Giusto.

    Tutele crescenti dopo 2 anni: guida a cosa cambia

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo

    Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti ha rappresentato una significativa evoluzione nel diritto del lavoro italiano, ridefinendo le protezioni per i lavoratori in caso di licenziamento. Se hai un contratto di questo tipo o stai per firmarne uno, è fondamentale comprendere come funzionano queste tutele e cosa cambia con l'aumentare dell'anzianità di servizio, in particolare dopo i primi due anni.

    In questa guida risponderemo alle domande più comuni su questo argomento, chiarendo il meccanismo di calcolo delle indennità e i diritti dei lavoratori. Per affrontare la situazione con maggiore sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di contratti di lavoro e licenziamenti.

    Cosa vuol dire contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti?

    Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è la forma standard di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato per i lavoratori del settore privato assunti a partire dal 7 marzo 2015.

    La sua caratteristica principale, da cui prende il nome, riguarda la disciplina dei licenziamenti individuali illegittimi. A differenza del passato - dove la regola principale era la reintegrazione nel posto di lavoro - questo contratto prevede una tutela prevalentemente economica.

    Questa tutela è "crescente" perché l'indennità risarcitoria che spetta al lavoratore in caso di licenziamento ingiustificato aumenta in base alla sua anzianità di servizio in azienda.

    Questo tipo di contratto esiste ancora oggi?

    Sì, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è tuttora in vigore. Rappresenta la forma contrattuale ordinaria per tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato, con alcune eccezioni come i dirigenti o i lavoratori domestici.

    Anche se nel tempo ci sono stati interventi normativi e sentenze della Corte Costituzionale che ne hanno modificato alcuni aspetti, la sua struttura fondamentale è rimasta invariata.

    Chi ha introdotto il contratto a tutele crescenti?

    Questo regime contrattuale è stato introdotto dal governo Renzi attraverso uno dei decreti attuativi della legge delega nota come Jobs Act, più precisamente il Decreto Legislativo n. 23 del 4 marzo 2015.

    L'obiettivo della riforma era quello di rendere più flessibile il mercato del lavoro e di incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, rendendo più prevedibili i costi di un eventuale licenziamento per le aziende.

    Un dipendente con questo contratto può essere licenziato?

    Sì, assolutamente. Avere un contratto a tempo indeterminato, anche a tutele crescenti, non significa non poter essere licenziati. Significa che il datore di lavoro può interrompere il rapporto solo se sussiste una valida ragione, altrimenti il licenziamento viene considerato illegittimo.

    La differenza fondamentale rispetto al passato è la conseguenza di un licenziamento illegittimo: la reintegrazione nel posto di lavoro è diventata un'eccezione, limitata a casi di nullità - come licenziamenti discriminatori - o a specifiche ipotesi di licenziamento disciplinare infondato. Nella maggior parte dei casi, la tutela consiste in un risarcimento economico.

    Quali sono i motivi validi per un licenziamento?

    Un dipendente a tempo indeterminato può essere licenziato solo per una causa o un motivo riconosciuto dalla legge. Le ragioni principali sono:

    • Giusta causa: si verifica in caso di una mancanza talmente grave da parte del lavoratore da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto. Il licenziamento è immediato, senza preavviso.
    • Giustificato motivo soggettivo: è legato a un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore, ma meno grave della giusta causa. In questo caso, è previsto il preavviso.
    • Giustificato motivo oggettivo: dipende da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento, come una crisi aziendale o la soppressione di una specifica mansione.

    In caso di licenziamento illegittimo, quante mensilità sono previste?

    Qui entra in gioco il meccanismo delle "tutele crescenti". Se un giudice dichiara il licenziamento illegittimo, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria.

    Questa indennità è pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio.

    La legge prevede un importo minimo di 6 mensilità e un importo massimo di 36 mensilità. Superati i due anni di anzianità, quindi, l'indennità sarà calcolata sulla base degli anni effettivi di servizio, garantendo una protezione economica che cresce nel tempo.

    Quanto costa a un'azienda licenziare un dipendente?

    Il costo per un datore di lavoro è variabile. In caso di licenziamento legittimo, il costo principale è il cosiddetto "ticket di licenziamento", un contributo che l'azienda versa all'INPS per finanziare la NASpI, l'indennità di disoccupazione. A questo si aggiunge l'eventuale costo del preavviso non lavorato.

    Se il licenziamento viene giudicato illegittimo, al costo del ticket si aggiunge quello ben più rilevante dell'indennità risarcitoria da versare al lavoratore, calcolata come spiegato nel punto precedente.

    Quali sono i diritti principali di un lavoratore a tempo indeterminato?

    Oltre alle tutele in caso di licenziamento, un lavoratore a tempo indeterminato gode di numerosi diritti, tra cui:

    • Una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro.
    • Ferie annuali retribuite.
    • Permessi retribuiti.
    • Tredicesima e, se prevista, quattordicesima mensilità.
    • Tutela in caso di malattia, infortunio, maternità e paternità.
    • Diritto al Trattamento di Fine Rapporto - TFR.
    • Diritto alla formazione.

    Esistono svantaggi in un contratto a tempo indeterminato?

    Dal punto di vista del lavoratore, lo svantaggio principale del regime a tutele crescenti, rispetto alla normativa precedente - l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori - è la ridotta possibilità di ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo.

    La tutela è diventata quasi esclusivamente di natura economica, offrendo una certezza sui costi per l'azienda ma una minore sicurezza occupazionale per il dipendente.

    Cos'è il cosiddetto licenziamento silenzioso?

    Il "licenziamento silenzioso", o quiet firing, non è una forma di licenziamento prevista dalla legge, ma un comportamento messo in atto dal datore di lavoro per indurre il dipendente alle dimissioni.

    Si manifesta attraverso azioni come l'emarginazione del lavoratore, la mancata assegnazione di compiti, l'esclusione da progetti e attività di formazione o il demansionamento. Questi comportamenti possono essere illegittimi e, se provati, possono dare diritto a un risarcimento del danno.

    Hai bisogno di chiarimenti sul contratto a tutele crescenti?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o hai dubbi sulle tutele previste dal tuo contratto di lavoro, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle dinamiche dei contratti a tempo indeterminato e delle procedure di licenziamento.

    Parla con un avvocato

    Richiedi una chiamata di confronto gratuita sul tema o leggi l'articolo