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    Assenza ingiustificata: nuove regole per il licenziamento

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    Capita di doversi assentare dal lavoro, ma quando questa assenza non viene comunicata o giustificata, le conseguenze possono essere serie, arrivando fino alla perdita del posto. Con le recenti modifiche legislative, è importante conoscere le nuove regole che disciplinano l'interruzione del rapporto di lavoro in questi casi.

    In questo articolo troverai una guida chiara su come funziona la procedura e quali sono i tuoi diritti.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e senza commettere errori, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di assenze dal lavoro e procedure di licenziamento.

    Quando un'assenza viene considerata ingiustificata?

    Un'assenza dal lavoro è considerata "ingiustificata" quando il lavoratore non si presenta al lavoro senza averne dato preventiva comunicazione al datore di lavoro e senza fornire, neanche a posteriori, una valida motivazione supportata da documentazione.

    In sintesi, l'assenza diventa ingiustificata a causa di tre elementi principali:

    • Mancata comunicazione preventiva al datore di lavoro.
    • Assenza di un valido motivo – come malattia, infortunio, permessi previsti dalla legge o dal CCNL.
    • Mancata presentazione della documentazione giustificativa – ad esempio il certificato medico – entro i termini stabiliti dal contratto collettivo applicato.

    Quali sono le nuove regole per l'assenza ingiustificata?

    La novità più rilevante introdotta dalla normativa recente, in particolare dal cosiddetto "Collegato Lavoro" e dalle successive linee guida dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro – INL, riguarda la gestione delle assenze prolungate.

    Se un lavoratore si assenta per un numero di giorni superiore a quello previsto dal suo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) senza fornire alcuna giustificazione, la sua assenza può essere interpretata non più solo come una grave inadempienza che porta al licenziamento, ma come una manifestazione della sua volontà di dimettersi.

    Questa interpretazione prende il nome di "dimissioni di fatto" o "licenziamento silenzioso".

    Quanti giorni di assenza ingiustificata servono per essere licenziati?

    Non esiste un numero di giorni unico e valido per tutti i contratti di lavoro.

    Il numero di giorni di assenza ingiustificata consecutivi che possono portare al licenziamento per giusta causa è stabilito dai singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL).

    Generalmente, questo limite varia dai 3 ai 5 giorni. È fondamentale quindi consultare il proprio CCNL di riferimento per conoscere la soglia esatta. Superato tale limite, l'azienda può avviare la procedura di contestazione disciplinare che può concludersi con il licenziamento.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il termine "licenziamento silenzioso" – o più correttamente "dimissioni presunte" – si riferisce alla nuova procedura secondo cui, in caso di assenza ingiustificata prolungata oltre i limiti del CCNL, il rapporto di lavoro si considera risolto per volontà del lavoratore.

    In pratica, il datore di lavoro invita il dipendente a riprendere servizio e, in caso di mancato rientro, il rapporto cessa come se il lavoratore si fosse dimesso.

    La principale conseguenza per il lavoratore è che, trattandosi di una cessazione assimilata alle dimissioni volontarie, non si ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Come giustificare un'assenza ingiustificata?

    Se ti sei assentato senza preavviso, la cosa più importante è agire tempestivamente.

    La prima azione da compiere è contattare il prima possibile il tuo datore di lavoro o l'ufficio del personale per spiegare la situazione.

    Successivamente, devi fornire la documentazione necessaria per giustificare il motivo dell'assenza, come un certificato medico che attesti lo stato di malattia. Anche se la comunicazione è tardiva, dimostrare la buona fede e la presenza di un reale impedimento può essere determinante per evitare conseguenze disciplinari.

    È obbligatorio dare i 15 giorni di preavviso in questi casi?

    La questione del preavviso è complessa e dipende dalla situazione.

    Nelle dimissioni volontarie tradizionali, il lavoratore è tenuto a rispettare un periodo di preavviso, la cui durata è fissata dal CCNL.

    Nel caso delle "dimissioni di fatto" dovute ad assenza ingiustificata, la situazione è diversa. Il rapporto di lavoro si interrompe a causa del comportamento del lavoratore. Anche se non si tratta di un preavviso formale, il datore di lavoro può richiedere un'indennità sostitutiva per il mancato preavviso.

    Cosa succede se non si danno tutti i giorni di preavviso?

    Quando un lavoratore si dimette senza rispettare il periodo di preavviso previsto dal suo contratto, il datore di lavoro ha il diritto di trattenere una somma dalla busta paga finale.

    Questa trattenuta, chiamata "indennità sostitutiva del preavviso", è pari alla retribuzione che il dipendente avrebbe percepito se avesse lavorato durante i giorni di preavviso non concessi.

    Come dire al capo che non stai bene?

    Prevenire un'assenza ingiustificata è sempre la scelta migliore. Se non ti senti bene e non puoi andare al lavoro, è fondamentale comunicarlo correttamente.

    • Sii tempestivo: avvisa il tuo responsabile prima dell'inizio del tuo turno di lavoro, o comunque il prima possibile.
    • Usa il canale corretto: segui le procedure aziendali – telefonata, email, messaggio tramite software aziendale.
    • Sii chiaro e conciso: non è necessario entrare in dettagli medici, basta comunicare che non puoi lavorare a causa di un problema di salute.
    • Informa sul certificato: comunica che ti recherai dal medico per ottenere il certificato e che lo fornirai secondo le modalità richieste.

    Hai ancora dubbi sull'assenza ingiustificata e le sue conseguenze?

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