Le dimissioni per giusta causa non possono basarsi su motivi personali, ma solo su un comportamento grave del datore di lavoro che impedisce di continuare a lavorare. L'unico caso in cui un motivo personale è valido è quando dipende da una colpa dell'azienda, come lo stress causato da mobbing: solo in questa situazione, hai diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.
Per capire bene la tua situazione ed evitare passi falsi, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra e parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in dimissioni per giusta causa.
I motivi personali valgono come giusta causa?
No, i motivi personali o familiari non sono una giusta causa di dimissioni, perché non dipendono da un grave inadempimento del datore di lavoro. Se lasci il lavoro per una tua scelta personale, come un trasferimento per seguire la famiglia o una nuova opportunità, si tratta di dimissioni volontarie e devi dare un preavviso.
La giusta causa si verifica solo quando la colpa è del datore di lavoro, per un fatto così grave da non permettere la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno. In questo caso, puoi dimetterti con effetto immediato, senza preavviso.
Quali sono i veri motivi di dimissioni per giusta causa?
I motivi che giustificano le dimissioni immediate derivano sempre da un comportamento grave e scorretto del datore di lavoro. I casi più comuni sono:
- mancato o ripetuto ritardo nel pagamento dello stipendio
- omesso versamento dei contributi previdenziali
- mobbing, cioè comportamenti vessatori e persecutori ripetuti nel tempo
- molestie sessuali sul posto di lavoro
- comportamento ingiurioso o offensivo da parte di un superiore
- dequalificazione professionale, cioè essere spostato a mansioni inferiori rispetto al proprio livello di inquadramento
- trasferimento in un'altra sede senza comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive
- richiesta di compiere atti illeciti
- modifiche peggiorative delle condizioni di lavoro
- gravi violazioni delle norme sulla salute e la sicurezza sul lavoro
E se mi dimetto per stress o depressione?
Le dimissioni per stress, ansia o depressione possono essere considerate per giusta causa solo se queste condizioni di salute sono una conseguenza diretta di un comportamento del datore di lavoro. Per esempio, se lo stress è causato da mobbing, da un carico di lavoro eccessivo o da un ambiente di lavoro ostile.
In questi casi, la perdita del lavoro non è una tua scelta, ma una reazione a una violazione dell'obbligo del datore di lavoro di tutelare la tua integrità fisica e la tua personalità morale. Per far valere la giusta causa, è fondamentale avere la documentazione medica che collega il tuo stato di salute alle condizioni di lavoro.
Cosa mi spetta in caso di dimissioni per giusta causa?
Se ti dimetti per giusta causa, hai diritto alle stesse somme che ti spetterebbero in caso di licenziamento. Il datore di lavoro ti deve pagare:
- tutte le mensilità di stipendio non ancora ricevute
- il Trattamento di Fine Rapporto, cioè il TFR
- le ferie e i permessi maturati e non goduti
- i ratei della tredicesima e della quattordicesima, se prevista dal tuo contratto
- l'indennità sostitutiva del preavviso, cioè una somma pari alla retribuzione che avresti ricevuto se avessi lavorato durante il periodo di preavviso
L'indennità di preavviso ti spetta perché la colpa dell'interruzione del rapporto è del datore di lavoro.
Ho diritto alla NASpI se mi dimetto per giusta causa?
Sì, hai diritto all'indennità di disoccupazione NASpI. Le dimissioni per giusta causa sono uno dei casi in cui la perdita del lavoro è considerata involontaria, e quindi dà accesso al sussidio.
Per ricevere la NASpI devi avere almeno 13 settimane di contributi versati nei quattro anni precedenti le dimissioni. La domanda va presentata all'INPS entro 68 giorni dalla data di fine del rapporto di lavoro.
Come si presentano le dimissioni per giusta causa?
Le dimissioni, anche quelle per giusta causa, devono essere comunicate online tramite una procedura telematica sul portale del Ministero del Lavoro. Puoi farlo in autonomia, accedendo con SPID o CIE, oppure con l'aiuto di un patronato, un sindacato o un consulente del lavoro.
Durante la compilazione, devi selezionare la voce "Dimissioni per giusta causa". Una volta inviato, il modulo arriva in automatico all'azienda e all'Ispettorato del Lavoro.
Oltre alla procedura telematica, è sempre consigliabile inviare prima al datore di lavoro una lettera, tramite PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno, in cui spieghi nel dettaglio i motivi che ti hanno costretto a dimetterti. Questa lettera è una prova importante in caso di contestazioni.
Come posso dimostrare la giusta causa?
L'onere della prova spetta a te. Devi essere in grado di dimostrare i gravi inadempimenti del datore di lavoro che ti hanno portato a dimetterti. Per farlo, è fondamentale raccogliere tutte le prove possibili prima di comunicare le dimissioni.
A seconda del motivo, le prove possono essere:
- documenti, come buste paga non ricevute o comunicazioni scritte
- email, messaggi o registrazioni che testimoniano le pressioni o le offese
- certificati medici che collegano il tuo stato di salute al lavoro
- testimonianze di colleghi o ex colleghi
Cosa succede se il datore di lavoro non è d'accordo?
Il datore di lavoro non può rifiutare le tue dimissioni, ma può contestare che esista una giusta causa. In questo caso, potrebbe trattarle come dimissioni volontarie e non pagarti l'indennità di preavviso.
Se succede, per ottenere quanto ti spetta dovrai rivolgerti al giudice del lavoro. Sarà il tribunale a stabilire se il comportamento del datore di lavoro era abbastanza grave da giustificare le dimissioni senza preavviso.
Cosa succede in pratica
Anna lavora come impiegata nel settore commercio con uno stipendio lordo di 1.800 euro al mese e non riceve lo stipendio da due mesi, gennaio e febbraio. Il 5 marzo invia una lettera di contestazione via PEC e, visto che non riceve risposta, il 15 marzo presenta le dimissioni per giusta causa tramite la procedura telematica.
Il suo contratto nazionale, il CCNL Commercio, prevede un preavviso di due mesi per il suo livello. Anna ha diritto a ricevere le seguenti somme lorde:
| Voce | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Stipendi non pagati | 1.800 euro x 2 mesi | 3.600 euro |
| Ratei 13ª e 14ª non pagati | Rateo mensile: 1.800 euro diviso 12 mesi = 150 euro. Ratei di 2 mesi: 150 euro x 2 = 300 euro. Totale: 300 euro x 2 mensilità | 600 euro |
| Ferie e permessi non goduti | Poniamo 10 giorni residui | 700 euro circa |
| Indennità di preavviso | 1.800 euro x 2 mesi | 3.600 euro |
| Incidenza 13ª e 14ª su preavviso | Calcolo identico ai ratei non pagati | 600 euro |
| TFR maturato | Da calcolare in base all'anzianità | Dipende dal caso |
| Totale lordo spettante | Somma delle voci | Oltre 9.100 euro, più il TFR |
Entro 68 giorni dal 15 marzo, Anna dovrà presentare la domanda di NASpI all'INPS.
Ti serve un aiuto per le dimissioni per giusta causa?
Se la tua situazione è complessa o il datore di lavoro contesta le tue ragioni, può essere difficile far valere i tuoi diritti da solo.
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Fonti: Codice civile · D.lgs. 81/2008 · D.lgs. 22/2015 · D.lgs. 151/2015