Giusto.

    Dimissioni per giusta causa: quanti mesi senza stipendio?

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    Non ricevere lo stipendio è una situazione frustrante e complessa, che può spingere a considerare le dimissioni per giusta causa. Sapere quando e come agire è fondamentale per tutelare i propri diritti, in particolare l'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI.

    In questo articolo faremo chiarezza su quanti mesi di mancato pagamento sono necessari per poter prendere questa decisione e quali passi compiere. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e capire subito le tue opzioni, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in vertenze di lavoro legate al mancato pagamento della retribuzione.

    La mancata retribuzione è una giusta causa di dimissioni?

    Sì, il mancato o ritardato pagamento dello stipendio costituisce una delle più gravi inadempienze del datore di lavoro. Rappresenta una violazione del suo obbligo principale e fondamentale, quello di corrispondere la retribuzione per la prestazione lavorativa ricevuta.

    Questa inadempienza è considerata talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro. Di conseguenza, il lavoratore ha il diritto di rassegnare le proprie dimissioni con effetto immediato, senza l'obbligo di fornire il preavviso.

    Quanti mesi senza stipendio giustificano le dimissioni?

    La legge non stabilisce un numero esatto di mensilità non pagate superato il quale scatta automaticamente la giusta causa. Il criterio si basa sulla gravità dell'inadempimento del datore di lavoro, valutata caso per caso.

    Tuttavia, la giurisprudenza - cioè le sentenze dei tribunali - ha fornito orientamenti piuttosto chiari. Generalmente, il mancato pagamento di due o tre mensilità consecutive è quasi sempre considerato un motivo sufficiente per giustificare le dimissioni.

    In alcune circostanze, anche il mancato pagamento di una sola mensilità può essere ritenuto grave, soprattutto se il ritardo è notevole e si ripete nel tempo, dimostrando una difficoltà economica persistente dell'azienda.

    Quanto può ritardare il datore di lavoro a pagare lo stipendio?

    La data di pagamento dello stipendio è solitamente fissata dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento, che di norma la stabilisce entro i primi 10 giorni del mese successivo a quello lavorato.

    Un ritardo di pochi giorni non è di per sé sufficiente a integrare una giusta causa di dimissioni. Viene considerato un lieve inadempimento, spesso tollerato. La situazione cambia quando il ritardo diventa sistematico o si protrae per intere settimane, trasformandosi in un'inadempienza grave.

    Quali sono le conseguenze per il datore di lavoro che non paga?

    Il datore di lavoro che non paga lo stipendio o lo paga in grave ritardo va incontro a diverse conseguenze negative, che rappresentano le tutele per il lavoratore.

    Nello specifico, il lavoratore può:

    • Presentare dimissioni per giusta causa, ottenendo così il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI dall'INPS.
    • Agire per vie legali per recuperare le somme non pagate, richiedendo un decreto ingiuntivo.
    • Ottenere il pagamento degli stipendi arretrati comprensivi di interessi e rivalutazione monetaria.
    • Chiedere il risarcimento di eventuali ulteriori danni subiti a causa del mancato pagamento.

    Inoltre, il datore di lavoro è soggetto a sanzioni amministrative da parte dell'Ispettorato del Lavoro.

    Hai ancora dubbi sulle dimissioni per mancata retribuzione?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quali tutele ti spettano, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni per giusta causa e recupero crediti da lavoro.

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