Giusto.

    Licenziamento per assenza e naspi: dopo quanti giorni?

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    Assentarsi dal lavoro senza una valida giustificazione è una situazione delicata che può avere conseguenze serie sul rapporto professionale e sull'accesso agli ammortizzatori sociali. Se ti trovi in questa condizione o stai valutando le tue opzioni, è fondamentale conoscere le regole e i tuoi diritti.

    In questo articolo, faremo chiarezza su quanti giorni di assenza sono necessari per un licenziamento e su come questo influisce sul diritto alla NASpI, alla luce delle recenti novità normative. Per affrontare la situazione con sicurezza e avere certezze, ti suggeriamo di compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti disciplinari e richieste di indennità di disoccupazione.

    Quando scatta il licenziamento per assenza ingiustificata?

    Non esiste una regola unica valida per tutti i lavoratori. Il numero di giorni di assenza ingiustificata che possono portare al licenziamento è stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento.

    In genere, questo periodo varia da un minimo di 3 a un massimo di 15 giorni consecutivi. Superata la soglia prevista dal proprio CCNL, il datore di lavoro può avviare una procedura disciplinare che, se confermata, porta al licenziamento per giusta causa.

    Chi viene licenziato per assenza ingiustificata ha diritto alla NASpI?

    Sì, nella maggior parte dei casi. Il licenziamento disciplinare per giusta causa, che include quello per assenza ingiustificata entro i limiti del CCNL, è considerato una perdita involontaria del posto di lavoro.

    Di conseguenza, il lavoratore licenziato per questo motivo ha pieno diritto a presentare la domanda per l'indennità di disoccupazione NASpI, a patto di possedere anche tutti gli altri requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge.

    Che tipo di licenziamento non dà diritto alla NASpI?

    Esiste un'importante novità normativa da considerare. Se l'assenza ingiustificata si protrae oltre una certa soglia - solitamente 15 giorni, salvo diverse indicazioni del CCNL - la legge può interpretare questo comportamento come una volontà del lavoratore di terminare il rapporto.

    In questo scenario, non si parla più di licenziamento, ma di "dimissioni di fatto". Poiché le dimissioni sono un atto volontario, non si ha diritto alla NASpI. Per approfondire questo aspetto, è utile consultare la circolare ufficiale pubblicata sul sito dell'INPS.

    Cosa succede se non mi presento a lavoro per 3 giorni?

    Un'assenza di 3 giorni è già un inadempimento contrattuale serio. Il datore di lavoro avvierà quasi certamente una contestazione disciplinare formale, chiedendoti di fornire una giustificazione entro un termine stabilito.

    A seconda di quanto previsto dal tuo CCNL, 3 giorni di assenza potrebbero essere la soglia minima per avviare la procedura di licenziamento.

    Quanti giorni si possono fare di assenza ingiustificata?

    È importante chiarire che non esiste un numero "sicuro" di giorni di assenza ingiustificata. Qualsiasi assenza non comunicata e non motivata rappresenta una violazione degli obblighi contrattuali.

    Le conseguenze possono variare in base alla durata e alle norme del CCNL di riferimento, e possono includere:

    • Un richiamo scritto formale.
    • Una sanzione disciplinare, come una multa o la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione.
    • Il licenziamento, una volta superata la soglia di giorni prevista.

    Chi viene licenziato per assenza ingiustificata ha diritto al TFR?

    Sì, assolutamente. Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - è un diritto che matura durante tutta la vita lavorativa e spetta al lavoratore indipendentemente dal motivo per cui il rapporto di lavoro cessa.

    Il datore di lavoro è sempre obbligato a corrispondere il TFR, anche in caso di licenziamento per giusta causa.

    Come posso farmi licenziare senza perdere la NASpI?

    La NASpI spetta in tutti i casi in cui la perdita del lavoro è considerata involontaria. Questo significa che l'accesso all'indennità è garantito non solo in caso di licenziamento per assenza ingiustificata, ma anche in altre situazioni, come:

    • Licenziamento per giustificato motivo soggettivo o oggettivo.
    • Dimissioni per giusta causa - ad esempio per mancato pagamento dello stipendio.
    • Risoluzione consensuale del rapporto avvenuta in specifiche sedi protette.

    Le dimissioni volontarie, al di fuori della giusta causa, escludono invece il diritto alla NASpI.

    Cos'è il licenziamento silenzioso?

    Il "licenziamento silenzioso", o "quiet firing", non è una procedura legale formale. È un termine usato per descrivere un insieme di comportamenti da parte del datore di lavoro volti a creare un ambiente di lavoro ostile o a marginalizzare un dipendente, con l'obiettivo di spingerlo a dare le dimissioni.

    Questa pratica non ha nulla a che vedere con il licenziamento per assenza e può, in alcuni casi, configurare condotte illecite come il demansionamento o il mobbing.

    Quanto trattiene l'INPS per assenza ingiustificata?

    L'INPS non effettua alcuna trattenuta o decurtazione legata all'assenza ingiustificata. La questione non riguarda l'importo, ma l'accesso stesso al diritto.

    Se l'assenza porta a un licenziamento per giusta causa, la NASpI, se spetta, viene erogata per intero. Se invece l'assenza prolungata viene interpretata come dimissioni di fatto, il diritto alla NASpI viene meno del tutto.

    Hai ancora dubbi sul licenziamento per assenza e la NASpI?

    Qualora desiderassi valutare la tua situazione specifica e capire quali passi compiere, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento per assenza ingiustificata e nel diritto alla NASpI.

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