio più grave: il licenziamento.
Una volta superato il limite massimo di assenze consentite, il datore di lavoro ha la facoltà di recedere dal contratto di lavoro per "eccessiva morbilità" o, più correttamente, per superamento del periodo di comporto. Non è un licenziamento automatico, ma una possibilità che l'azienda può esercitare.
Cosa fare dopo il superamento del periodo di comporto?
Se ci si avvicina al superamento del limite o lo si è già superato, esistono alcune possibili azioni da intraprendere per tutelarsi:
- Richiedere un periodo di aspettativa non retribuita, se prevista dal CCNL, per motivi di salute o personali.
- Verificare con attenzione il calcolo dei giorni di assenza effettuato dal datore di lavoro, per assicurarsi che sia corretto e non includa periodi che andavano esclusi.
- Impugnare il licenziamento, qualora si ritenga che il calcolo sia errato o che il provvedimento sia illegittimo per altre ragioni.
Agire tempestivamente è cruciale per poter esplorare tutte le opzioni disponibili.
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