Licenziamento collettivo: procedura, criteri e risarcimento

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    Il licenziamento collettivo si verifica quando un'azienda con più di 15 dipendenti, per motivi economici o di riorganizzazione, decide di licenziare almeno 5 lavoratori nell'arco di 120 giorni. La procedura è regolata da precise norme e accordi sindacali per tutelare i lavoratori coinvolti.

    Per affrontare questa situazione con la giusta preparazione e senza commettere errori, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti collettivi.

    Quando un licenziamento è collettivo?

    Un licenziamento è definito collettivo quando rispetta precise condizioni numeriche, temporali e dimensionali dell'azienda. Non si tratta di una scelta del datore di lavoro, ma di un obbligo di legge quando si superano determinate soglie.

    Per rientrare in questa casistica, devono verificarsi tutte le seguenti condizioni:

    • l'azienda deve avere più di 15 dipendenti, calcolati come media negli ultimi sei mesi;
    • il datore di lavoro deve voler licenziare almeno 5 persone;
    • i licenziamenti devono avvenire entro un arco di 120 giorni;
    • i licenziamenti devono riguardare una singola unità produttiva o più unità produttive nella stessa provincia;
    • il motivo deve essere una riduzione, una trasformazione o la cessazione dell'attività aziendale.

    Se anche solo una di queste condizioni non è rispettata, non si tratta di un licenziamento collettivo ma di licenziamenti individuali plurimi.

    Come funziona la procedura di licenziamento collettivo?

    La procedura serve a trovare un accordo con i sindacati per ridurre l'impatto sociale dei licenziamenti. L'azienda non può licenziare i lavoratori prima di aver completato tutti i passaggi previsti.

    La procedura si svolge in diverse fasi:

    1. Comunicazione preventiva: l'azienda invia una comunicazione scritta alle rappresentanze sindacali aziendali - RSA o RSU - e alle associazioni di categoria, spiegando i motivi, il numero e i profili dei lavoratori in esubero.
    2. Esame congiunto: entro 7 giorni, i sindacati possono chiedere un incontro per esaminare la situazione e cercare soluzioni alternative, come contratti di solidarietà o ricollocazione del personale. Questa fase dura al massimo 45 giorni.
    3. Fase amministrativa: se non si raggiunge un accordo con i sindacati, la discussione prosegue presso l'ufficio regionale competente o il Ministero del Lavoro. Questa fase dura al massimo 30 giorni.
    4. Comunicazione dei licenziamenti: solo al termine della procedura, con o senza accordo, l'azienda può inviare le lettere di licenziamento ai singoli lavoratori, rispettando il preavviso.

    Quanto dura la procedura?

    La procedura di consultazione con i sindacati e le istituzioni può durare fino a 75 giorni. I tempi si riducono se il numero di lavoratori da licenziare è inferiore a 10.

    FaseDurata massima
    Esame congiunto con i sindacati45 giorni
    Esame in sede amministrativa30 giorni
    Totale75 giorni

    Se i lavoratori coinvolti sono meno di 10, i termini indicati sono ridotti della metà.

    Con quali criteri vengono scelti i lavoratori da licenziare?

    I lavoratori da licenziare sono scelti in base a criteri definiti dall'accordo con i sindacati o, in sua assenza, dalla legge. L'obiettivo è proteggere i lavoratori socialmente più deboli e garantire una scelta oggettiva.

    Ci sono due scenari possibili:

    • Se si raggiunge un accordo sindacale: i criteri di scelta sono stabiliti nell'accordo stesso. Spesso si privilegiano criteri come la volontarietà o la vicinanza alla pensione.
    • Se non si raggiunge un accordo: l'azienda deve applicare i criteri previsti dalla legge, valutandoli nel loro complesso per ogni lavoratore. Questi criteri sono:
      • i carichi di famiglia;
      • l'anzianità di servizio;
      • le esigenze tecnico-produttive e organizzative.

