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    3 giorni di assenza ingiustificata: scatta il licenziamento?

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    L'assenza ingiustificata dal lavoro è una situazione delicata che può generare ansia e incertezza sia per il dipendente che per l'azienda. Se ti trovi in questa condizione o temi di incorrere in conseguenze disciplinari, in questo articolo troverai risposte chiare su cosa prevede la legge e quali sono i tuoi diritti. Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e senza commettere errori, ti invitiamo a compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti disciplinari per assenza ingiustificata.

    Dopo tre giorni di assenza ingiustificata scatta automaticamente il licenziamento?

    No, il licenziamento non è mai una conseguenza automatica dell'assenza, neanche dopo tre giorni.

    La legge non stabilisce una regola unica valida per tutti, ma affida la gestione di queste situazioni ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - i cosiddetti CCNL.

    Inoltre, prima di poter procedere con un eventuale licenziamento, il datore di lavoro è obbligato a seguire una specifica procedura disciplinare, che inizia con una contestazione formale inviata al lavoratore.

    Quanti giorni di assenza ingiustificata servono per essere licenziato?

    Il numero di giorni di assenza ingiustificata che possono portare al licenziamento varia in base al CCNL applicato al tuo rapporto di lavoro. È fondamentale consultare il proprio contratto per avere una risposta precisa.

    A titolo di esempio, alcuni dei principali CCNL prevedono soglie diverse:

    • CCNL Commercio: il licenziamento per giusta causa può scattare dopo 4 giorni di assenza ingiustificata.
    • CCNL Metalmeccanici: il licenziamento è previsto superati i 4 giorni di assenza consecutivi.
    • CCNL Pubblico Impiego: sono previsti 3 giorni di assenza consecutivi o 7 giorni nell'arco di un biennio per il licenziamento con preavviso, che diventa per giusta causa superati i 10 giorni in un anno.

    Questi sono solo esempi, perciò verificare il proprio contratto rimane il passo più importante.

    Quando può scattare il licenziamento per assenza ingiustificata?

    Il licenziamento può scattare solo al termine di un preciso iter formale, conosciuto come procedimento disciplinare. L'assenza, anche se prolungata, non è sufficiente da sola a interrompere il rapporto di lavoro.

    La procedura prevede questi passaggi obbligatori:

    • Lettera di contestazione: il datore di lavoro deve inviare una comunicazione scritta al dipendente, descrivendo i fatti contestati - in questo caso l'assenza - e invitandolo a fornire giustificazioni.
    • Termine per la difesa: il lavoratore ha 5 giorni di tempo dal ricevimento della lettera per presentare le proprie giustificazioni, per iscritto o di persona.
    • Decisione del datore di lavoro: solo dopo aver ricevuto e valutato le giustificazioni del dipendente - o dopo che i 5 giorni sono trascorsi senza risposta - il datore può decidere quale sanzione applicare, che può arrivare fino al licenziamento.

    Cosa succede se vieni licenziato per assenza ingiustificata?

    Se il datore di lavoro decide di procedere con il licenziamento per giusta causa a seguito di un'assenza ingiustificata, il rapporto di lavoro cessa immediatamente, senza periodo di preavviso.

    Al lavoratore spettano comunque:

    • La liquidazione delle competenze di fine rapporto, come il Trattamento di Fine Rapporto - TFR.
    • Il pagamento delle ferie e dei permessi maturati e non goduti.
    • La consegna dei documenti necessari, come la Certificazione Unica e le buste paga.

    Chi viene licenziato per assenza ingiustificata ha diritto alla disoccupazione NASpI?

    Sì, generalmente chi viene licenziato per assenza ingiustificata - che rientra nel licenziamento per giusta causa - ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI erogata dall'INPS.

    Questo perché la NASpI spetta a tutti i lavoratori che perdono il lavoro in modo involontario. Il licenziamento, anche se motivato da una colpa del dipendente, è considerato una cessazione involontaria del rapporto.

    Per ottenere la NASpI è comunque necessario soddisfare gli altri requisiti contributivi e di anzianità previsti dalla legge.

    Quali sono le nuove regole per l'assenza ingiustificata?

    Una delle novità più rilevanti riguarda il concetto di "dimissioni tacite". Se un lavoratore si assenta senza giustificazione e, dopo aver ricevuto un invito formale dal datore di lavoro a riprendere servizio, non si presenta entro il termine stabilito, il suo comportamento viene interpretato come una volontà di dimettersi.

    In questo caso, il rapporto di lavoro si considera risolto per dimissioni del dipendente e non per licenziamento. La conseguenza principale è che, trattandosi di dimissioni volontarie, il lavoratore non avrà diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Cos'è il cosiddetto licenziamento silenzioso?

    Il "licenziamento silenzioso" non è una procedura legale, ma un comportamento a volte adottato dai datori di lavoro. Consiste nell'ignorare l'assenza del dipendente senza avviare alcuna procedura disciplinare formale.

    In pratica, l'azienda smette di pagare lo stipendio ma non formalizza la cessazione del rapporto. Questa situazione lascia il lavoratore in un limbo, poiché risulta ancora formalmente assunto ma senza retribuzione. Si tratta di una pratica illegittima che può essere contestata dal dipendente.

    Hai bisogno di chiarimenti sull'assenza ingiustificata e il licenziamento?

    Se la tua situazione specifica ti crea dubbi o desideri valutare come procedere per tutelare al meglio i tuoi diritti, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento dovute ad assenze non giustificate.

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