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    Jobs act licenziamento: testo, tutele e indennità

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    Il Jobs act ha modificato profondamente le regole sui licenziamenti in Italia, introducendo il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Comprendere quali sono le nuove tutele e le indennità previste è fondamentale per chi si trova ad affrontare la fine di un rapporto di lavoro. In questa guida, faremo chiarezza sul testo di riferimento e sui tuoi diritti.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti disciplinati dal Jobs act.

    Cosa prevede il Jobs act in caso di licenziamento?

    Il Jobs act, introdotto con il Decreto Legislativo n. 23/2015, ha stabilito un nuovo regime di tutele per i lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, basato principalmente su un indennizzo economico anziché sul reintegro nel posto di lavoro.

    La tutela varia a seconda della gravità del vizio del licenziamento. Le casistiche principali sono:

    • Licenziamento nullo: Se il licenziamento è discriminatorio, ritorsivo, o nullo per altre cause previste dalla legge - come quello intimato durante il periodo di maternità - il lavoratore ha diritto al reintegro nel posto di lavoro e a un'indennità risarcitoria.
    • Licenziamento illegittimo: In caso di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo o oggettivo ritenuto illegittimo dal giudice, la tutela principale è un'indennità economica, il cui importo è crescente in base all'anzianità di servizio.
    • Vizi formali e procedurali: Se il licenziamento è viziato solo nella forma o nella procedura, è prevista un'indennità di importo inferiore.

    Come si calcola l'indennità di licenziamento prevista dal Jobs act?

    Per i casi di licenziamento illegittimo, l'indennità è calcolata in base all'anzianità di servizio del lavoratore.

    La regola generale prevede un'indennità pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio.

    A seguito delle modifiche introdotte dal Decreto Dignità, l'importo di questa indennità non può essere inferiore a sei mensilità e non può superare le trentasei mensilità.

    Esiste anche una procedura di conciliazione facoltativa, con cui il datore di lavoro può offrire una somma esentasse per chiudere la controversia ed evitare il contenzioso.

    Chi rientra nel campo di applicazione del Jobs act?

    La disciplina del contratto a tutele crescenti, e quindi le nuove regole sul licenziamento, si applica a specifiche categorie di lavoratori. In particolare, rientrano nel Jobs act:

    • I lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015.
    • I lavoratori il cui contratto a tempo determinato o di apprendistato sia stato trasformato in un contratto a tempo indeterminato dopo il 7 marzo 2015.
    • I lavoratori di aziende che, dopo il 7 marzo 2015, hanno superato la soglia dei quindici dipendenti.

    Cosa prevedeva l'articolo 18 prima del Jobs act?

    L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori rappresentava la principale tutela contro i licenziamenti illegittimi per i lavoratori assunti prima dell'entrata in vigore del Jobs act.

    Per le aziende con più di quindici dipendenti, la sanzione principale per un licenziamento dichiarato illegittimo era la reintegrazione del lavoratore nel proprio posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno subito. L'indennità sostitutiva era un'opzione secondaria, a scelta del lavoratore.

    Il Jobs act ha quindi abolito l'articolo 18?

    No, tecnicamente il Jobs act non ha abolito l'articolo 18. Ne ha limitato il campo di applicazione.

    La riforma ha introdotto un nuovo regime sanzionatorio per i nuovi assunti, affiancando e di fatto superando il vecchio sistema per una vasta platea di lavoratori, ma lasciando in vigore l'articolo 18 per coloro che non rientrano nella nuova disciplina.

    Per chi è ancora valido l'articolo 18?

    La tutela prevista dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori continua ad applicarsi a tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato assunti prima del 7 marzo 2015, purché impiegati in aziende che a quella data già superavano le soglie dimensionali previste dalla legge.

    Con il Jobs act è possibile la revoca del licenziamento e il reintegro?

    Sì, il reintegro nel posto di lavoro è ancora previsto dal Jobs act, ma è limitato a casistiche di eccezionale gravità. Queste includono:

    • Il licenziamento discriminatorio o ritorsivo.
    • Il licenziamento orale, cioè comunicato solo a voce.
    • Il licenziamento nullo per le altre cause previste dalla legge.
    • Il licenziamento disciplinare per il quale sia dimostrata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore.

    In questi casi, il giudice ordina al datore di lavoro di reintegrare il dipendente.

    Cos'è il Jobs act in parole semplici?

    Il Jobs act è una riforma del diritto del lavoro italiano, attuata principalmente attraverso il Decreto Legislativo n. 23 del 2015.

    Il suo scopo era rendere più flessibile il mercato del lavoro, introducendo il "contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti". La novità più discussa riguarda proprio i licenziamenti: per i nuovi assunti, la regola generale in caso di licenziamento illegittimo non è più il reintegro, ma un'indennità economica che cresce con l'anzianità di servizio.

    Hai ancora dubbi sul testo del Jobs act e il licenziamento?

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