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    Art. 6 d.lgs. 23/2015: la proposta di conciliazione

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    Se hai ricevuto un licenziamento e il datore di lavoro ti ha proposto un accordo economico, è probabile che tu ti stia confrontando con la procedura prevista dalla legge. Comprendere i dettagli di questa offerta è fondamentale per prendere una decisione consapevole. In questo articolo chiariremo in cosa consiste la proposta di conciliazione prevista dall'art. 6 del d.lgs. 23/2015, come funziona e quali sono le implicazioni.

    Per affrontare la situazione con la dovuta preparazione e avere certezze, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti e proposte di conciliazione.

    Cos'è una proposta conciliativa ex art. 6 del D.lgs. n. 23/2015?

    La proposta conciliativa, o offerta di conciliazione, è uno strumento che il datore di lavoro può utilizzare per chiudere in modo rapido e definitivo una controversia legata a un licenziamento.

    In pratica, entro i termini per impugnare il licenziamento, il datore di lavoro offre al lavoratore una somma di denaro. Se il lavoratore accetta questa somma, rinuncia alla possibilità di contestare il licenziamento davanti a un giudice.

    L'importo offerto non è soggetto a tassazione IRPEF né a contribuzione previdenziale e la sua accettazione non pregiudica il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Il decreto legislativo 23 del 2015 cosa dice?

    Il decreto legislativo n. 23 del 2015 è uno dei decreti attuativi della riforma del lavoro conosciuta come Jobs Act.

    La sua principale novità è stata l'introduzione del cosiddetto contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti. Questa normativa si applica a tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015.

    L'idea alla base del decreto è quella di legare le tutele del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo alla sua anzianità di servizio.

    Cosa prevede il Jobs Act in caso di licenziamento?

    Con l'introduzione del contratto a tutele crescenti, il Jobs Act ha modificato profondamente le conseguenze di un licenziamento ritenuto illegittimo dal giudice.

    La regola generale non è più la reintegrazione nel posto di lavoro, ma il diritto del lavoratore a ricevere un'indennità economica. In particolare:

    • La reintegrazione è limitata a casi molto gravi, come i licenziamenti discriminatori, nulli o intimati in forma orale.
    • Per le altre ipotesi di licenziamento illegittimo, il lavoratore ha diritto a un'indennità risarcitoria.
    • L'importo di questa indennità è calcolato in base al numero di anni di servizio prestati dal lavoratore.

    È proprio in questo contesto che si inserisce l'offerta di conciliazione, come strumento per prevenire il contenzioso giudiziario.

    Perché il datore di lavoro offre la conciliazione?

    Il datore di lavoro propone un accordo conciliativo principalmente per una ragione di certezza e per evitare i rischi e i costi di una causa in tribunale.

    Attraverso la conciliazione, l'azienda ottiene un risultato immediato e definitivo, evitando l'incertezza sull'esito del giudizio e la possibilità di essere condannata dal giudice a pagare un importo superiore. In sintesi, è una via per chiudere la questione in modo rapido e con costi prevedibili.

    Cosa succede se si rifiuta la proposta conciliativa?

    Rifiutare la proposta conciliativa è un diritto del lavoratore.

    Se non si accetta l'offerta, la situazione rimane invariata. Il lavoratore che ritiene il proprio licenziamento illegittimo conserva pienamente il diritto di impugnarlo davanti al giudice del lavoro, rispettando i termini di legge.

    Il rifiuto non comporta alcuna penalità, semplicemente apre la strada all'azione legale per far valere le proprie ragioni.

    Cosa c'entra l'art. 6 del D.L. 23/2020?

    È importante non confondere le due normative. L'art. 6 del d.lgs. 23/2015 riguarda l'offerta di conciliazione nel diritto del lavoro.

    L'art. 6 del Decreto Legge n. 23 del 2020, conosciuto come Decreto Liquidità, è invece una norma completamente diversa, emanata durante l'emergenza sanitaria da Covid-19 per supportare la liquidità delle imprese attraverso garanzie statali sui finanziamenti. Le due disposizioni operano in ambiti totalmente differenti.

    Hai altre domande sulla proposta di conciliazione?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o hai bisogno di un parere per capire come muoverti, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di conciliazione previste dal d.lgs. 23/2015.

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