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    Computo dipendenti licenziamento: calcolo e tutele

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    Comprendere come si calcola il numero di dipendenti di un'azienda non è solo una questione amministrativa, ma un fattore cruciale che determina diritti e doveri in caso di interruzione del rapporto di lavoro. In questo articolo troverai una guida chiara su come si effettua il conteggio dei lavoratori e quali tutele ne derivano in caso di licenziamento.

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    Come si calcola il numero di dipendenti ai fini del licenziamento?

    Il computo dei dipendenti è il calcolo che determina il regime di tutele applicabile al lavoratore in caso di licenziamento e i costi che l'azienda dovrà sostenere. La soglia più nota è quella dei 15 dipendenti, superata la quale si accede a tutele più significative.

    Il conteggio si basa sulla media dei lavoratori occupati nell'unità produttiva o, in alcuni casi, nell'intera azienda. Questo numero non corrisponde semplicemente al totale delle persone che lavorano per l'impresa, poiché la legge prevede l'inclusione o l'esclusione di specifiche categorie contrattuali.

    Quali lavoratori sono inclusi e quali esclusi dal computo?

    La legge stabilisce criteri precisi per definire quali figure professionali rientrano nel conteggio e quali, invece, ne sono escluse per previsione normativa.

    Rientrano nel calcolo:

    • Lavoratori assunti a tempo pieno e indeterminato: ogni lavoratore conta come una singola unità.
    • Lavoratori part-time: sono conteggiati in proporzione all'orario di lavoro svolto rispetto al tempo pieno. Ad esempio, due dipendenti con un contratto part-time al 50% equivalgono a una unità intera.

    Sono invece esclusi dal calcolo:

    • Apprendisti.
    • Lavoratori assunti con contratti di inserimento.
    • Il coniuge e i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado.
    • Lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa - co.co.co.

    Quali tutele spettano al lavoratore in base al calcolo?

    Le soglie dimensionali, determinate dal computo dei dipendenti, definiscono il regime di tutele a cui il lavoratore ha diritto in caso di licenziamento giudicato illegittimo.

    A seconda del numero di dipendenti, il lavoratore può avere diritto a un risarcimento economico più o meno elevato - che può variare da un minimo di due a un massimo di trentasei mensilità - oppure, nei casi più gravi, alla reintegra sul posto di lavoro. Quest'ultima tutela è prevista per situazioni come il licenziamento discriminatorio o nullo.

    Ci sono altri costi per l'azienda legati al licenziamento?

    Sì, oltre alle eventuali indennità per il lavoratore, in caso di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato che dà diritto alla NASpI, il datore di lavoro è tenuto a versare un contributo specifico, conosciuto come ticket di licenziamento.

    Secondo le normative, nel 2026 l'importo di questo ticket è pari al 41% del massimale mensile di disoccupazione per ogni anno di anzianità aziendale del lavoratore, fino a un tetto massimo di 36 mesi.

    Per un'analisi dettagliata si consiglia di consultare le guide aggiornate o di verificare i parametri direttamente sul portale ufficiale dell'INPS.

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