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    Corte costituzionale 128/2025: cosa stabilisce

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    La sentenza 128/2025 della Corte costituzionale ha introdotto importanti novità in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, chiarendo aspetti fondamentali che riguardano i diritti dei lavoratori e gli obblighi dei datori di lavoro. Comprendere la portata di questa decisione è cruciale per chiunque si trovi ad affrontare una situazione simile. In questo articolo vedremo insieme, in modo chiaro e semplice, cosa stabilisce questa pronuncia e quali sono le sue conseguenze pratiche.

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    Cosa ha deciso la Corte costituzionale il 24 luglio 2025?

    In data 24 luglio 2025, la Corte costituzionale ha depositato la sentenza numero 128, un provvedimento atteso che interviene in modo significativo sul tema del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

    La decisione si concentra in particolare sul cosiddetto obbligo di repêchage - o ripescaggio - e sulle conseguenze che derivano dalla sua violazione da parte del datore di lavoro.

    Cosa stabilisce quindi la sentenza 128/2025?

    Il punto centrale della sentenza è il rafforzamento della tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo. La Corte ha chiarito che, qualora il motivo oggettivo alla base del licenziamento si riveli insussistente, la conseguenza non può essere un semplice risarcimento economico.

    La pronuncia stabilisce che la tutela corretta in questi casi è la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. In sintesi, la decisione afferma che:

    • L'onere della prova sull'impossibilità di ricollocare il lavoratore spetta interamente al datore di lavoro.
    • Se il datore di lavoro non dimostra di aver fatto tutto il possibile per trovare una posizione alternativa per il dipendente, il licenziamento è illegittimo.
    • L'insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo comporta il diritto del lavoratore alla reintegra.

    Cosa si intende per obbligo di repêchage?

    L'obbligo di repêchage è un principio fondamentale del diritto del lavoro. Esso impone al datore di lavoro, prima di procedere con un licenziamento per ragioni economiche od organizzative, di verificare l'esistenza di posizioni alternative all'interno dell'azienda.

    Questo significa che l'azienda deve provare di non avere altre mansioni - anche di livello inferiore o con diverse responsabilità - da poter assegnare al lavoratore per evitarne il licenziamento. La sentenza 128/2025 ha dato nuovo vigore a questo principio, collegando direttamente la sua violazione alla sanzione più severa, ovvero la reintegra.

    Qual è il legame con la sentenza 16/2025?

    La sentenza 128/2025 si inserisce in un percorso giuridico già tracciato da altre importanti decisioni della Corte, tra cui la numero 16/2025. Entrambe le sentenze mirano a rafforzare le tutele per i lavoratori di fronte a licenziamenti non supportati da ragioni valide e dimostrabili.

    Mentre altre sentenze hanno affrontato aspetti legati al calcolo dell'indennità risarcitoria, la pronuncia 128/2025 si concentra specificamente sulla reintegrazione come rimedio principale quando il motivo oggettivo del licenziamento è inesistente, creando un quadro normativo più coerente e protettivo.

    La Corte costituzionale può pronunciarsi su questi temi?

    Sì, la Corte costituzionale ha il pieno diritto e dovere di pronunciarsi su queste materie. Il suo compito è garantire che le leggi ordinarie - incluse quelle che regolano i licenziamenti - siano conformi ai principi fondamentali della Costituzione italiana.

    Quando una norma sul lavoro viene ritenuta in contrasto con diritti costituzionalmente garantiti, come il diritto al lavoro, la Corte interviene per dichiararne l'illegittimità e ristabilire il corretto equilibrio tra gli interessi delle parti.

    Hai ancora dubbi sulla sentenza 128/2025 e il licenziamento?

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