Se stai valutando di interrompere il tuo rapporto di lavoro, è fondamentale conoscere la procedura corretta per presentare le tue dimissioni. In questa guida troverai tutti i passaggi necessari per comunicare la tua decisione in modo valido attraverso il portale del Ministero del Lavoro, come previsto dalla normativa attuale.
Per avere la certezza di non commettere errori procedurali e gestire la pratica con serenità, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di dimissioni volontarie.
Quali sono i passaggi per dare le dimissioni volontarie?
La legge prevede che le dimissioni volontarie, così come la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, debbano essere comunicate esclusivamente per via telematica. Questa procedura è stata introdotta per contrastare il fenomeno delle "dimissioni in bianco".
La comunicazione online è obbligatoria per tutti i lavoratori del settore privato. Esistono però delle eccezioni, come ad esempio:
- I lavoratori domestici.
- I lavoratori durante il periodo di prova.
- I dipendenti pubblici.
- I lavoratori marittimi.
- Le lavoratrici in gravidanza o le lavoratrici e i lavoratori nei primi tre anni di vita del bambino, che devono convalidare le dimissioni presso l'Ispettorato territoriale del lavoro.
Per tutti gli altri casi, i passaggi da seguire sono i seguenti:
- Accesso al portale: È necessario accedere al portale Servizi Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tramite SPID o Carta d'Identità Elettronica - CIE.
- Compilazione del modulo: Una volta effettuato l'accesso, si deve selezionare l'opzione "Dimissioni Volontarie" e compilare il modulo online. Verranno richiesti i dati anagrafici del lavoratore, i dati del datore di lavoro, la data di inizio del rapporto di lavoro e la data di decorrenza delle dimissioni, che corrisponde al giorno successivo all'ultimo giorno di lavoro, tenendo conto del preavviso.
- Invio e ricevuta: Dopo aver compilato tutti i campi, il sistema genera un documento in formato PDF con un codice identificativo e la data di trasmissione. La comunicazione viene inviata automaticamente all'indirizzo PEC del datore di lavoro e all'Ispettorato territoriale del lavoro competente.
In alternativa, è possibile rivolgersi a soggetti abilitati come patronati, organizzazioni sindacali, enti bilaterali o consulenti del lavoro, che possono eseguire la procedura per conto del lavoratore.
Cosa mi spetta se mi licenzio volontariamente?
Quando un lavoratore decide di dare le dimissioni, ha comunque diritto a ricevere le spettanze di fine rapporto. Queste includono:
- Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR, maturato fino alla data di cessazione del rapporto.
- I ratei delle mensilità aggiuntive, come la tredicesima e l'eventuale quattordicesima.
- Le ferie e i permessi maturati e non goduti.
- L'ultima retribuzione per il periodo lavorato nel mese delle dimissioni.
È importante sottolineare che, salvo casi specifici come le dimissioni per giusta causa, il lavoratore che si dimette volontariamente non ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI.
È meglio licenziarsi o farsi licenziare?
Questa è una domanda complessa e la risposta dipende interamente dalla situazione personale e professionale del lavoratore. Non esiste una scelta migliore in assoluto, ma due percorsi con conseguenze diverse.
Licenziarsi - ovvero presentare le dimissioni volontarie - offre al lavoratore il pieno controllo sulla decisione e sui tempi, ma come visto, preclude generalmente l'accesso alla NASpI.
Essere licenziati, d'altra parte, consente di accedere agli ammortizzatori socialicome la NASpI, ma significa subire una decisione altrui che potrebbe non arrivare mai o arrivare in tempi non desiderati.
In alcune situazioni, è possibile percorrere la strada della risoluzione consensuale, un accordo tra lavoratore e datore di lavoro che, se avviene in una sede protetta, può dare diritto alla NASpI.
Come funzionano le dimissioni nel pubblico impiego?
La procedura per i dipendenti della pubblica amministrazione è differente. Non si utilizza il portale telematico del Ministero del Lavoro.
Il dipendente pubblico che intende dimettersi deve presentare una comunicazione scritta direttamente alla propria amministrazione di appartenenza.
Questa comunicazione deve essere inviata con un congruo preavviso e solitamente tramite canali formali come la Posta Elettronica Certificata - PEC o una raccomandata con ricevuta di ritorno, seguendo le specifiche procedure indicate dal proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL.
Qual è il periodo di preavviso per le dimissioni nella pubblica amministrazione?
Il periodo di preavviso per i dipendenti pubblici non è fisso, ma viene stabilito dal CCNL del comparto di riferimento - ad esempio Sanità, Funzioni Centrali, Istruzione e Ricerca.
La durata del preavviso dipende da due fattori principali:
- L'anzianità di servizio del dipendente.
- Il suo livello di inquadramento contrattuale.
In genere, maggiore è l'anzianità e più alto è il livello, più lungo sarà il periodo di preavviso da rispettare. Il mancato rispetto del preavviso può comportare una trattenuta in busta paga pari alla retribuzione corrispondente ai giorni di preavviso non lavorati, conosciuta come indennità di mancato preavviso.
Hai ancora domande sulla procedura di dimissioni volontarie?
Se desideri un parere sulla tua situazione specifica o hai bisogno di supporto per gestire correttamente ogni passaggio, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nella gestione delle dimissioni volontarie e dei rapporti di lavoro.



