Se stai valutando di interrompere il tuo rapporto di lavoro, è fondamentale conoscere le opzioni a tua disposizione. Comprendere a fondo le differenze tra dimissioni volontarie e risoluzione consensuale è il primo passo per prendere una decisione consapevole, soprattutto per le conseguenze che questa scelta può avere sul tuo diritto all'indennità di disoccupazione NASpI. In questo articolo faremo chiarezza proprio su questi aspetti.
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Qual è la differenza tra dimissioni volontarie e risoluzione consensuale?
Sebbene entrambi portino alla fine del rapporto di lavoro, dimissioni volontarie e risoluzione consensuale sono due istituti giuridici molto diversi, principalmente per la volontà che li determina.
Le dimissioni volontarie rappresentano un atto unilaterale. Questo significa che è una decisione presa esclusivamente dal lavoratore, che sceglie di recedere dal contratto di lavoro e la comunica al datore di lavoro, rispettando i termini di preavviso previsti dal suo CCNL.
La risoluzione consensuale, invece, è un accordo bilaterale. In questo caso, datore di lavoro e lavoratore concordano insieme di porre fine al rapporto. La "cessazione per risoluzione consensuale" è quindi il risultato di un patto tra le parti, che viene formalizzato in un apposito documento firmato da entrambi.
In sintesi, le differenze principali sono:
- Volontà: unilaterale nelle dimissioni, bilaterale nella risoluzione consensuale.
- Procedura: le dimissioni richiedono una procedura telematica obbligatoria, la risoluzione si formalizza con un accordo scritto.
- Accesso alla NASpI: le condizioni per accedere all'indennità di disoccupazione cambiano in modo significativo tra i due casi.
Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?
Di norma, la risoluzione consensuale non dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, perché lo stato di disoccupazione non è considerato involontario.
Tuttavia, esistono delle eccezioni specifiche in cui il lavoratore può accedere alla NASpI anche dopo una risoluzione consensuale. Queste situazioni includono:
- Risoluzione raggiunta nell'ambito della procedura di conciliazione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
- Risoluzione in seguito al trasferimento del lavoratore a un'altra sede distante più di 50 km dalla sua residenza o raggiungibile in più di 80 minuti con i mezzi pubblici.
- Risoluzione del rapporto di lavoro con un accordo collettivo aziendale che prevede un incentivo all’esodo.
- Risoluzione durante il periodo tutelato di maternità.
Come avere la NASpI con dimissioni volontarie?
Anche nel caso delle dimissioni volontarie, la regola generale è che non si ha diritto alla NASpI. Lo stato di disoccupazione, infatti, deriva da una scelta del lavoratore e non da un evento indipendente dalla sua volontà.
Esistono però le cosiddette dimissioni per giusta causa, che vengono equiparate a uno stato di disoccupazione involontaria e danno quindi diritto alla NASpI. Le principali casistiche di dimissioni per giusta causa sono:
- Mancato o ritardato pagamento della retribuzione.
- Comportamenti riconducibili al mobbing da parte del datore di lavoro.
- Modifiche peggiorative delle mansioni lavorative.
- Molestie sessuali sul luogo di lavoro.
- Trasferimento del lavoratore senza che sussistano le "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive" previste dalla legge.
- Dimissioni presentate dalla lavoratrice madre durante il periodo tutelato.
Cosa comporta per il datore di lavoro la risoluzione consensuale?
Per il datore di lavoro, la risoluzione consensuale offre un vantaggio importante: la certezza della chiusura del rapporto di lavoro.
Stipulando un accordo, si evitano potenziali futuri contenziosi legati a un licenziamento, come un'impugnazione da parte del lavoratore. Spesso, questo tipo di accordo prevede anche una transazione economica a favore del lavoratore, chiamata incentivo all'esodo, per rendere più vantaggiosa l'accettazione della risoluzione.
La risoluzione consensuale prevede un contributo di licenziamento?
Sì. Quando la risoluzione consensuale rientra in uno dei casi che danno diritto alla NASpI per il lavoratore, il datore di lavoro è tenuto a versare all'INPS il cosiddetto "ticket di licenziamento".
Si tratta di un contributo economico che ha lo scopo di finanziare l'indennità di disoccupazione che verrà poi erogata al lavoratore.
È meglio dare le dimissioni o essere licenziati?
Non esiste una risposta unica a questa domanda, poiché la scelta migliore dipende interamente dalla situazione personale e professionale del lavoratore.
Le dimissioni volontarie offrono al lavoratore il pieno controllo sulla decisione e sui tempi, ma generalmente escludono l'accesso alla NASpI, a meno che non sussista una giusta causa.
Il licenziamento, d'altra parte, è una decisione del datore di lavoro e di solito garantisce l'accesso alla NASpI - a eccezione del licenziamento per giusta causa. Subire un licenziamento, tuttavia, implica una perdita di controllo sulla propria situazione lavorativa.
La risoluzione consensuale si pone come una via di mezzo, un compromesso che, se ben negoziato, può portare vantaggi a entrambe le parti.
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