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    Dimissioni volontarie e naspi: quando spetta e come fare

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    Se stai valutando di lasciare il tuo posto di lavoro, è naturale chiedersi se questa scelta possa compromettere il diritto a ricevere un sostegno al reddito. Comprendere le regole che legano le dimissioni volontarie all'indennità di disoccupazione NASpI è fondamentale per prendere una decisione informata. In questo articolo troverai informazioni chiare su quando le dimissioni volontarie danno diritto alla NASpI e quali sono i passi da seguire per non perdere questa possibilità.

    Per affrontare la situazione con la giusta preparazione ed evitare errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni e accesso alla NASpI.

    Come prendere la disoccupazione con dimissioni volontarie?

    La regola generale prevede che la NASpI non spetti a chi si dimette volontariamente, poiché lo stato di disoccupazione è causato da una scelta del lavoratore e non da un evento indipendente dalla sua volontà.

    Tuttavia, esistono importanti eccezioni a questa regola. L'indennità di disoccupazione è infatti riconosciuta quando le dimissioni non sono realmente volontarie, ma sono state presentate per "giusta causa", ovvero a seguito di un grave inadempimento del datore di lavoro che non consente la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto.

    I casi più comuni di dimissioni per giusta causa includono:

    • Mancato o ritardato pagamento della retribuzione.
    • Aver subito molestie sessuali sul luogo di lavoro.
    • Modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative.
    • Mobbing, ovvero crollo dell'equilibrio psico-fisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori.
    • Trasferimento del lavoratore da una sede a un'altra senza che vi siano le "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive" previste dalla legge.

    Oltre alla giusta causa, la NASpI spetta anche alla lavoratrice madre che si dimette durante il periodo di tutela per la maternità - da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del bambino - e al lavoratore padre che si dimette durante il periodo di congedo di paternità obbligatorio o alternativo.

    Se mi licenzio per depressione, ho diritto alla disoccupazione?

    Sì, le dimissioni rassegnate a causa di una patologia come la depressione o il burnout possono essere considerate per giusta causa, ma a condizioni precise.

    Perché le dimissioni di questo tipo diano diritto alla NASpI, è indispensabile poter dimostrare un nesso causale diretto tra la patologia e l'ambiente di lavoro.

    In altre parole, la depressione o lo stato di esaurimento nervoso devono essere una conseguenza di comportamenti illeciti del datore di lavoro, come mobbing, demansionamento o un carico di lavoro eccessivo e non sostenibile. Sarà necessario un certificato medico che attesti la condizione e la sua correlazione con le condizioni lavorative.

    Come dare le dimissioni per non perdere la disoccupazione?

    Per formalizzare le dimissioni per giusta causa e mantenere il diritto alla NASpI, la procedura è la stessa delle dimissioni volontarie ordinarie.

    Il lavoratore deve presentare le dimissioni in via telematica, utilizzando il portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Durante la compilazione del modulo online, è fondamentale selezionare l'opzione "Dimissioni per giusta causa" nel campo dedicato alla tipologia di comunicazione.

    È importante raccogliere tutta la documentazione utile a provare la giusta causa - come email, messaggi, lettere di richiamo ingiustificate o certificati medici - nel caso in cui l'INPS o il datore di lavoro contestino la motivazione.

    Qual è la differenza tra dimissioni volontarie e risoluzione consensuale?

    Sebbene entrambe portino alla cessazione del rapporto di lavoro, dimissioni e risoluzione consensuale sono due istituti giuridici molto diversi.

    Le dimissioni volontarie sono un atto unilaterale, ovvero una decisione presa esclusivamente dal lavoratore.

    La risoluzione consensuale, invece, è un accordo tra lavoratore e datore di lavoro per porre fine al rapporto. Questo tipo di accordo, se raggiunto in una sede protetta - come l'Ispettorato Territoriale del Lavoro - o nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, dà diritto alla NASpI.

    Quali sono le nuove regole per le dimissioni volontarie e la NASpI nel 2025?

    Le discussioni su una possibile estensione della NASpI anche ad alcuni casi di dimissioni volontarie non per giusta causa sono ricorrenti nel dibattito pubblico. Talvolta, si leggono notizie riguardo a novità previste per il futuro, come per il 2025 o il 2026.

    Tuttavia, è fondamentale attenersi alla normativa attualmente in vigore. Ad oggi, la legge non è cambiata: l'accesso alla NASpI a seguito di dimissioni volontarie è limitato esclusivamente ai casi di giusta causa e alle altre eccezioni previste, come quelle per la tutela della maternità e paternità.

    Qualsiasi futura modifica dovrà essere introdotta da un'apposita legge o da un decreto e, fino a quel momento, le regole restano quelle descritte in questo articolo.

    Quante settimane per NASpI dopo dimissioni volontarie?

    Se le dimissioni rientrano nei casi che danno diritto alla disoccupazione, la durata della NASpI è calcolata esattamente come per le altre tipologie di cessazione involontaria del rapporto.

    L'indennità spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi quattro anni.

    In ogni caso, la durata massima della NASpI non può superare i 24 mesi.

    Hai ancora dubbi su dimissioni volontarie e NASpI?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o hai bisogno di un parere per capire se le tue dimissioni possono rientrare in un caso di giusta causa, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di dimissioni che danno diritto alla NASpI.

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