Affrontare un licenziamento collettivo può essere un momento di grande incertezza, soprattutto dal punto di vista economico. Sapere cosa spetta di diritto e quali sono le reali possibilità di ottenere una buonuscita è il primo passo per tutelarsi. In questo articolo, vedremo a quante mensilità si può avere diritto e quali sono gli altri elementi da considerare.
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Cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento collettivo?
Quando un lavoratore viene coinvolto in una procedura di licenziamento collettivo, ha diritto a una serie di tutele economiche. È importante distinguere tra ciò che è sempre dovuto per legge e ciò che invece viene negoziato in sede sindacale.
In generale, al lavoratore spettano:
- Trattamento di Fine Rapporto - TFR: Questa è una somma che spetta sempre e comunque al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro, a prescindere dalla causa.
- Indennità di disoccupazione - NASpI: Previa domanda all'INPS e in presenza dei requisiti richiesti, il lavoratore ha diritto a percepire l'indennità di disoccupazione.
- Incentivo all’esodo o buonuscita: Si tratta di un pacchetto economico aggiuntivo, non obbligatorio per legge, che viene definito tramite un accordo collettivo tra l'azienda e le organizzazioni sindacali per incentivare i lavoratori ad accettare la risoluzione del rapporto.
Quante mensilità si ricevono come buonuscita?
L'importo della buonuscita, o incentivo all'esodo, non è fissato da una legge ma è il risultato della contrattazione tra azienda e sindacati.
L'ammontare varia in base a diversi fattori, come la forza contrattuale delle parti, la situazione economica dell'azienda e l'anzianità di servizio del lavoratore.
Generalmente, gli accordi collettivi prevedono incentivi che vanno dalle 15-16 mensilità dell'ultima retribuzione lorda di riferimento fino a superare le 20 mensilità nei casi di grandi aziende o di accordi particolarmente favorevoli.
Qual è il risarcimento in caso di licenziamento collettivo illegittimo?
È fondamentale non confondere la buonuscita, che è un accordo volontario, con il risarcimento per licenziamento illegittimo.
Se la procedura di licenziamento collettivo non rispetta le norme di legge - per esempio per violazione dei criteri di scelta dei lavoratori - il licenziamento può essere impugnato davanti a un giudice.
In caso di accertata illegittimità, il lavoratore ha diritto a un'indennità risarcitoria che, secondo le normative vigenti, può arrivare a un minimo di 2 mensilità per ogni anno di servizio.
Cosa comporta il licenziamento collettivo?
Il licenziamento collettivo è una procedura che un'azienda con più di 15 dipendenti può avviare per ridurre il personale a causa di una crisi, una riorganizzazione aziendale o la cessazione dell'attività.
A differenza del licenziamento individuale, non riguarda il comportamento di un singolo lavoratore, ma una decisione aziendale che coinvolge un numero minimo di 5 dipendenti nell'arco di 120 giorni.
Qual è la procedura per un licenziamento collettivo?
La procedura è complessa e regolata da norme precise per proteggere i lavoratori. I passaggi principali sono:
- Comunicazione: L'azienda comunica l'intenzione di avviare la procedura ai sindacati e alle istituzioni competenti.
- Esame congiunto: Inizia una fase di consultazione sindacale, della durata massima di 45 giorni, per cercare soluzioni alternative ai licenziamenti, come contratti di solidarietà o ricollocazione del personale.
- Accordo o mancato accordo: Se si raggiunge un accordo, questo definisce i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare e l'eventuale incentivo all'esodo. In caso di mancato accordo, l'azienda può procedere con i licenziamenti seguendo i criteri di legge - carichi di famiglia, anzianità e esigenze tecnico-produttive.
Qual è il diritto di precedenza per i lavoratori licenziati?
Il lavoratore licenziato nell'ambito di una procedura collettiva ha un diritto di precedenza.
Questo significa che, nei sei mesi successivi al licenziamento, se l'azienda decide di assumere personale con la stessa qualifica, deve obbligatoriamente offrire il posto prima ai lavoratori che aveva licenziato.
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