Giusto.

    D.lgs 23/2015: licenziamento e jobs act spiegati semplici

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    Se ti stai informando sulla disciplina del licenziamento dopo il Jobs Act, è probabile che tu stia cercando di capire quali sono i tuoi diritti o come funziona il contratto a tutele crescenti. In questo articolo troverai una spiegazione chiara e semplice di cosa prevede il Decreto legislativo 23/2015 e delle sue conseguenze pratiche.

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    Cos'è il jobs act in parole semplici?

    Il Jobs Act non è una singola legge, ma un insieme di decreti legislativi approvati tra il 2014 e il 2015 con l'obiettivo di riformare il mercato del lavoro in Italia.

    Lo scopo principale era rendere il sistema più flessibile, semplificare le tipologie contrattuali e modificare le norme sui licenziamenti e sugli ammortizzatori sociali, come la NASpI.

    Il D.lgs 23/2015 è uno dei pilastri di questa riforma e riguarda in modo specifico la disciplina dei licenziamenti.

    Decreto legislativo 23 del 2015 cosa dice?

    Il Decreto legislativo 23/2015 ha introdotto il cosiddetto "contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti".

    Questa normativa si applica ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015.

    La sua principale novità riguarda le conseguenze di un licenziamento illegittimo. Invece della reintegrazione nel posto di lavoro - che prima era la regola generale - il decreto ha stabilito come rimedio principale il versamento di un'indennità economica, il cui importo cresce in base all'anzianità di servizio del dipendente.

    La reintegrazione è stata limitata a casi di licenziamento nulli e discriminatori o a specifiche ipotesi di licenziamento disciplinare infondato.

    Chi rientra nel jobs act?

    La disciplina del contratto a tutele crescenti, e quindi del D.lgs 23/2015, si applica a:

    • Lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015.
    • Lavoratori il cui contratto a tempo determinato o di apprendistato sia stato convertito in un contratto a tempo indeterminato dopo il 7 marzo 2015.

    Non rientrano in questa disciplina i lavoratori assunti a tempo indeterminato prima di tale data, per i quali continuano a valere le tutele previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nella sua versione precedente.

    Con il jobs act si può licenziare?

    Sì, con il Jobs Act un datore di lavoro può licenziare un dipendente, così come poteva farlo anche prima della riforma.

    La vera differenza non sta nella possibilità di licenziare, ma nelle conseguenze nel caso in cui il licenziamento venga dichiarato illegittimo da un giudice.

    Come anticipato, la riforma ha reso prevalente il risarcimento economico rispetto alla reintegrazione nel posto di lavoro, rendendo più prevedibile per le aziende il costo di un licenziamento.

    Chi ha un contratto a tempo indeterminato può essere licenziato?

    Assolutamente sì. Avere un contratto a tempo indeterminato non significa non poter essere licenziati.

    Il licenziamento è possibile, ma deve sempre basarsi su una motivazione valida, che può essere:

    • Per giusta causa, in caso di una violazione gravissima da parte del lavoratore.
    • Per giustificato motivo soggettivo, per un inadempimento notevole degli obblighi contrattuali.
    • Per giustificato motivo oggettivo, legato a ragioni economiche, produttive o organizzative dell'azienda.

    Se il licenziamento manca di una di queste motivazioni, è considerato illegittimo e il lavoratore ha diritto a una forma di tutela.

    Qual è l'indennità di licenziamento per le aziende con meno di 15 dipendenti?

    Per i datori di lavoro che non raggiungono i requisiti dimensionali - tipicamente le aziende con meno di 15 dipendenti - il D.lgs 23/2015 prevede un'indennità ridotta.

    In caso di licenziamento illegittimo, l'importo dell'indennità risarcitoria è dimezzato e non può superare il limite massimo di sei mensilità.

    Quanto costa a un'azienda licenziare un dipendente a tempo indeterminato?

    Il costo di un licenziamento per un'azienda dipende da molti fattori.

    In primo luogo, c'è il cosiddetto "ticket di licenziamento", una somma che il datore di lavoro deve versare all'INPS per ogni interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che serve a finanziare la NASpI.

    In secondo luogo, se il licenziamento viene impugnato e dichiarato illegittimo, il costo principale è rappresentato dall'indennità risarcitoria da versare al lavoratore, il cui importo varia in base all'anzianità di servizio e alle dimensioni dell'azienda.

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