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    Malattia oltre i 6 mesi: chi paga e cosa succede

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    Un'assenza per malattia che si protrae oltre i 180 giorni può generare molta incertezza, sia dal punto di vista economico che per la stabilità del proprio posto di lavoro. In questo articolo, faremo chiarezza su cosa accade al termine di questo periodo, chi è tenuto a pagare e quali sono i possibili scenari che si possono presentare.

    Per affrontare questa situazione con maggiore sicurezza e avere certezze sui tuoi diritti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di diritto del lavoro e tutele per la malattia prolungata.

    Quando smette di pagare l'INPS?

    La prima informazione fondamentale da conoscere è che l'INPS eroga l'indennità di malattia per un periodo massimo di 180 giorni nell'arco di un anno solare.

    L'anno solare va dal 1° gennaio al 31 dicembre. Questo significa che, una volta raggiunto il limite di 180 giorni di indennità in un singolo anno, l'INPS interrompe i pagamenti.

    Chi paga la malattia dopo i 6 mesi?

    Superati i 180 giorni di malattia indennizzati dall'INPS, la situazione cambia in modo significativo.

    Salvo diverse e più favorevoli disposizioni previste dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - applicato, il datore di lavoro non è più obbligato a corrispondere la retribuzione al dipendente.

    Di fatto, dal 181° giorno in poi, il lavoratore non riceve più né l'indennità INPS né, nella maggior parte dei casi, lo stipendio. È quindi essenziale verificare cosa prevede il proprio CCNL di riferimento.

    Cosa succede se si superano i 180 giorni di malattia?

    Il superamento dei 180 giorni di malattia non riguarda solo l'aspetto economico, ma anche la conservazione del posto di lavoro. Entra qui in gioco il concetto di "periodo di comporto".

    Il periodo di comporto è il lasso di tempo massimo di assenza per malattia durante il quale il lavoratore ha diritto a mantenere il proprio posto di lavoro. La durata di questo periodo è stabilita dai singoli CCNL e può essere più lunga dei 180 giorni indennizzati dall'INPS.

    Una volta superato anche il periodo di comporto previsto dal contratto, il datore di lavoro ha la facoltà di procedere con il licenziamento per superamento del periodo di comporto.

    Cosa si può fare al termine dei 180 giorni di malattia?

    Al termine del periodo indennizzato dall'INPS e in prossimità della scadenza del periodo di comporto, il lavoratore ha diverse opzioni da poter valutare, a seconda della sua situazione e di quanto previsto dal CCNL.

    Le principali strade percorribili sono:

    • Richiedere un periodo di aspettativa non retribuita per motivi di salute, se il contratto collettivo lo consente.
    • Verificare se il CCNL prevede un "comporto prolungato" per patologie di particolare gravità.
    • Valutare la possibilità di richiedere l'assegno ordinario di invalidità, qualora sussistano i requisiti sanitari e contributivi richiesti dalla legge.
    • In caso di licenziamento, verificare i requisiti per poter accedere all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Hai ancora dubbi sulla malattia oltre i 6 mesi?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e comprendere quali sono i passi più corretti da compiere, compila il modulo che trovi qui sotto.

    Potrai parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle questioni legate al superamento del periodo di comporto e alla tutela del lavoratore.

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