    Cosa succede se la procedura o i criteri di scelta non vengono rispettati?

    Se il licenziamento avviene senza rispettare la procedura o i criteri di scelta, è illegittimo. In questo caso hai diritto a un risarcimento economico o, in alcuni casi, alla reintegrazione nel posto di lavoro.

    Le conseguenze per l'azienda cambiano a seconda del tipo di violazione e della tua data di assunzione.

    • Violazione della procedura: se l'azienda non segue i passaggi di comunicazione e consultazione con i sindacati, hai diritto a un'indennità risarcitoria. Per gli assunti dopo il 6 marzo 2015, questa indennità è compresa tra 6 e 36 mensilità dell'ultima retribuzione.
    • Violazione dei criteri di scelta: se l'azienda applica i criteri in modo scorretto, il licenziamento è annullabile. Per gli assunti prima del 7 marzo 2015 questo può portare alla reintegrazione nel posto di lavoro. Per gli assunti dopo, è previsto un risarcimento economico.
    • Licenziamento in forma orale: se il licenziamento non ti viene comunicato per iscritto, è nullo e hai sempre diritto alla reintegrazione.

    Per contestare il licenziamento, devi impugnarlo per iscritto entro 60 giorni da quando ricevi la comunicazione.

    Si ha diritto alla NASpI dopo un licenziamento collettivo?

    Sì, il licenziamento collettivo dà diritto all'indennità di disoccupazione NASpI. Il motivo è che si tratta di una perdita involontaria del posto di lavoro, uno dei requisiti fondamentali per accedere alla NASpI.

    Per ottenere l'indennità devi presentare la domanda all'INPS, online o tramite un patronato, entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro.

    Che differenza c'è con il licenziamento individuale plurimo?

    La differenza sta nel rispetto della procedura sindacale obbligatoria. Il licenziamento collettivo è una procedura specifica che si attiva al superamento di certe soglie, mentre il licenziamento individuale plurimo riguarda più licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo.

    In pratica, se un'azienda con più di 15 dipendenti licenzia 4 persone in 120 giorni per crisi aziendale, si tratta di licenziamenti individuali plurimi. Se ne licenzia 5, scatta l'obbligo della procedura di licenziamento collettivo.

    Cosa succede in pratica

    Anna lavora da 12 anni in un'azienda con 50 dipendenti. A causa di una crisi, l'azienda avvia una procedura di licenziamento collettivo per 8 persone.

    L'azienda avvia la procedura, ma dopo 75 giorni non viene raggiunto un accordo con i sindacati. L'azienda deve quindi procedere applicando i criteri di legge: carichi di famiglia, anzianità ed esigenze tecnico-produttive.

    Anna ha un figlio a carico e 12 anni di anzianità. Un suo collega, Marco, non ha figli a carico e lavora in azienda da 5 anni. A parità di mansioni, secondo i criteri di legge, la posizione di Anna dovrebbe essere più tutelata. L'azienda, invece, comunica il licenziamento ad Anna.

    Il licenziamento di Anna è illegittimo per violazione dei criteri di scelta. Anna deve impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione. Se è stata assunta dopo il 6 marzo 2015, un giudice potrebbe riconoscerle un risarcimento economico. Questo risarcimento è calcolato sulla base dell'anzianità, con due mensilità per ogni anno di servizio. Nel caso di Anna, il risarcimento potrebbe essere pari a 24 mensilità della sua ultima retribuzione.

    Hai dubbi sul tuo licenziamento collettivo?

    Se la tua situazione è complessa o non hai la certezza che i tuoi diritti siano stati rispettati, può essere utile un parere esperto. Se desideri valutare il tuo caso specifico, puoi cliccare il bottone che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti collettivi.

    Fonti: Legge 223/1991 · D.lgs. 23/2015 · Legge 300/1970 · Legge 604/1966 · D.lgs. 22/2015

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