Affrontare una grave patologia è una sfida complessa, che porta con sé dubbi e preoccupazioni anche sul fronte lavorativo. Una delle domande più comuni riguarda il periodo di comporto, ovvero il limite massimo di assenze per malattia prima che il datore di lavoro possa procedere al licenziamento. In questo articolo, faremo chiarezza sulle regole che lo governano e sui casi in cui non si applica.
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Quanto tempo si può stare in malattia per una grave patologia?
La durata massima del periodo di assenza per malattia, noto come periodo di comporto, non è fissata da un'unica legge valida per tutti, ma viene stabilita dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL - di riferimento.
Questa durata può variare in modo significativo a seconda del settore, della qualifica del lavoratore e della sua anzianità di servizio.
Generalmente, i CCNL prevedono due tipologie di comporto:
- Comporto secco, che considera un singolo e ininterrotto periodo di malattia.
- Comporto per sommatoria, che calcola il totale dei giorni di assenza accumulati in un determinato arco temporale, di solito l'anno solare o gli ultimi due o tre anni.
Per le gravi patologie, molti contratti collettivi prevedono periodi di comporto più lunghi rispetto a quelli ordinari, proprio per tutelare il lavoratore in una condizione di maggiore vulnerabilità.
Quali patologie sono escluse dal calcolo del periodo di comporto?
Non tutte le assenze per malattia rientrano nel calcolo del periodo di comporto. La legge e i contratti collettivi prevedono specifiche esclusioni per tutelare i lavoratori affetti da determinate condizioni di salute.
Le assenze che solitamente non vengono conteggiate ai fini del superamento del comporto includono:
- Malattie che richiedono terapie salvavita, come la chemioterapia o l'emodialisi. L'assenza in questo caso è legata direttamente all'esecuzione della terapia.
- Patologie connesse a uno stato di invalidità già riconosciuto, se questa invalidità supera una certa percentuale stabilita dal CCNL di riferimento.
- Infortuni avvenuti sul luogo di lavoro o malattie professionali, la cui gestione e indennizzo sono di competenza dell'INAIL e non dell'INPS.
- Periodi di assenza dovuti a ricovero ospedaliero.
- Assenze per donazione di midollo osseo.
È fondamentale verificare sempre cosa prevede il proprio CCNL, poiché le casistiche di esclusione possono essere definite in modo più o meno ampio.
Come funziona il periodo di comporto per gravi patologie nel pubblico impiego?
Anche nel settore pubblico il periodo di comporto è regolato da specifiche normative e dai relativi CCNL di comparto - ad esempio Sanità, Funzioni Locali, Istruzione e Ricerca.
La regola generale per i dipendenti pubblici prevede un periodo di comporto di 18 mesi nell'arco di un triennio.
In presenza di gravi patologie che richiedono terapie invalidanti, il lavoratore ha diritto a un ulteriore periodo di 18 mesi di assenza, durante il quale non percepirà la retribuzione. Questa estensione permette di conservare il posto di lavoro per un totale di 36 mesi.
Anche in questo caso, le assenze per le giornate di ricovero ospedaliero o di day-hospital, così come quelle per sottoporsi a terapie salvavita, sono escluse dal calcolo del comporto.
Quando si azzera il periodo di comporto?
Il meccanismo di azzeramento del periodo di comporto dipende dalla tipologia prevista dal contratto collettivo.
Nel caso del comporto secco, il conteggio si azzera semplicemente alla fine dell'evento di malattia. Se un lavoratore rientra al lavoro, un'eventuale malattia successiva farà partire un nuovo conteggio.
Per il comporto per sommatoria, la questione è più complessa. Il calcolo si basa su un arco temporale mobile - ad esempio gli ultimi 365 giorni. In questo caso, il contatore non si azzera in una data fissa, ma si "liberano" i giorni di malattia man mano che escono dall'arco temporale di riferimento. Ad esempio, se il periodo di riferimento è l'anno solare, il conteggio si azzera il 1° gennaio di ogni anno.
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