Affrontare un licenziamento in un'azienda con più di 15 dipendenti può generare dubbi e preoccupazioni, data la complessità delle normative che regolano questa materia. Se ti trovi in questa situazione, in questo articolo troverai informazioni chiare sulla procedura da seguire e sulle tutele previste dalla legge, basate sulle differenze normative che caratterizzano queste realtà aziendali.
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Cosa cambia per il licenziamento quando un'azienda supera i 15 dipendenti?
Il superamento della soglia dei 15 dipendenti è un momento cruciale che modifica in modo significativo le tutele a disposizione del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo.
La normativa di riferimento è l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che storicamente ha previsto una protezione molto forte, ovvero il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.
Tuttavia, è fondamentale distinguere due scenari in base alla data di assunzione:
- Lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015: In caso di licenziamento illegittimo, godono della piena tutela dell'articolo 18, che prevede come regola generale la reintegrazione.
- Lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015: Rientrano nel regime del contratto a tutele crescenti, introdotto con il Jobs Act. Per loro, la reintegrazione è prevista solo in casi specifici e tassativi come il licenziamento discriminatorio, nullo o per un fatto materiale disciplinare che si rivela insussistente.
Negli altri casi di illegittimità, per i lavoratori assunti con contratto a tutele crescenti, la protezione è prevalentemente di tipo economico.
Qual è la procedura da seguire per un licenziamento individuale?
La procedura che l'azienda deve seguire varia a seconda della motivazione alla base del licenziamento.
Esistono due macro-categorie principali:
- Licenziamento per motivi disciplinari: Riguarda una condotta del lavoratore e può essere per giusta causa - se la mancanza è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno - o per giustificato motivo soggettivo - a seguito di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali. La procedura prevede una contestazione scritta dell'addebito, la concessione di un termine al lavoratore per presentare le proprie difese - di solito 5 giorni - e l'eventuale richiesta di un'audizione.
- Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: È legato a ragioni economiche e organizzative, come una riorganizzazione aziendale o la soppressione della posizione lavorativa. In questo caso, la legge impone un tentativo di conciliazione obbligatorio presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro prima che il licenziamento possa essere formalizzato.
Come funziona invece il licenziamento collettivo?
Il licenziamento collettivo è una procedura specifica che si attiva quando un'impresa con più di 15 dipendenti intende licenziare almeno 5 lavoratori nell'arco di 120 giorni.
Questa decisione deve essere motivata da una riduzione, trasformazione o cessazione di attività.
La procedura è molto rigorosa e prevede il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli uffici amministrativi competenti, con l'obiettivo di gestire l'impatto sociale della decisione e trovare, se possibile, soluzioni alternative.
Quali tutele e risarcimenti sono previsti in caso di licenziamento illegittimo?
Se un giudice dichiara il licenziamento illegittimo, le tutele variano notevolmente, soprattutto per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015.
Come accennato, per questi ultimi la reintegrazione è un'eccezione. La regola generale è un'indennità risarcitoria, il cui importo è calcolato in base all'anzianità di servizio.
Nello specifico:
- Il risarcimento è compreso tra 3 e 6 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio.
- L'importo totale non può in ogni caso superare le 36 mensilità.
- Sono previste soglie massime più elevate per i lavoratori con anzianità di servizio superiore ai 10 o 20 anni.
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