Se hai ricevuto una richiesta di restituzione di somme da parte dell'INPS, potresti sentirti confuso e preoccupato riguardo ai passi da compiere. È una situazione più comune di quanto si pensi e comprendere come agire è il primo passo per tutelare i propri diritti. In questo articolo troverai informazioni chiare su come affrontare la situazione, illustrando i passaggi da seguire, i termini da rispettare e una stima dei possibili costi.
Per affrontare la situazione con la dovuta serenità, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in ricorsi contro l'INPS per la restituzione di somme.
Cosa fare se l'INPS chiede indietro dei soldi?
La comunicazione con cui l'INPS richiede la restituzione di somme percepite è nota come "indebito INPS". Questo si verifica quando l'ente ritiene di aver erogato prestazioni non dovute, come pensioni, indennità di disoccupazione NASpI o assegni familiari, per un importo superiore a quello corretto.
La prima regola è non ignorare mai la richiesta. È fondamentale agire tempestivamente. Ecco i passaggi consigliati:
- Verificare la comunicazione: controlla attentamente l'avviso ricevuto. Assicurati di comprendere le motivazioni della richiesta, il periodo di riferimento e l'importo esatto contestato. Spesso, l'errore può essere dell'ente stesso.
- Valutare la legittimità: non tutte le richieste di restituzione sono legittime. La legge e diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito che se hai percepito le somme in buona fede - senza dolo o colpa grave - e l'errore è esclusivamente imputabile all'INPS, potresti non essere tenuto a restituire nulla.
- Presentare un ricorso amministrativo: il primo passo è contestare la richiesta attraverso un ricorso in via amministrativa, da presentare online tramite il portale INPS o tramite un patronato. In questa fase si espongono le proprie ragioni per cui si ritiene la richiesta illegittima.
- Procedere con un ricorso giudiziale: se il ricorso amministrativo viene respinto o l'INPS non risponde entro i termini previsti, l'unica strada percorribile è quella del ricorso giudiziale presso il Tribunale del Lavoro, con l'assistenza di un avvocato.
Quanto può costare un ricorso contro l'INPS?
I costi per opporsi a una richiesta dell'INPS variano a seconda della strada che si decide di percorrere. Il ricorso amministrativo, se gestito in autonomia, non ha costi vivi, ma presenta il rischio di commettere errori procedurali.
Per il ricorso giudiziale, invece, bisogna considerare diverse voci di spesa:
- Contributo unificato: è una tassa statale per l'iscrizione della causa a ruolo. L'importo varia in base al valore della controversia, ma per le cause di lavoro e previdenza sono previste delle esenzioni per chi ha un reddito imponibile inferiore a una certa soglia.
- Marca da bollo: un'imposta fissa di importo definito per legge.
- Compenso per l'avvocato: l'onorario del legale dipende dalla complessità del caso, dal valore dell'indebito contestato e dagli accordi presi.
È importante sapere che chi possiede determinati requisiti di reddito può avere accesso al patrocinio a spese dello Stato, che copre i costi legali.
Quali sono i termini di prescrizione per la restituzione delle somme?
I termini entro cui l'INPS può richiedere la restituzione delle somme non sono infiniti. La legge prevede dei limiti temporali precisi, superati i quali il diritto dell'ente si estingue per prescrizione.
Il termine di prescrizione ordinario per l'indebito previdenziale - come nel caso di una pensione erogata in eccesso - è di 10 anni.
Tuttavia, per i crediti relativi a contributi previdenziali e assistenziali non versati, il termine di prescrizione è più breve, pari a 5 anni.
Esistono numerose eccezioni e casi specifici che possono modificare questi termini, ad esempio in presenza di un comportamento doloso da parte del percepiente. Per questo motivo, la verifica dei termini di prescrizione è un'analisi complessa che richiede una valutazione attenta della singola situazione.
Chi deve restituire fino a 1000 euro in caso di errore dell'INPS?
La legge ha introdotto delle tutele per i cittadini che hanno percepito somme in buona fede a causa di un errore dell'ente. In particolare, per le prestazioni pensionistiche, la normativa prevede che somme fino a un certo importo, se l'errore è interamente attribuibile all'INPS e non vi è dolo da parte del pensionato, potrebbero non dover essere restituite.
La valutazione, però, non è automatica e dipende da molti fattori, come il tipo di prestazione ricevuta e le circostanze specifiche dell'errore. Ogni caso deve essere esaminato singolarmente per stabilire se si rientra nelle casistiche di non ripetibilità dell'indebito.
Hai ancora dubbi sul ricorso per una richiesta di restituzione INPS?
Qualora desiderassi valutare la tua specifica situazione per capire quali sono le reali possibilità di ottenere l'annullamento della richiesta dell'ente, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di indebito previdenziale e ricorsi contro l'INPS.