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    Dopo 2 mesi di malattia: guida a comporto e licenziamento

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    Affrontare un periodo di malattia prolungato è una situazione delicata, che spesso porta con sé dubbi e preoccupazioni riguardo al proprio futuro lavorativo. Se ti stai chiedendo cosa possa accadere al tuo posto di lavoro dopo due o più mesi di assenza, in questa guida troverai le risposte ai quesiti più importanti sul periodo di comporto e sulle tutele previste dalla legge.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e chiarezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina e parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di tutele del lavoratore durante la malattia e licenziamenti.

    Cos’è il periodo di comporto e perché è importante dopo una lunga malattia?

    Il periodo di comporto è il lasso di tempo massimo durante il quale un lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del proprio posto di lavoro.

    Durante questo periodo, che non è uguale per tutti, il datore di lavoro non può licenziare il dipendente assente. Superata questa soglia, invece, il licenziamento diventa una possibilità concreta.

    La durata del comporto è stabilita dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - i CCNL - e varia in base a diversi fattori, come:

    • L'anzianità di servizio del dipendente.
    • La sua qualifica - impiegato, operaio o quadro.
    • Il settore di appartenenza - commercio, metalmeccanico, ecc.

    Esistono due tipi di comporto: secco, quando si calcola una singola e ininterrotta assenza per malattia, e per sommatoria, quando si contano i giorni di diverse assenze avvenute in un determinato arco temporale, solitamente l'anno solare.

    Quanti mesi di malattia si possono fare in modo continuativo?

    Non esiste una risposta unica, poiché la durata massima dell'assenza continuativa per malattia, prima di superare il comporto, dipende esclusivamente da quanto previsto dal proprio CCNL di riferimento.

    Un esempio molto comune è quello del CCNL Commercio, che per un impiegato prevede un comporto di 180 giorni in un anno solare. Ciò significa che un lavoratore può assentarsi per malattia, anche in modo continuativo, fino a un massimo di 180 giorni senza rischiare il licenziamento.

    Per conoscere la durata esatta del tuo periodo di comporto, è fondamentale consultare il contratto collettivo applicato al tuo rapporto di lavoro.

    Cosa succede quando finiscono i 180 giorni di malattia?

    I 180 giorni non sono una soglia universale, ma rappresentano una durata molto comune per il periodo di comporto prevista da diversi CCNL, come quello del settore Terziario e Commercio.

    Una volta esauriti i giorni di comporto previsti dal proprio contratto, il datore di lavoro acquisisce il diritto di licenziare il lavoratore.

    È importante sottolineare che il licenziamento non è automatico. Il datore di lavoro deve comunicare la sua decisione per iscritto e con tempestività. Se non lo fa, la sua inazione potrebbe essere interpretata come una rinuncia al diritto di licenziare.

    Quando il datore di lavoro può licenziare per malattia?

    Il licenziamento per malattia è legittimo solo e soltanto quando il lavoratore supera il periodo di comporto stabilito dal CCNL applicato.

    Qualsiasi licenziamento intimato prima del superamento di tale limite è da considerarsi nullo e può essere impugnato.

    Il datore di lavoro, una volta superato il comporto, può procedere con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, motivandolo con la necessità di riorganizzare l'attività produttiva a fronte della prolungata assenza del dipendente.

    Come si rientra al lavoro dopo una lunga malattia?

    Se la malattia termina prima del superamento del comporto, il rientro al lavoro segue una procedura precisa.

    Per assenze superiori ai 60 giorni continuativi, è obbligatoria una visita medica con il medico competente aziendale. Questa visita serve a verificare l'idoneità del lavoratore a riprendere le sue mansioni specifiche.

    Solo dopo aver ricevuto il parere di idoneità da parte del medico, il dipendente può effettivamente tornare a svolgere le proprie attività lavorative.

    Chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione?

    Sì, il lavoratore licenziato per superamento del periodo di comporto ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione, conosciuta come NASpI.

    Questo avviene perché il licenziamento per malattia è considerato una perdita involontaria del posto di lavoro, che è il requisito fondamentale per accedere a questa prestazione erogata dall'INPS.

    Per ottenere la NASpI, il lavoratore deve presentare un'apposita domanda all'INPS entro i termini previsti dalla legge.

    Chi viene licenziato per superamento del comporto ha diritto al TFR?

    Assolutamente sì. Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - è un diritto che matura in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa.

    Anche in caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto, il lavoratore ha pieno diritto a ricevere la liquidazione del TFR accumulato durante gli anni di servizio.

    Vuoi capire meglio la tua situazione dopo due mesi di malattia?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e comprendere appieno i tuoi diritti e le tutele a tua disposizione, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti dovuti al superamento del periodo di malattia.

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