L'avvicinarsi dell'età pensionabile può generare dubbi e incertezze sul proprio futuro lavorativo, specialmente riguardo alla stabilità del posto di lavoro. Se ti stai chiedendo quali siano le regole in questo ambito, in questo articolo facciamo chiarezza su quando il licenziamento legato all'anzianità di servizio è considerato legittimo e quali sono le tutele previste dalla legge.
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Quando il datore di lavoro può licenziare per il raggiungimento dell'età pensionabile?
Nel nostro ordinamento, il licenziamento intimato unicamente sulla base dell'anzianità anagrafica o di servizio del dipendente è, di norma, illegittimo.
Esiste però un'eccezione precisa. L'azienda può licenziare un lavoratore senza l'obbligo di fornire una motivazione - una procedura nota come recesso ad nutum - solo al verificarsi di una condizione specifica: il raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria.
Attualmente, questi requisiti sono fissati a:
- 67 anni di età anagrafica
- 20 anni di anzianità contributiva
Anche in questo caso, il datore di lavoro è comunque tenuto a rispettare l'obbligo di preavviso, secondo i termini stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento.
E se maturo i requisiti per la pensione anticipata?
Aver maturato i requisiti per la pensione anticipata - ad esempio, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini o 41 anni e 10 mesi per le donne - non autorizza il datore di lavoro a procedere con il licenziamento.
In questa situazione, il rapporto di lavoro è pienamente tutelato. Un eventuale licenziamento potrà avvenire solo se fondato su una delle motivazioni valide previste dalla legge, esattamente come per qualsiasi altro dipendente.
Posso essere licenziato prima di raggiungere l'età per la pensione di vecchiaia?
Sì, ma non a causa dell'età o dell'anzianità di servizio. Prima che un lavoratore maturi il diritto alla pensione di vecchiaia, anche se ha superato i 60 anni, il licenziamento è legittimo solo se basato su motivazioni concrete e dimostrabili.
Le ragioni valide rientrano in tre categorie principali:
- Giusta causa: si verifica in presenza di mancanze talmente gravi da parte del lavoratore da non consentire la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto di lavoro.
- Giustificato motivo soggettivo: legato a un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del dipendente, ma meno grave della giusta causa.
- Giustificato motivo oggettivo: dovuto a ragioni di natura economica, produttiva o organizzativa che riguardano l'attività dell'azienda, come una crisi o una riorganizzazione.
Sono obbligato ad andare in pensione a 67 anni?
No, il lavoratore che ha raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia ha la facoltà di scegliere di proseguire la sua attività lavorativa.
Tuttavia, in assenza di specifici accordi aziendali che prevedano diversamente, il datore di lavoro ha a sua volta il diritto di risolvere il rapporto di lavoro. Generalmente, l'età massima per la prosecuzione del rapporto si attesta intorno ai 71 anni.
Cosa si intende per anzianità di servizio?
L'anzianità di servizio è semplicemente il periodo di tempo, calcolato in anni, mesi e giorni, che un lavoratore ha trascorso alle dipendenze dello stesso datore di lavoro.
Questa misura è importante perché serve come base per il calcolo di diversi istituti contrattuali, come gli scatti di anzianità, le ferie, il periodo di preavviso in caso di dimissioni o licenziamento e il Trattamento di Fine Rapporto - TFR.
Un contratto a tempo indeterminato protegge dal licenziamento?
Un contratto a tempo indeterminato offre stabilità, ma non rappresenta una protezione assoluta contro il licenziamento.
Significa che il datore di lavoro non può interrompere il rapporto senza una valida ragione. Come abbiamo visto, per procedere a un licenziamento legittimo devono sempre sussistere una giusta causa o un giustificato motivo, sia esso soggettivo oppure oggettivo.
Hai ancora dubbi sul licenziamento per anzianità di servizio?
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