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    Licenziamento consensuale: quando spetta la NASpI?

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    Se stai valutando di interrompere il tuo rapporto di lavoro attraverso un accordo con il tuo datore, è probabile che tu abbia molti dubbi. In questo articolo troverai una guida chiara sulla risoluzione consensuale, con un focus specifico su un punto fondamentale: quando si ha diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Per affrontare questo percorso con la massima certezza e senza commettere errori, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi di risoluzione del rapporto di lavoro.

    Che differenza c'è tra licenziamento, dimissioni e risoluzione consensuale?

    Prima di tutto, è importante fare chiarezza. Anche se a volte si parla genericamente di "licenziamento consensuale", i termini corretti indicano situazioni molto diverse:

    • Il licenziamento è una decisione unilaterale del datore di lavoro di interrompere il rapporto.
    • Le dimissioni volontarie sono una decisione unilaterale del dipendente di lasciare il lavoro.
    • La risoluzione consensuale è un accordo con cui datore di lavoro e dipendente decidono, di comune accordo, di porre fine al rapporto di lavoro.

    È una scelta paritetica, che richiede il consenso e la firma di entrambe le parti per essere valida.

    Come funziona un licenziamento concordato?

    La risoluzione consensuale, o licenziamento concordato, si basa su alcuni principi chiave.

    L'accordo viene formalizzato per iscritto e definisce i termini della separazione. Spesso include un incentivo economico per il lavoratore, comunemente chiamato incentivo all'esodo o buonuscita.

    Salvo diversi patti inseriti nel documento, il rapporto di lavoro può cessare immediatamente, senza l'obbligo di rispettare un periodo di preavviso.

    Infine, la legge tutela il lavoratore. Entro 7 giorni dalla trasmissione telematica dell'accordo, il dipendente ha il diritto di ripensarci e di revocare il proprio consenso, utilizzando le stesse modalità telematiche.

    Come si fa la risoluzione consensuale?

    Un accordo verbale o una semplice scrittura privata non sono sufficienti. Per essere valida, la risoluzione consensuale deve seguire una procedura telematica obbligatoria, che ne garantisce l'autenticità.

    Il lavoratore ha due possibilità per portarla a termine:

    • In autonomia, accedendo con SPID o CIE al portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e compilando l'apposito modulo online.
    • Tramite un intermediario abilitato, rivolgendosi gratuitamente a un patronato, a un'organizzazione sindacale, a un consulente del lavoro oppure presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.

    Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?

    Questa è la domanda più importante. A differenza delle dimissioni volontarie, che non danno diritto alla disoccupazione, la risoluzione consensuale può permettere l'accesso alla NASpI, ma solo a condizioni ben precise.

    L'indennità di disoccupazione spetta esclusivamente quando l'accordo di risoluzione viene raggiunto all'interno di un percorso di conciliazione protetto, come previsto dalla legge.

    I casi specifici sono i seguenti:

    • L'accordo viene raggiunto nell'ambito di una procedura di conciliazione tenuta presso la Direzione Territoriale del Lavoro, l'ex Ispettorato.
    • L'accordo viene formalizzato attraverso una conciliazione in sede sindacale.

    Una risoluzione consensuale stipulata direttamente tra lavoratore e azienda, senza l'intervento di queste sedi protette, non dà diritto a ricevere l'indennità NASpI.

    Come funziona la buonuscita in una risoluzione consensuale?

    La buonuscita, o incentivo all'esodo, non è un elemento obbligatorio per legge, ma è una parte fondamentale della negoziazione tra le parti.

    Rappresenta la somma di denaro che il datore di lavoro si impegna a versare al dipendente come contropartita per la sua accettazione a interrompere il rapporto di lavoro. L'importo e le modalità di pagamento vengono liberamente concordati e messi per iscritto nell'accordo di risoluzione.

    Cosa comporta per il datore di lavoro la risoluzione consensuale?

    Per il datore di lavoro, la risoluzione consensuale rappresenta un modo per gestire la fine di un rapporto di lavoro in maniera controllata, evitando i rischi e i costi di un potenziale contenzioso legale derivante da un licenziamento.

    A fronte del pagamento dell'incentivo all'esodo, l'azienda ottiene la certezza della chiusura del rapporto senza strascichi futuri. Inoltre, a differenza di un licenziamento, il contesto contributivo può variare, poiché si tratta di un accordo e non di un atto unilaterale che fa scattare in automatico il cosiddetto "ticket di licenziamento".

    Hai ancora dubbi sul licenziamento consensuale?

    Qualora desiderassi valutare la tua situazione specifica o avessi bisogno di un supporto per gestire l'accordo e le sue implicazioni, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

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