Dopo il congedo di maternità obbligatoria, il datore di lavoro può licenziare una colf o una badante. Se il licenziamento avviene entro 31 giorni dal rientro, però, il preavviso che ti spetta è raddoppiato.
Per capire come muoverti ed evitare errori, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra e parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti nel lavoro domestico.
Quando si può licenziare una colf dopo la maternità?
Il datore di lavoro può licenziarti solo una volta terminato il tuo periodo di congedo di maternità obbligatoria. Durante la gravidanza e il congedo, invece, il licenziamento è vietato dal contratto collettivo nazionale.
La protezione contro il licenziamento inizia dal primo giorno della gravidanza e dura per tutto il congedo obbligatorio, che di solito è di 5 mesi. Una volta che questo periodo è concluso e tu rientri al lavoro, il rapporto di lavoro torna ad avere le regole normali e il datore di lavoro può decidere di interromperlo, rispettando però delle condizioni precise.
Il divieto di licenziamento fino a 1 anno del bambino vale anche per le colf?
No, la regola generale che vieta il licenziamento della lavoratrice fino al compimento di un anno di età del bambino non si applica al lavoro domestico. Questa è una delle principali differenze rispetto alla maggior parte degli altri rapporti di lavoro dipendente.
La legge che stabilisce le tutele per la maternità, infatti, esclude le lavoratrici domestiche da questo divieto specifico. La protezione per colf e badanti è quella prevista dal contratto collettivo, che limita il divieto di licenziamento al solo periodo di gravidanza e di congedo obbligatorio.
Come funziona il preavviso di licenziamento raddoppiato?
Se ricevi la lettera di licenziamento entro 31 giorni dalla fine del congedo di maternità, i normali termini di preavviso sono raddoppiati. In alternativa, il datore di lavoro deve pagarti un'indennità sostitutiva di importo doppio, cioè una somma pari alla retribuzione che avresti ricevuto lavorando durante il preavviso raddoppiato.
I termini di preavviso dipendono dalle ore di lavoro settimanali e dalla tua anzianità di servizio, come riassunto qui:
| Ore di lavoro settimanali | Anzianità di servizio | Preavviso normale | Preavviso raddoppiato |
|---|---|---|---|
| Più di 24 ore | Fino a 5 anni | 15 giorni | 30 giorni |
| Più di 24 ore | Oltre 5 anni | 30 giorni | 60 giorni |
| Fino a 24 ore | Fino a 2 anni | 8 giorni | 16 giorni |
| Fino a 24 ore | Oltre 2 anni | 15 giorni | 30 giorni |
Si può licenziare una colf durante la maternità?
Il licenziamento durante la gravidanza o il congedo di maternità è possibile solo in casi eccezionali e molto gravi. Non è permesso per motivi legati alla maternità stessa.
Le uniche eccezioni previste sono:
- Licenziamento per giusta causa, se hai commesso una mancanza talmente grave da non permettere la prosecuzione del rapporto neanche per un giorno.
- Decesso del datore di lavoro, che rende impossibile continuare il lavoro.
- Scadenza di un contratto a tempo determinato, che si conclude naturalmente anche se sei in maternità.
Spetta la NASpI in caso di licenziamento dopo la maternità?
Sì, se vieni licenziata dopo la maternità hai diritto all'indennità di disoccupazione NASpI, a condizione di avere i requisiti contributivi necessari. Il licenziamento, infatti, è una perdita involontaria del lavoro che dà accesso alla prestazione.
Per ricevere la NASpI devi presentare domanda all'INPS. I requisiti principali sono aver versato contributi per almeno 13 settimane nei quattro anni precedenti l'inizio della disoccupazione.
Cosa succede in pratica
Immaginiamo il caso di Anna, una colf assunta a tempo indeterminato da 3 anni che lavora per 30 ore a settimana.
Il suo congedo di maternità termina il 31 agosto. Il 10 settembre, il suo datore di lavoro le comunica il licenziamento.
Vediamo cosa le spetta:
- Il licenziamento è avvenuto il 10 settembre, cioè entro 31 giorni dal rientro, quindi Anna ha diritto al preavviso raddoppiato.
- Con un'anzianità di 3 anni e un orario di 30 ore settimanali, il suo preavviso normale sarebbe di 15 giorni.
- Il preavviso che le spetta è di 30 giorni di calendario.
Il datore di lavoro può scegliere se farla lavorare per questi 30 giorni oppure se interrompere subito il rapporto pagandole l'indennità sostitutiva del preavviso, che corrisponde alla retribuzione di 30 giorni.
Una volta terminato il preavviso, Anna potrà presentare la domanda di NASpI all'INPS.
Fonti: D.lgs. 151/2001 · Codice civile · D.lgs. 22/2015 · CNEL
Parla con un avvocato del lavoro.




- Risposta in un minuto
- Prima chiamata gratuita
- Costo chiaro fin dall’inizio