Se hai subito un licenziamento che ritieni illegittimo, è probabile che tu ti stia interrogando sulla natura dell'indennità risarcitoria e, in particolare, sulla differenza tra l'importo lordo stabilito dal giudice e quello netto che effettivamente riceverai. In questo articolo troverai una guida chiara su come viene calcolata e tassata questa somma, per aiutarti a comprendere meglio i tuoi diritti.
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L'indennità risarcitoria è soggetta a tassazione?
Sì, l'indennità risarcitoria è generalmente soggetta a tassazione. Sebbene il giudice la liquidi quasi sempre al lordo delle ritenute fiscali, spetta poi al datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, applicare le trattenute previdenziali e fiscali previste dalla legge.
Di conseguenza, l'importo che il lavoratore riceve è il netto che risulta da questo calcolo.
Come viene calcolata e tassata l'indennità?
Il trattamento fiscale e contributivo dipende strettamente dalla natura dell'indennità riconosciuta. Le due principali casistiche sono le seguenti:
- Risarcimento con reintegrazione nel posto di lavoro: Questa somma, che copre il danno derivante dal mancato reddito nel periodo di estromissione, è considerata a tutti gli effetti reddito da lavoro dipendente. Ciò significa che è soggetta sia a contribuzione INPS sia a tassazione. Per le mensilità relative all'anno in corso si applica la tassazione ordinaria, mentre per quelle riferite ad anni precedenti si applica la tassazione separata.
- Indennità risarcitoria senza reintegrazione: È il caso, ad esempio, delle tutele previste dal contratto a tutele crescenti. Questa somma è esente dal versamento dei contributi previdenziali. Dal punto di vista fiscale, invece, è soggetta a tassazione separata, con un meccanismo simile a quello applicato al trattamento di fine rapporto — il TFR.
Il risarcimento danni da licenziamento fa reddito?
Sì, come visto nel punto precedente, l'indennità che ha natura di risarcimento per la mancata percezione di reddito — tipica dei casi di reintegra — viene assimilata al reddito da lavoro dipendente.
L'indennità che non prevede la reintegra, pur essendo tassata, non ha la stessa natura e infatti non è soggetta a contributi.
Qual è la differenza tra risarcimento e indennità?
Nel contesto del diritto del lavoro, anche se i termini possono sembrare simili, presentano una differenza sostanziale.
Il risarcimento ha lo scopo di ristorare un danno patrimoniale effettivo, come la perdita di stipendio dovuta a un licenziamento illegittimo.
L'indennità, invece, è una somma prestabilita dalla legge che serve a compensare il lavoratore per il pregiudizio subito a causa dell'atto illecito del datore di lavoro, a prescindere da una dimostrazione puntuale del danno economico.
Cosa significa "indennità risarcitoria 15 mensilità"?
Questa espressione si riferisce a un importo specifico dell'indennità, quantificato in un numero di mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento. Ad esempio, nel regime delle tutele crescenti, l'indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo è calcolata proprio in base a un certo numero di mensilità, che può variare a seconda dell'anzianità di servizio e di altri fattori.
Un'indennità di 15 mensilità significa quindi che l'importo lordo del risarcimento sarà pari a 15 volte l'ultima retribuzione lorda percepita.
Cosa si intende per aliunde perceptum?
L'aliunde perceptum rappresenta un elemento importante nel calcolo finale dell'indennità. Con questa espressione latina si fa riferimento a tutto ciò che il lavoratore ha guadagnato — o avrebbe potuto guadagnare con la dovuta diligenza — da un'altra occupazione nel periodo che va dal licenziamento alla sentenza.
Questo importo viene dedotto dall'indennità risarcitoria, riducendo la somma netta che il lavoratore andrà effettivamente a percepire.
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