Giusto.

    Differenza articolo 18 e Jobs Act: cosa cambia

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    Capire le tutele previste in caso di licenziamento può essere complesso, soprattutto quando si parla di normative storiche come l'articolo 18 e di riforme importanti come il Jobs Act. Le regole che definiscono i diritti del lavoratore sono cambiate in modo significativo, creando un panorama normativo a doppio binario. In questo articolo facciamo chiarezza sulla differenza fondamentale tra i due regimi, spiegando cosa è cambiato e a chi si applicano le nuove e le vecchie regole.

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    Cosa cambia con il Jobs Act?

    La differenza fondamentale tra il regime dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e la riforma del Jobs Act riguarda la conseguenza principale di un licenziamento ritenuto illegittimo dal giudice.

    Prima della riforma, la tutela prevalente era quella del reintegro nel posto di lavoro. Con il Jobs Act, questa protezione è stata in gran parte sostituita da un indennizzo economico.

    La tutela reale, prevista dall’articolo 18, si applicava ai lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti. In caso di licenziamento illegittimo, il giudice poteva annullare il provvedimento e ordinare al datore di lavoro di reintegrare il dipendente, oltre a versargli un risarcimento del danno fino a un massimo di 12 mensilità.

    Il contratto a tutele crescenti, introdotto dal Jobs Act per i contratti a tempo indeterminato stipulati a partire da marzo 2015, ha invece quasi eliminato il reintegro in caso di licenziamento economico ingiustificato. In queste situazioni, il datore di lavoro è tenuto a versare al lavoratore unicamente un indennizzo economico, il cui importo è calcolato in base agli anni di anzianità di servizio.

    Tuttavia, anche con il Jobs Act il reintegro nel posto di lavoro è rimasto possibile, ma solo in casi specifici e di particolare gravità, tra cui:

    • licenziamento discriminatorio, ad esempio per motivi sindacali, di genere o religiosi;
    • licenziamento disciplinare in cui venga dimostrata l'insussistenza materiale del fatto contestato al lavoratore.

    Per chi è ancora valido l'articolo 18?

    La disciplina dell'articolo 18, con la sua previsione della tutela reintegratoria, non è stata cancellata del tutto, ma il suo campo di applicazione è stato fortemente limitato.

    Le vecchie regole continuano ad applicarsi ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015, sempre che lavorino in aziende che superano le soglie dimensionali previste dalla legge, solitamente 15 dipendenti.

    Per tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti dopo tale data, si applica invece la nuova disciplina introdotta dal Jobs Act.

    Cosa significa essere un "dipendente art. 18"?

    L'espressione "dipendente art. 18" si riferisce a un lavoratore che rientra ancora nel campo di applicazione della vecchia normativa, quella precedente alla riforma del Jobs Act.

    In parole semplici, significa essere un lavoratore assunto a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015 in un'azienda con più di 15 dipendenti.

    Per questi dipendenti, la principale tutela contro un licenziamento illegittimo rimane la possibilità di essere reintegrati nel proprio posto di lavoro per ordine di un giudice, una protezione che i nuovi assunti non hanno, se non nelle limitate eccezioni che abbiamo visto.

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