Affrontare un licenziamento individuale per motivi economici o organizzativi può generare molta incertezza, soprattutto riguardo alla correttezza delle procedure seguite dal datore di lavoro. In questo articolo faremo chiarezza su un punto fondamentale: quando si applicano i criteri di scelta nel licenziamento individuale e quali sono i diritti del lavoratore.
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Cosa sono i criteri di scelta nel licenziamento?
I criteri di scelta sono parametri oggettivi che il datore di lavoro deve utilizzare per individuare il lavoratore o i lavoratori da licenziare nell'ambito di una procedura di riduzione del personale.
La legge - in particolare la n. 223 del 1991 - li ha definiti in modo preciso per le procedure di licenziamento collettivo. Questi criteri sono:
- I carichi di famiglia.
- L'anzianità di servizio.
- Le esigenze tecnico-produttive e organizzative.
Lo scopo di questi criteri è garantire che la scelta del dipendente da licenziare non sia arbitraria, discriminatoria o basata su motivi personali, ma segua una logica trasparente e oggettiva.
I criteri di scelta si applicano sempre al licenziamento individuale?
No, non sempre. È fondamentale capire che l'applicazione di questi criteri è obbligatoria e rigorosamente regolamentata per i licenziamenti collettivi.
Nel caso del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo - GMO - la situazione è più complessa. La legge non prevede un obbligo esplicito di applicare gli stessi identici criteri, ma l'orientamento consolidato dei giudici ha stabilito che il datore di lavoro deve comunque seguire principi di correttezza e buona fede nella sua decisione.
In quali casi specifici si applicano al licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo?
L'applicazione dei criteri di scelta a un singolo licenziamento per GMO dipende dalla situazione concreta che ha portato alla decisione aziendale.
Il caso più comune è la soppressione di una specifica postazione di lavoro. Se in azienda esiste una sola persona che ricopre quella determinata mansione, che non è sostituibile con nessun'altra, allora non sorge un problema di scelta. Il licenziamento riguarderà inevitabilmente quel lavoratore.
Il discorso cambia radicalmente quando il lavoratore da licenziare deve essere scelto tra più dipendenti che svolgono mansioni identiche, o comunque fungibili, vale a dire intercambiabili tra loro.
In questa circostanza, il datore di lavoro non può decidere in modo arbitrario chi licenziare. Deve necessariamente applicare dei criteri di scelta oggettivi, ispirati ai principi di correttezza e buona fede, che molto spesso coincidono con quelli previsti per i licenziamenti collettivi, come l'anzianità e i carichi di famiglia.
Cosa succede se il datore di lavoro non rispetta i criteri di scelta?
Se un datore di lavoro procede a un licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo senza applicare i criteri di scelta, pur in presenza di più lavoratori con mansioni fungibili, il licenziamento è da considerarsi illegittimo.
La mancata o scorretta applicazione dei criteri rende infatti la scelta del lavoratore viziata e potenzialmente arbitraria. In una situazione del genere, il lavoratore ha il diritto di impugnare il licenziamento.
Se il giudice accerta la violazione, al lavoratore viene riconosciuta una tutela indennitaria, ovvero il diritto a ricevere un risarcimento economico il cui importo è stabilito dalla legge.
Qual è la differenza con i criteri previsti per i licenziamenti collettivi?
La differenza principale è la fonte dell'obbligo.
Nei licenziamenti collettivi, l'applicazione dei criteri di scelta - carichi di famiglia, anzianità, esigenze aziendali - è un obbligo imposto direttamente dalla legge.
Nei licenziamenti individuali per GMO, come abbiamo visto, l'obbligo non deriva da una norma specifica ma dall'interpretazione dei giudici, che hanno esteso questi principi per garantire che la scelta dell'imprenditore rispetti sempre i canoni generali di correttezza e buona fede, specialmente quando esiste la necessità di scegliere tra più profili professionali simili.
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